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Intervento. Bene le grandi opere del Piano Italiaveloce ma servono certezze per il resto del mercato

Photo credit: Il Tirreno

(come riportato da Edilizia e Territorio)

Edoardo Bianchi* e Antonio Ciucci**

Molte gare promosse negli ultimi 18 mesi non sono state aggiudicate: serve un provvedimento che obblighi gli enti appaltanti a concludere le procedure in termini perentori

Di recente sono tornate di stretta attualità le dissertazioni sulle risorse disponibili e sulle regole da applicare per consentire il riavvio del Paese anche alla luce dello oramai prossimo Dl Semplificazioni.
Quanto al capitolo risorse, rammentiamo unicamente che dal 2016, con il dlgs 93/2016, il Bilancio dello Stato è per cassa: le amministrazioni centrali dello Stato possono assumere impegni nei limiti dell’intera somma indicata dalle leggi ed i pagamenti devono comunque essere contenuti nei limiti delle autorizzazioni annuali previste nel Bilancio.

Quanto al capitolo regole, in attesa di avere una bozza di un testo su cui ragionare, negli ultimi giorni non abbiamo potuto non notare alcuni passaggi sul riordino del settore dei Lavori Pubblici che destano perplessità. Ci sembrano ricette superate, nate già vecchie ed obsolete.

Sembrerebbe registrarsi un favor generalizzato sulla opportunità che il Codice 50 venga sostituito dalla mera e semplice applicazione delle Direttive Europee.
Intendiamoci, è un dato di fatto incontrovertibile che il Codice 50 ha fallito la sua missione non fosse altro perché dopo 4 anni dalla nascita meno del 30% delle sue previsioni hanno trovato attuazione.
Giova però ricordare come il Codice 50 era (è) il figlio del recepimento delle direttive europee 23/24/25 del 2014.
Cosa significa quindi abolire il Codice 50 ed applicare le direttive europee vigenti (appunto la 23/24/25) che nel Codice 50 hanno già trovato la loro attuazione?

Anche nel “documento Colao” (scheda 22) le Direttive Europee dovrebbero essere integrate per le sole porzioni in cui esse non siano auto applicative (cioè ove rinviano alla recezione nazionale singoli aspetti disseminati nella normativa).
Oltre alle Direttive servirebbe quindi un ulteriore documento per prevedere tutti gli spazi lasciati vuoti laddove non vi sia una portata self executive delle Direttive.
Quanto tempo, quando e chi provvederà alla redazione, per intenderci, di questo documento 2? Siamo certi che trattasi di semplificazione?

Non solo. Il “documento Colao” introduce un nuovo concetto devastante, suddivide di fatto il mercato non più tra sopra/sotto soglia bensì tra infrastrutture strategiche ed infrastrutture non strategiche.
Solo le prime sembrerebbero ricevere le attenzioni di priorità in termini di riforme finalizzate al rilancio mentre le seconde, la stragrande maggioranza, sembrerebbero rimanere nella confusione ed incertezza attuale. Inaccettabile per Ance.

Anche il ministro De Micheli in una recente intervista, sotto una altra prospettazione, sembra accedere a questa divisione del mercato in 2 segmenti.
Nella presentazione del “Piano Italiaveloce” vengono affrontati i temi, condivisibilissimi, della mobilità ad alta velocità e di quella urbana su ferro; vengono contemplate, in un arco temporale di 15 anni, un centinaio di opere per circa 200 miliardi di euro di investimenti.
In tutte e due le proposte vengono affrontate le problematiche (regole – risorse) connesse a una fascia di mercato di altissimo livello; sono opere che servono e quindi ben vengano.

Ma del resto del mercato sia per quanto riguarda le regole che le risorse è possibile conoscere le idee del Governo ?
Ci torna alla mente un deja vu di qualche anno or sono come delineato dalla Legge Obiettivo; il principio di base poteva anche essere condiviso ma la applicazione pratica non ha certo dato gli esiti auspicati: tra le disfunzioni di quella stagione ne ricordiamo, ad esempio, almeno due:
– tutto, non solo i progetti straordinari, nel breve è diventata materia di competenza della legge obiettivo;
– forse nessun progetto ha rispettato la previsione che la leva finanziaria doveva essere messa a disposizione dal privato per far decollare la iniziativa.
Assistiamo a una pericolosa coincidenza, anche a livello di tempistiche, che non vorremmo intendesse relegare le imprese dell’Ance al solo mercato del subappalto o della sostituzione di caldaie ed infissi.
È necessario porre gli enti locali in grado di ripartire, favorendo la realizzazione di lavori di messa in sicurezza del patrimonio esistente con opere di manutenzione ordinaria e straordinaria.
In tal senso avevamo proposto un “Piano Italia” che metteva assieme le coperture presenti nelle ultime 3 leggi di bilancio 2018/19/20 pari a circa 39 miliardi a favore di Comuni e Province anche con l’intervento di Cdp.

Non comprendiamo le ragioni che hanno portato all’annullamento, dopo l’esame del Dl “Rilancio” da parte del Consiglio dei Ministri, di una prima tranche di 4 miliardi da destinare agli enti locali.
A maggiore ragione alla luce di quale potrà essere nel secondo semestre di questo anno, la effettiva spesa per investimenti degli enti locali a fronte delle rilevanti minori entrate registrate a causa della pandemia.
Quanto agli enti locali da una parte dobbiamo consentire loro di avere risorse certe su cui fare affidamento nonché di poter recuperare le professionalità andate perdute, al contempo dobbiamo sottolineare come non sia accettabile oltre il lockdown in cui ancora oggi si caratterizzano.

Qualifichiamo ed accorpiamo le stazioni appaltanti e mettiamo in condizione la Pa di poter lavorare con serenità ragionando sul come disinnescare il timore della contestazione dell’abuso d’ufficio e della responsabilità erariale.
I dati Istat ci dimostrano che nel periodo 2012/2017 a fronte di 38.234 contestazioni di abuso di ufficio si sono avute 316 condanne, meno dell’1 per cento.

Rappresentiamo storie e professionalità che negli ultimi 70 anni non solo hanno ricostruito il Paese, non solo hanno realizzato importanti opere all’estero, e che sono pronte, benché stremate, alle nuove sfide post covid.
In linea con la storia di Ance continuiamo a presentare progetti e elaborare proposte.
Tutti sono proiettati ad ipotizzare quale potrà essere, nel futuro breve, la maniera migliore per fare atterrare le risorse senza troppo concedere al rispetto delle regole e della concorrenza.

Ance ha da tempo avanzato una risposta semplice e nel massimo rispetto della norma ordinaria.
Le stazioni appaltanti sia centrali (Anas) che periferiche (enti locali) hanno un gran numero di gare per centinaia di milioni di euro per le quali negli ultimi 12/18 mesi hanno bandito ordinarie procedure concorsuali pubblicate in gazzetta.
Ebbene per queste gare sono state presentate offerte ma le relative aggiudicazioni latitano, è tutto fermo già in epoca ante covid.
È un lusso che non ci potevamo permettere già prima, ma che adesso rappresenta un vero e proprio schiaffo alla ripartenza del Paese ed a tutti i lavoratori in cassa integrazione ed alle imprese sull’orlo del precipizio.

Perché non si adotta un provvedimento che obblighi queste stazioni appaltanti a concludere ed aggiudicare quelle procedure di gara in termini perentori, ad esempio entro 30 giorni ?
Perché rinnoviamo il malvezzo italico di parlare sempre di regole del futuro quando applicando quelle esistenti, peraltro senza nessuna scorciatoia, senza costi aggiuntivi ed in massima trasparenza, potremmo dare lavoro vero da domani mattina?

Non possiamo attendere oltre, è finito il tempo del situazionismo e della fantasia semantica, serve un terribile sforzo conoscitivo che coniughi concretamente le esigenze quotidiane della vita di tutti i giorni con una ripartenza effettiva del Paese.

*Vicepresidente lavori pubblici Ance
** Vicepresidente lavori pubblici Acer