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Energia: La ripresa post Covid punta sulle rinnovabili

(come riportato da Sabino Cirulli su Le Strade dell’Informazione)

Con il Green Recovery Plan si avrebbe un boom dell’occupazione: circa 9 milioni di posti di lavoro all’anno nei prossimi tre anni

Non c’è più spazio per lo sviluppo di progetti energetici a carbone, a maggior ragione in questa fase di rilancio delle economie post Covid-19.

Questo il filo emerso durante l’ultimo Clean Energy Transitions Summit, l’incontro promosso dall’IEA (Agenzia Internazionale per l’Energia) che coinvolge 40 paesi che coprono l’80% del consumo energetico e delle emissioni di gas serra.

Un punto di vista ribadito fermamente anche da Antonio Gutierres, segretario generale delle Nazioni Unite per cui siamo davanti ad una grande opportunità, quella di promuovere in maniera definitiva le energie rinnovabili ed abbandonare le fonti inquinanti. Questa linea è condivisa anche da paesi che sino ad ora non avevano approfondito ricerche in tale direzione, basti pensare alla Cina che ha dichiarato pubblicamente di impegnarsi con grandi sforzi per sviluppare energie pulite, dal solare all’eolico.

Allo stato attuale però vi è un contrasto, infatti le economie emergenti sostengono che il carbone è necessario allo sviluppo. Studi di Global Energy Monitor, rivelano in tal senso che il gigante asiatico ha in cantiere un piano di sviluppo di quasi 250 gigawatt di energia alimentata a carbone, una quantità superiore all’intera capacità degli USA. Anche altri paesi di quell’area come Vietnam e Indonesia, stanno spingendo sul fossile.

Il summit si presenta come un step intermedio in vista della COP 26, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, organizzata dall’Italia in partnership con la Gran Bretagna che, a causa della pandemia, dovrebbe tenersi a novembre 2021.

L’IEA ha approfittato di questo slittamento per strutturare meglio un piano di ripresa energetica per il periodo 2021-2023. Nel suo ultimo rapporto, l’agenzia valuta le misure di ripresa post crisi dei vari governi pari a circa 9 trilioni di dollari auspicando che parte di questo budget venga impiegato per un “Green Recovery Plan” che oltre a stimolare crescita economica e aumentare la sostenibilità, fungerebbe da volano per l’occupazione.

Se si attuasse, l’IEA stima che che le emissioni annuali di CO2 relative all’energia sarebbero quasi 3,5 giga tonnellate inferiori di quanto sarebbero state altrimenti, e le emissioni di metano verrebbero ridotte di 0,8 Gt CO2-eq” (giga-tonnellate di CO2 equivalenti). Inoltre questo piano incrementerebbe l’efficienza energetica ed edilizia, la ristrutturazione, aspetti fino ad ora sottovalutati, cui via ad aggiungersi anche la gestione e creazione di reti di energia elettrica rinnovabile, specie per eolico e solare.

L’IEA afferma inoltre che con tali provvedimenti circa 420 milioni di persone avrebbero accesso a metodi di cucina pulita nei paesi a basso reddito e quasi 270 milioni di persone usufruirebbero dell’elettricità”. E, da non sottovalutare, a livello mondiale, si avrebbe un boom dell’occupazione con circa 9 milioni di posti di lavoro all’anno nei prossimi tre anni.

Secondo le stime dell’IEA, il costo, o meglio, l’investimento globale complessivo di questo piano 2021-2023 sarebbe di circa 1 trilione di dollari all’anno nei prossimi tre anni, cioè “lo 0,7% del PIL globale”. Stima che più o meno conferma l’ordine di grandezza dell’IPCC del 2018, per cui servirebbe il 2.5% del PIL globale per decarbonizzare l’economia nei prossimi circa vent’anni.

Certo, la strada è ancora tutta in salita, perché se è vero che ci sono paesi come la Gran Bretagna che preme nella direzione della sostenibilità, ve ne sono alcuni come gli USA ancora refrattari. Il segretario statunitense per l’energia Brouillette ha infatti affermato durante il summit che si opporrà a qualsiasi divieto sui carburanti che producono emissioni, sostenendo che le rinnovabili da solo non possono garantire l’approvvigionamento di energia elettrica in ogni paese rimandando a un concorso di più fonti per alimentare la propria rete.