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A22, no del Mit al Pef proposto. «Gara allo studio». Piano da 4 mld a rischio rinvio

Si ringrazia lo staff di l’Adige.it per la foto pubblicata

Pubblichiamo un articolo di Alessandro Arona, scritto per Edilizia e Territorio, sulla trattativa per l’assegnazione a una società pubblica locale della concessione per l’autostrada A22 Modena-Brennero.

«Troppi impegni finanziari nel Pef, impossibile abbassare le tariffe». In caso di gara investimenti rimandati di almeno un anno.

Si va verso la rottura tra il ministero delle Infrastrutture e gli enti locali interessati (in primis le province autonome di Trento e Bolzano) nella trattativa per l’assegnazione diretta “in house” a una società pubblica locale della concessione per l’autostrada A22 Modena-Brennero. A renderlo noto è un comunicato dello stesso ministero delle Infrastrutture.

Il Mit «auspica che si possa tornare a ragionare con le parti in causa», ma ricorda che se una soluzione non sarà trovata a breve – visto che la concessione ad Autobrennero (all’85% controllata dagli stessi enti locali) è scaduta il 30 aprile 2014 – il Ministero sarà costretto ad indire una gara europea di concessione.

Il Mit fa sapere che il piano finanziario proposto dalla società è in contrasto con le linee guida dell’Autorità dei Trasporti e non consente di ridurre le tariffe da pedaggio («uno degli obiettivi prioritari» per il Ministro Toninelli).

In ballo c’è un piano di investimenti (contenuto nella proposta di piano) da circa 4 miliardi di euro, tra terza corsia dell’autostrada, manutenzioni e viabilità complementare. Un piano che potrebbe partire subito con l’ok alla concessione in house, e che invece slitterà di almeno un anno e mezzo in caso di gara europea.

«È con rammarico – scrive il Ministero – che si rileva come sia da ultimo arrivato dai soci pubblici interessati un nuovo piano economico-finanziario ed il correlato piano finanziario regolatorio che smentiscono tutti i passi avanti fatti finora. Un Pef e un Pfr che l’Autorità dei trasporti, in una nota trasmessa al Ministero, sottolinea essere in contrasto con quanto affermato dalla Regione Trentino-Alto Adige nel documento dell’11 marzo 2019 e non conformi alle regole della stessa Autorità». «Peraltro – prosegue la nota – nell’ultimo Pef presentato, il fabbisogno finanziario totale, come fa rilevare anche Art, è stato calcolato anche includendo ulteriori, rilevanti ed inediti impegni finanziari, che hanno come impatto l’impossibilità di assicurare la bancabilità del Pef stesso e, come tale, esso è inaccettabile da parte del Mit».

In ballo c’è anche un ricorso di Autobrennero contro la delibera Cipe 68/2018 del 28 novembre scorso, nella quale viene in particolare contestata la decisione del governo di chiedere alla società le restituzione dei 300 milioni di utili fatti nei 4 anni di prorogatio (120 milioni al netto del valore di subentro).

E la società ha fra l’altro ancora in cassa 650 milioni di euro accantonati per legge dal 1996 per finanziare il nuovo tunnel ferroviario del Brennero, soldi che non verserà mai allo Stato se non a contenzioso chiuso, sulla vecchia e la nuova concessione.

«Il nuovo Piano finanziario inviato dagli enti pubblici territoriali – prosegue la nota del Mit – prevede una drastica riduzione del futuro livello di traffico, che incide negativamente sulla tariffa di pedaggi, determinando un maggiore costo a carico degli utenti finali.

Vanificando, dunque, una delle finalità prioritarie dell’accordo, teso a ridurre l’onere a carico della collettività. In aggiunta, strumentalmente, la Regione Trentino Alto Adige, con lettera del 13 marzo scorso, ha riproposto modifiche all’articolato convenzionale, in merito al ruolo del Comitato di indirizzo e di coordinamento, incompatibili con le prescrizioni formulate in merito dalla Commissione europea».