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Coronavirus: un’indagine di Assimpredil sulle difficoltà delle imprese

Come riportato da Massimo Frontera su Edilizia e Territorio

L’associazione dei costruttori di Milano, Lodi, Monza e Brianza (Assimpredil) ha condotto una indagine tra le imprese associate nei giorni tra il 24 febbraio e il 3 marzo in cui stava progressivamente crescendo la gravità della situazione, l’incertezza e anche la paura, raccogliendo situazioni di disagio e difficoltà. Le situazioni, come si vede, fanno riferimento alla perimetrazione precedente a quella deliberata l’8 marzo.

C’è per esempio chi, con un cantiere nella zona rossa, segnala semplicemente la sospensione dell’attività «per un provvedimento autoritativo». C’è poi chi segnala che le imprese di altri territori non vogliono venire a lavorare nei cantieri aperti in zona gialla anche se in aree che non hanno particolari problematiche». Un’impresa che, nei giorni dell’indagine, aveva sede in una zona gialla segnala la difficoltà di avere lavoratori residenti in una zona rossa che sono ora in «quarantena obbligatoria» e altri lavoratori che sono stati nella zona rossa «nel periodo previsto dall’ordinanza e sono in quarantena volontaria», con il risultato che «tutta l’attività di cantiere è ferma e conseguentemente è bloccata, o almeno fortemente rallentata, anche l’attività di ufficio».

C’è l’impresa con «tutti i dipendenti che si rifiutano di lavorare perché sono transitati nella Zona Rossa negli ultimi 15 giorni» e chiede: «fino a che punto il lavoratore è giustificato ad astenersi dal lavoro senza documentazione medica?». In difficoltà anche un’impresa con le maestranze al lavoro ma bloccata dal fatto che «la direzione lavori del cantiere (espressione del committente) non in zona gialla si rifiuta di andare in cantiere; e questo crea problemi perché viene meno il coordinamento», con il risultato che «il cantiere rallenta e rischia di bloccarsi».

Problemi anche per un’impresa con un cantiere in una zona gialla i cui «fornitori specializzati provenienti da altre regioni hanno comunicato che non avrebbero potuto eseguire i lavori previsti nei cantieri perché i propri dipendenti si rifiutano di venire a lavorare a Milano». Con l’ovvia conseguenza di una «compromissione e ritardo del lavoro».

C’è poi chi cerca di prendere misure per tranquillizzare le maestranze, ma sortisce l’effetto opposto. «Il coordinatore della sicurezza – racconta un’impresa con un cantiere in zona gialla – misura la temperatura dei lavoratori all’accesso del cantiere riservandosi in caso di febbre di vietare l’accesso. Questo genera grande preoccupazione tanto che alcuni subappaltatori non della zona gialla hanno smesso di lavorare e sono tornati nel proprio paese per paura di contagio o per timore di rimanere bloccati. Altri hanno avvisato che non sarebbero venuti a Milano».

Non manca il pubblico ufficiale che, nel dubbio, attua le misure più restrittive possibile: «Il medico competente – racconta un’impresa – ha bloccato il cantiere a Milano perché l’ordinanza vieta assembramenti di persone».

Situazione paradossale subita da un’impresa che stava lavorando in una scuola, ma siccome tutte le scuole sono state chiuse con ordinanza, «la direzione scolastica non autorizza l’esecuzione di lavori in questa fase». Non va meglio all’impresa che lavora in cantieri presso ospedali e case di riposo, la quale denuncia l’«allontanamento degli operai dai cantieri attivi».

«Gli uffici amministrativi sono chiusi – denuncia un’altra impresa – e non si riesce a produrre tutta la documentazione obbligatoria», con particolare riferimento al «Durf, art 4 decreto fiscale». «L’impresa – si legge in un’altra segnalazione – ha avuto dal medico competente l’indicazione di fare squadre di lavoratori al massimo di 5 persone, ma organizzativamente non si riescono a rispettare queste indicazioni e il cantiere è rallentato».

C’è infine chi deve subire lo stop imposto dalla committenza senza che possa far nulla: «sospesi 80 operai per decisione unilaterale del datore di lavoro senza che vi fossero evidenze di contagiati o di possibili contatti con contagiati», segnala un’impresa.