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Commissario uscente Foietta su Tav: “costa meno finirla”

Si ringrazia lo Staff di www.dire.it per l’immagine pubblicata

(come riportato da Alessandro Arona – Edilizia e Territorio)

I costi che l’Italia dovrebbe sostenere in caso di stop al progetto della Torino-Lione (tratta internazionale) sarebbero superiori a quelli necessari per realizzare l’opera. L’ha spiegato in audizione alla Camera (commissione Trasporti), numeri alla mano, l’architetto Paolo Foietta, commissario di governo per l’opera, in uscita (è in prorogatio fino al 15 febbraio). I costi “certi” – ha spiegato Foietta – “ammontano a 2.395 milioni, tra restituzione di finanziamenti Ue già spesi o stanziati, spese francesi da restituire (325 milioni), opere di messa in sicurezza dei 30 km di gallerie già scavati (250 milioni). Sono dati ufficiali Telt inviati al governo. Tutto questo senza considerare le penali e gli eventuali contenziosi, che i giuristi del governo stanno stimando, e che andrebbero aggiunti”.

In realtà, spiega Foietta a “Edilizia e Territorio”, Telt stima “costi da uscita” dal progetto Torino-Lione che oscillerebbero da 2,3 a 4,0 miliardi di euro. I costi minimi comprendono la messa in sicurezza delle gallerie già scavate (250 milioni sui 30 km già scavati, ha spiegato Foietta), i finanziamenti Ue già spesi (circa 53o milioni) e anche i soldi già spesi dalla Francia (325 milioni), i contratti con le imprese da onorare (oggi sono in corso d’attuazione appalti per 1,1 miliardi, una parte dei quali andrebbe pagata comunque), e anche un’ipotesi minimale di messa in sicurezza della galleria del Frejus attuale, qualche centinaia di milioni di euro.

Molto aleatoria, di difficile stima, è poi tutta la parte legata ai fondi europei assegnati anche se non ancora erogati (circa 700 milioni), e soprattutto le penali dell’Unione europee, quantificate nel contratto europe 2015 sui finanziamenti Cef tra il 2 e il 10% degli importi concessi in caso di inadempimento contrattuale e soprattutto con blocco dei finanziamenti europei per i 5 anni successivi. Il contenzioso potrebbero aprirlo poi la Francia, per i tre l trattati non rispettati, e anche gli altri paesi del corridoio Barcellona-Lione-Torino-Trieste-Kiev. Tutto questo è comunque di difficile calcolo. Telt – spiega Foietta – prevede una forchetta fino a 4 miliardi.

IL NODO CHIAVE DELLA LINEA STORICA
Il punto chiave – spiega però Foietta – è l’adeguamento della linea storica , quella progettata da Cavour nel 1856.
«Se non facciamo il nuovo tunnel ferroviario – ha detto Foietta in audizione – va comunque adeguata la linea storica, che è totalmente fuori norma sulla sicurezza e sugli standard europei del trasporto merci, e dunque ha già oggi limiti al traffico stringenti (si veda il quaderno 11, da pagina 78). Il Frejus è la peggiore linea di valico italiana esistente, con la quota e la pendenza più elevata. Ha un limite di limite di peso di 650 tonnellate, quando Brennero e Gottardo ne hanno già oggi 2.000 tn. Per interasse fuori norma i treni hanno inoltre il divieto di incrocio in galleria, e presto avranno il divieto di compresenza in galleria».

«Dunque – conclude Foietta – in ogni caso la linea storica va ammodernata, con raddoppio delle canne delle gallerie. A meno che la vogliamo chiudere e allora raddoppiare l’autostrada e il tunnel autostradale, perché comunque le merci cresceranno».

«I nostri tecnici – prosegue – stimano un costo prudenziale di 1,5/1,7 miliardi per l’adeguamento della linea storica. Dunque 2,3/2,4 miliardi (il minimo di Telt senza considerare le penali), più 1,6 miliardi (totale circa 4,0 miliardi), una cifra superiore a quello che ci costerebbe completare il tunnel».

Il costo a carico dell’Italia, ha spiegato infatti Foietta, su un totale della tratta internazionale oggi stimabile in 8,7 miliardi rispetto agli 8,6 del costo certificato 2012, è di 3,0 miliardi, di cui 325 milioni già spesi. Dunque l’Italia dovrebbe ancora spendere 2,67 miliardi per realizzare la tratta internazionale, mentre spenderebbe 4,0 miliardi per fermare l’opera e adeguare la linea storica (più le penali, di incerta quantificazione).

Ai 2,67 miliardi per il tunnel l‘Italia dovrebbe poi aggiungere gli 1,7 miliardi per la tratta Susa-Torino: in tutto 4,37 miliardi, di poco superiori al “costo di uscita”, che però con le penali probabilmente salirebbe oltre. Foietta ha fra l’altro confermato che il progetto per la tratta nazionale da Susa a Torino – già sceso negli ultimi anni da 4,3 a 1,7 miliardi di costo – potrebbe ancora essere soggetto a valutazioni tecniche, per rinviarlo nel tempo e valutare possibili ulteriori miglioramenti.