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Le auto del futuro ricaricate dal sole

Dal 2019 arriverà sul mercato la Lightyear One, la prima auto al 100% a energia solare ideata in Olanda, ma i progressi non mancano anche per altri settori in Danimarca, Australia e India.

Con una sola carica di energia prodotta dai pannelli solari potremmo percorrere in auto fra i 400 e gli 800 chilometri e, in condizioni climatiche favorevoli, è possibile arrivare fino a 20mila chilometri all’anno senza necessità di ricariche.

Le conferme arrivano dagli ingegneri che hanno progettato la Lightyear One, il prototipo di auto a pannelli solari ideata dalla startup olandese Lightyear, composta da ex studenti dell’Eindhoven University of Technology. Alla celebre fiera CES di Las Vegas si è aggiudicata il Climate Change Innovator Award, riconoscimento che premia i migliori prodotti che potenzialmente possono fare una grande differenza nell’abbattimento delle emissioni serra. E dall’azienda fanno sapere che le prime dieci auto a energia solare saranno pronte per il mercato già nel 2019.

L’elemento rivoluzionario della Lightyear sta nel tentativo di rendere reale un sistema di propulsione totalmente pulito e autosufficiente che sulla carta, al momento, non sembra poter essere realizzabile.  Il veicolo dovrebbe poter essere caricato con prese di corrente standard o attraverso i caricatori EV standard. Ma grazie alla pelle fotovoltaica che riveste la carrozzeria potrebbe essere guidato, per mesi, anche senza ricarica.

Sul sito aziendale sono stati già aperti i pre-ordini, ma sono tanti i dettagli tecnici che comportano qualche scetticismo, dal peso della batteria alla potenza raggiungibile dai pannelli. Esistono già alcuni modelli di auto che montano pannelli solari, come la nuova Toyota Prius, ma funzionano a supporto di una tradizionale batteria agli ioni di litio, fornendo semplicemente qualche chilometro in più di autonomia e qualche tacca di ricarica.

I segnali positivi dell’energia solare arrivano anche sotto l’aspetto economico: il continuo calo dei costi dell’energia solare ed eolica e delle batterie agli ioni di litio apriranno nuove opportunità per l’energia pulita, lo stoccaggio e i veicoli elettrici secondo quanto sostiene il rapporto annuale di Bloomberg New Energy Finance (Bnef). Nel 2019, invece, l’energia solare e quella eolica potrebbero fornire elettricità a un costo uguale, se non addirittura inferiore, a quello con cui si produce dalle fonti fossili. E’ quanto emerge dal report Renewable Power Generation Costs in 2017 di Irena (International Renewable Energy Association).

Ma l’utilizzo e i progressi dell’energia solare sono già una concreta realtà in alcuni paesi europei e oltreoceano. In Ucraina, Chernobyl rinasce grazie all’attivazione di un impianto fotovoltaico da un megawatt nella zona del più grande incidente nucleare della storia, avvenuto nel 1986. L’impianto sorge proprio a ridosso della copertura in cemento armato dei reattori.

In Danimarca, nel settore dell’edilizia sostenibile sono un passo avanti rispetto a molte altre nazioni. E’ ormai conosciuta in tutta il mondo la “Copenhagen International School” per essere l’edificio con la più grande facciata fotovoltaica in tutto il pianeta, con l’installazione di ben dodicimila moduli solari integrati e un sistema in grado di fornire alla scuola circa 300 MWh l’anno.

Le energie rinnovabili continuano a farsi spazio anche in India. La sostituzione delle centrali a carbone con progetti eolici e solari potrebbe far risparmiare miliardi. A rivelarlo un recente studio di Greenpeace, per cui nel 2016 almeno il 65% dell’energia elettrica prodotta dal carbone è stata venduta alle società di distribuzione ad un costo superiore rispetto a quella proveniente da impianti di energia rinnovabile.

Inoltre in Australia l’università del Nuovo Galles del Sud (Unsw), sarà una delle prime ad essere interamente alimentate da energia solare e acquisterà fino a 124mila MWh l’anno di energia rinnovabile dalla Sunraysia Solar Farm della cinese Maoneng, soddisfacendo così il fabbisogno energetico annuale dell’intero polo accademico. L’impianto dovrebbe entrare in funzione entro la fine dell’anno in modo tale che tutta l’elettricità impiegata dall’università provenga da fonte rinnovabile entro l’inizio del 2019.