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Viadotto Polcevera: nelle lettere di invito carta bianca sui progetti alle imprese

Pubblichiamo integralmente l’analisi di Mauro Salerno, apparsa oggi su Edilizia e Territorio, sulla lettera di invito a manifestare interesse per le procedure di demolizione e costruzione del nuovo viadotto Polcevera.

Nessuna indicazione su tempi e costi. Ma neanche sulla soluzione preferita per procedere alla demolizione di quello che rimane del Ponte Morandi e sulla costruzione del nuovo viadotto. Solo l’indicazione dell’obbligo di farsi avanti entro le 12 del 26 novembre (resta meno di una settimana) con la precisazione che in ogni caso la risposta alla manifestazione di interesse, con la presentazione di tutte le carte e i progetti richiesti, non rappresenta l’invito a una gara ma nient’altro che una semplice consultazione di mercato. Sarà poi il commissario a decidere con chi avviare una trattativa tra «uno o più soggetti» che «a suo insindacabile giudizio, avranno formulato proposte adeguate».

Chissà se sarà un lavoro semplice. Sia per le imprese presentare un progetto. Sia per la struttura commissariale scegliere tra le proposte avanzate, dopo averle in qualche modo messe a confronto. Da questo punto di vista la lettera di invito a manifestare interesse, che «Edilizia e Territorio» ha potuto visionare, lascia praticamente carta bianca su tutti i fronti ai potenziali concorrenti. Con una apparente contraddizione che potrebbe dare adito ad equivoci.

Nell’oggetto della missiva si parla infatti di lavori di demolizione e di progetto e lavori di ricostruzione del ponte. Una formula che almeno di primo acchito sembrerebbe escludere la necessità di progettare anche la demolizione, attività che invece viene “recuperata” in altri punti del documento.

Il rischio di progetti “inconfrontabili
A parte le dettagliate specifiche tecniche allegate alla lettera, i concorrenti avranno poi pochi altri paletti da rispettare. Spetterà alle imprese infatti definire sia i tempi che i costi dell’operazione, oltre che le interferenze del cantiere. Non solo. Ciascuna impresa potrà presentare una proposta limitata alla demolizione o alla ricostruzione del viadotto.

O anche proporsi per entrambe le attività. Nessuna indicazione sulle modalità di svolgimento della demolizione o anche su materiali e tipologia strutturale del nuovo ponte. Tutto viene lasciato in mano alle imprese. Una scelta evidentemente dettata da ragioni di rapidità di avvio della gara vera e propria ma che espone la struttura commissariale al rischio di ricevere proposte talmente diverse da risultare poco confrontabili tra loro. E dunque di rendere più difficile (e arbitraria) del previsto la scelta di uno o più costruttori con cui condurre la trattativa finale.

Anche i dettagli degli aspetti contrattuali e le «relative garanzie» non sono precisati in questo momento e verranno discussi solo nella successiva fase «negoziale». Inutile dire che da questi “dettagli” dipenderà molto anche la possibilità di mantenere il controllo dei costi – ora non precisati al pari del progetto – durante i lavori.

L’obbligo di proporre nuove deroghe
Visti i tempi stretti, oltre a essersi mosso per tempo chi vincerà la gara dovrà obbligatoriamente suddividere l’appalto in «lotti funzionali» in modo da facilitare il subappalto verso Pmi e professionisti e , soprattutto, sarà «tenuto» ad avanzare al commissario tutte le proposte di ulteriori deroghe normative utili «a velocizzare le procedure».

La «norma Fincantieri»
Anche nella lettera inviata alle imprese viene riproposta la cosiddetta norma Fincantieriche consente alle aziende interessate di costituire un «raggruppamento temporaneo di imprese, indicando anche soggetti diversi nel ruolo di capofila, purché tutte in possesso dei requisiti di ordine generale e delle necessarie attestazioni Soa».

Secondo indiscrezioni filtrate ieri dalle agenzie di stampa Fincantieri starebbe lavorando a un progetto che prevede la scelta di occuparsi della sola costruzione in acciaio mentre i partner realizzerebbero le opere edili. La stessa Fincantieri ha fatto sapere ieri di voler fornire anche il progetto per la realizzazione di un altro ponte in acciaio sul Polcevera per la viabilità alternativa.

Ruolo da general contractor modello legge obiettivo
Dalla lettura dell’allegato alla richiesta di manifestazione di interesse si evince poi che l’impresa o il raggruppamento scelto dovranno muoversi più o meno come i “general contractor” della vecchia legge obiettivo offrendo soluzioni «chiavi in mano» (progettate tramite Bim) e occupandosi di tutte le attività (nomina di progettisti , subappaltatori ecc.) «che le norme europee e quelle penali italiane non pongono inderogabilmente in capo al Commissario (direzione lavori e collaudo esclusi).

Alla fine bisognerà consegnare un nuovo viadotto, nato dunque dalla demolizione completa di quello vecchio «per uno sviluppo di circa 1.100 m, comprese le modifiche alle rampe di collegamento». Il ponte dovrà avere tre corsie per senso di marcia e una vita utile di progetto pari ad almeno cento anni.

L’infrastruttura dovrà, inoltre, essere dotata di un manuale d’uso e manutenzione e di sistemi di produzione di energia da fonti rinnovabili pari ad almeno i consumi necessari all’illuminazione e alla gestione dell’opera.