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Piano sblocca-cantieri non riguarderà Torino-Lione e Gronda Genova

(come riportato da Giorgio Santilli – Edilizia e Territorio)

In attesa di sciogliere il nodo politico della Tav, la componente M5s del governo – a partire dal vicepremier Luigi Di Maio e dal ministro dei Trasporti Danilo Toninelli che ha la competenza diretta – lancia segnali di moderata apertura sulle infrastrutture. Sta prendendo corpo un piano – o se si preferisce una lista di priorità – di grandi e medie opere che possono essere sbloccate in tempi rapidi. Non ci sono le grandi infrastrutture del Nord: né la Torino-Lione né l’Alta velocità Brescia-Padova (su cui c’è una frenata rispetto ai toni ottimistici di qualche tempo fa) né la Gronda di Genova (non tanto per il progetto quanto per il conflitto in corso sulla concessione di Aspi). Ma, pur senza i calibri più importanti, il piano Tonineli vuole essere una prima risposta alle imprese che denunciano ormai da mesi uno stato insostenibile di blocco e individuano nei cantieri la risposta più logica per rilanciare il Pil. Ieri l’Ance, l’associazione dei costruttori, ha adeguato il proprio monitoraggio delle opere ferme facendo salire l’importo degli investimenti bloccati da 25 a 33 miliardi: è stata inserita la Torino-Lione, con la conseguente crescita dei posti di lavoro collegati a 516mila.

Ma cosa c’è nella lista che sta mettendo a punto Toninelli? C’è il raddoppio della Cremona-Mantova, la Val d’Astico (se si trova un’intesa con gli enti locali), la Campogalliano-Sassuolo, i ponti sul Po (per cui la legge di bilancio stanzia 250 milioni), il rafforzamento del polo aeroportuale Firenze-Pisa (ma non significa necessariamente la seconda pista nel capoluogo regionale). C’è sicuramente l’accelerazione della Sassari-Olbia, in tutto 320 milioni per completare i lotti 2, 4, 5 e 6. Come pure la Nuoro-Olbia. Sarà sbloccata anche l’Alta velocità Napoli-Bari, come sarà garantito un servizio ferroviario più veloce fra Roma e la Calabria. Un piano, insomma, che sta muovendo i primi passi.

Un piano che è anche un tentativo di trovare una soluzione di compromesso con l’alleato leghista che sul tema non è disposto a mollare. E anche con il premier, Giuseppe Conte, che sabato da Matera si è intestato la nuova “missione impossibile” dopo il miracolo europeo, rilanciando come priorità l’accelerazione sugli investimenti pubblici. Per non parlare del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, che ieri è stato tranchant: «Basta filosofeggiare, le opere devono partire». Ed è una battuta non casuale, visto il conflitto in corso proprio con Toninenlli sulla collocazione della megastruttura tecnica di progettazione prevista dalla legge di bilancio (con 300 assunzioni), in bilico fra Mef (Agenzia del Demanio) e Mit (Provveditorati). Una partita che Conte ha preso direttamente su di sé e che dovrebbe essere sciolta con un Dpcm entro il 31 gennaio.

Intanto è ormai chiaro a tutti che non si riuscirà ad arrivare senza decidere sulla Tav fino alle europee. Anche al Mit riconoscono che un’accelerazione rispetto a quello scenario è possibile. A fine mese dovrebbe tornare al ministero l’analisi costi-benefici «integrata» dalla commissione guidata da Marco Ponti con gli approfondimenti richiesti dal ministero. Fra cui una valutazione dei costi e dei benefici anche per parti dell’opera e una riconsiderazione dei costi sulla base della project review già fatta sulla tratta nazionale. Nel documento finale che dovrebbe tener conto anche dell’analisi giuridica sui costi aggiuntivi dovuti a una eventuale cancellazione dell’opera un peso crescente potrebbe averlo il finanziamento Ue, non considerato solo sulla tratta Torino-Lione, ma anche sull’intero corridoio europeo est-ovest (Torino-Trieste) che pure beneficia di altri fondi europei.