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Sicurezza stradale: quando Morfeo ci mette lo zampino

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Cullati dalle onde del mare e dalle vibrazioni dell’automobile. Il contesto è diverso, l’effetto è lo stesso: si finisce nelle accoglienti braccia di Morfeo sia nel primo caso sia nel secondo. Solo che in quest’ultima circostanza si rischia di finire male. Malissimo.

Il “colpo di sonno” al volante continua, infatti, a fare registrare numerose vittime. Gli studi di cui è stato oggetto, ultimo quello dei ricercatori della RMIT University di Melbourne, in Australia, hanno dimostrato che bastano quindici minuti di guida monotona su un’autostrada a due corsie per provocare un’accentuata sonnolenza nel conducente.

Un “effetto culla” determinato dalle vibrazioni del mezzo. Questione non marginale, visto che il 22% degli incidenti stradali (statistiche Aci) è originato proprio dai micidiali “colpi di sonno”.

Molti hanno sperimentato sulla propria pelle l’inquietante sensazione di sentirsi chiudersi gli occhi dopo avere macinato chilometri e chilometri di asfalto, diretti chissà dove. La soluzione, scontata ed efficace, è quella di fermarsi alle prime avvisaglie di stanchezza e di concedersi una pausa ristoratrice.

Lo studio dei ricercatori della RMIT University ha confermato che gli ondeggiamenti del veicolo hanno un effetto cullante per il cervello e il corpo. Le oscillazioni fanno venire meno la concentrazione del conducente, limitandone la reattività in situazioni di pericolo. Il test, effettuato con l’ausilio di un simulatore virtuale, ha riprodotto le condizioni di guida su un’autostrada a due corsie.

Dopo quindici minuti insorgeva la sonnolenza. Raggiunti i trenta minuti, la capacità di rimanere vigili si riduceva in maniera esponenziale. Dopo i sessanta minuti l’attenzione veniva drasticamente meno.

Una delle soluzioni tecniche al problema è quella di fare in modo che le vetture siano dotate di sedili che attenuino l’effetto dondolante. La tecnologia può dare una mano: i mezzi potrebbero avere a bordo, di serie, dei devices in grado di rilevare se il guidatore sia adeguatamente concentrato nella guida. In caso contrario un dispositivo acustico lo riporterebbe, sonoramente, alla realtà. Evitando conseguenze spiacevoli.

Le statistiche indicano genericamente, come prima causa di incidente stradale, la “distrazione”. Spesso, però, la distrazione è la risultante della spossatezza e del torpore del guidatore. Dormire meno di cinque ore per notte aumenta di 4,5 volte la probabilità di avere un incidente stradale. I pericoli connessi alla sonnolenza aumentano con l’aumentare delle ore trascorse al volante senza pausa.

Una ricerca, realizzata in Gran Bretagna, ha sottolineato come l’improvviso passaggio dalla veglia al sonno sia tra le più frequenti cause di incidenti durante gli esodi estivi, soprattutto nelle ore della notte o dell’alba. Proprio, quindi, in quelle fasce orarie scelte da molti per evitare il caldo e il traffico. A sottovalutare il rischio di un colpo di sonno sono l’85% dei guidatori di sesso maschile . Il 30% di loro appartiene alla fascia al di sotto dei trenta anni di età.

Analizzando il fenomeno dal punto di vista giuridico, nel caso di sonno da malore improvviso e imprevedibile non si rileva alcuna responsabilità riconducibile al conducente. Discorso diverso se l’attenzione viene scemando per via di affaticamento, insonnia, caldo e altro.

Il cosiddetto “caso fortuito” è quello che accade in modo straordinario. Chi lo invoca, in un’aula di Giustizia, deve essere in grado di provarlo. Il sonno potrebbe, in fattispecie particolari, rientrare nella nozione di malore improvviso e consentire di assolvere chi si è reso protagonista di un sinistro.

Ne restano escluse le situazioni nelle quali i soggetti, consapevoli del loro non ottimale stato fisico, si sono colposamente esposti al pericolo di addormentamento. Meglio restare con gli occhi ben aperti, insomma, quando siamo al volante.