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Uber punta sulle due ruote: a Roma c’è Jump, la bici elettrica in sharing che sfida il traffico

(come riportato da Jaime D’Alessandro su La Repubblica)

Nella capitale al via il servizio (nato nel 2017): 700 biciclette a pedalata assistita che si affittano a 20 centesimi al minuto. L’abbiamo provata, ecco le nostre impressioni.

A venticinque all’ora per via dei Fori Imperiali, fra le occhiate serie dei vigili e qualche sguardo distratto dei turisti che camminano verso il Colosseo. L’arrivo nel centro della capitale di Jump, il servizio di bici elettriche acquisito da Uber lo scorso anno per 200 milioni di dollari circa, si fa notare.

Roma è la prima città italiana ad esser toccata, dopo altre diciotto metropoli fra Stati Uniti e Europa. Circa settecento le bici a disposizione che dovrebbero diventare duemila ottocento nel tempo. “Ma con gradualità”, mette le mani avanti Michele Biggi, a capo dell’area del sudovest europeo di Jump.

Alla presenza della sindaca Virginia Raggi, sotto un sole caldo che colpisce in viso come d’estate, le promesse di una città migliore e di una mobilità al passo con i tempi si sprecano. Ma tutti pensano al disastro della Obike di Singapore, alle sue bici vandalizzate e buttate nel Tevere, accatastate agli angoli ormai inutilizzabili e rimaste lì per mesi. Per scacciare lo spettro si recita un mantra: “Roma ha solo bisogno del servizio giusto per i suoi cittadini. E poi le bici elettriche di Jump non sono come quelle tradizionali”.

In effetti gettare nel fiume un veicolo da trenta chili non è impresa semplice. E comunque c’è il gps e la connessione alle reti mobili che in tempo reale tracciano ogni mezzo. Telaio in alluminio, freni a disco, tre velocità, porta pacchi e porta smartphone. Si sblocca con l’app di Uber inquadrando il codice sul manubrio, si toglie il fermo a cavo inserito nella ruota posteriore, si sale e dopo la prima pedalata entra in funzione il motore elettrico. Costo: 20 centesimi al minuto, 10 in meno di un motorino elettrico. Non pochi.

Corrono veloci le Jump, traballano sui sampietrini, ma alla fine sembrano stabili. E poi per le strade di Roma non c’è mezzo che non tremi. La scelta era in qualche modo ovvia: quella italiana è l’unica capitale europea di rilievo dove Jump non era ancora presente e soprattutto non c’erano altri servizi del genere.

In Italia, in generale, le bici elettriche vanno a gonfie vele, stando ai dati del Politecnico di Milano presentati di recente a That’s Mobility: le vendite di quelle tradizionali  2018 sono state pari a circa 1,4 milioni, in calo del 7,7 per cento rispetto al 2017, mentre le elettriche si attestano a circa 173 mila unità con un tasso di crescita del 16,8 per cento. E ci sono 35 mila e ottocento unità per il bike sharing, ma sono ancora poche quelle elettriche: l’8 per cento, circa 2800 in tutto. Grazie a Uber però potrebbero raddoppiare.

“Sono curioso di vedere come andrà, è un esperimento interessante”, spiega Massimo Ciuffini, coordinatore dell’Osservatorio Nazionale della Sharing Mobility. “A Parigi Jump è di gran moda. Resta da vedere come risponderanno i romani”. Alla fine la vera grande incognita.