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Fondo Investimenti 2018, in arrivo 2,3 miliardi per le metropolitane: domande entro l’anno

Riportiamo l’articolo apparso oggi su Edilizia e Territorio a firma di Alessandro Arona sul Fondo Investimenti 2018 previsto dal Mit per le metropolitane.

Sono in arrivo risorse statali per 2,3 miliardi di euro per la realizzazione (o potenziamento) di metropolitane, tranvie o filovie.

A sbloccarle è lo schema di Dpcm Investimenti 2018, su cui il Parlamento ha dato nei giorni scorsi il parere positivo e che ora, dopo la firma definitiva del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, andrà in Gazzetta Ufficiale. L’utilizzo delle risorse per il trasporto rapido di massa potrà essere immediato, perché il Ministero delle Infrastrutture aveva lanciato già il 31 marzo scorso il bando per la presentazione delle proposte, contando sul fatto che – ove più ove meno – certamente sarebbe arrivata dal fondo investimenti una quota di risorse per le metropolitane.

L’8 ottobre il Ministero ha pubblicato un Addendum all’«avviso di presentazione istanze», che conferma la scadenza del 31 dicembre 2018 per la presentazione delle domande da parte di Comuni e Città metropolitane, ma aggiunge una serie di istruzioni operative.

Tra queste in particolare l’obbligo di presentare i progetti corredati dall’analisi costi-benefici, che non è come può sembrare un’innovazione voluta dal Ministro Toninelli, ma l’applicazione delle «Linee guida per la valutazione degli investimenti in opere pubbliche nei settori di competenza del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti» approvate da Graziano Delrio con Dm n. 300 del 1° giugno 2017. Gli attuali vertici del Ministero ritengono che in realtà tali Linee guida, pur apprezzabili nel merito (non ne esistevano prima) non sono mai state applicate.

In ogni caso c’è una sostanziale continuità sul fatto, certamente innovativo rispetto alla Prima Repubblica e agli anni della legge obiettivo, che i finanziamenti statali per opere pubbliche debbano da ora in poi essere assegnati solo sulla base di analisi di fattibilità e analisi costi-benefici, fatte sulla base di stime di traffico, degli effetti trasportistici e di confronto di diverse alternative.

La vera differenza tra Delrio e Toninelli è sulle opere in corso o con obbligazioni giuridicamente vincolanti: Delrio si è limitato per queste alla project review (ove possibile), il secondo ha lanciato una verifica a tutto campo che prende in considerazione anche l’ipotesi e i costi del fermare opere in corso. Ma sulle nuove c’è sostanziale continuità da parte del ministero delle Infrastrutture: i progetti vanno valutati in base all’analisi costi-benefici (Acb).

Tornando all’avviso metropolitane, questo prevede un’ulteriore scadenza per le domande al 30 settembre 2019, data per la quale altri fondi per il trasporto rapido di massa potrebbero essersi aggiunti grazie al Fondo Investimenti amministrazioni centrali stanziato dalla legge di bilancio 2019.

Possono essere finanziati tre tipi di interventi:
1) rinnovo e miglioramento del parco veicolare (per metropolitane, tranvie e filovie);
2) potenziamento e valorizzazione delle linee metropolitane, tranviarie e filoviarie esistenti. Tra questi interventi (lo si veda da una risposta alle Faq) sono compresi anche “la realizzazione di parcheggi di scambio o nodi di interscambio);
3) realizzazione di nuove linee metropolitane, tranviarie e filoviarie ed estensione o implementazione della rete di trasporto rapido di massa, anche con sistemi ad impianti fissi di tipo innovativo.

L’Addendum precisa che i finanziamenti sono vincolati al fatto che entro il 31 dicembre 2021 sia contratta l’obbligazione giuridicamente vincolante con un soggetto terzo (il contratto d’appalto). Non è proprio una scadenza dietro l’angolo, ma si sa che i tempi di avvio effettivo delle opere pubbliche sono quelli che sono.

Nelle more dell’approvazione del Dm sui livelli di progettazione, previsto dal Codice Appalti ma mai emanato dal MIT, la documentazione progettuale da presentare è costituita da:
1) un “documento di fattibilità delle alternative progettuali” (si veda a pagina 10 dell’Addendum);
2) il progetto preliminare.

Le alternative progettuali da prendere in considerazione ed analizzare possono riguardare: la localizzazione dell’intervento, le scelte modali e alternative di tracciato, le diverse soluzioni tipologiche, tecnologiche, impiantistiche, organizzative e finanziarie da adottare per la realizzazione dell’intervento.

Le Linee guida 2017 del MIT (documento a cui ha lavorato anche il porf. Marco Ponti) prevedono per la scelta sugli investimenti pubblici:

1) Valutazione ex ante dei fabbisogni:
-Scenari di riferimento
-Analisi quantitative (SIMPT)
2) Valutazione ex ante delle opere e individuazione priorità
-analisi finanziarie e Costi-Benefici
-indicatori di raggiungimento degli obiettivi strategici
3) Valutazione ex post
-Monitoraggio della realizzazione
-Analisi degli impatti effettivi.

Di conseguenza le domande di finanziamento dei Comuni dovranno contenere:
1) la rappresentazione dello stato di fatto e la descrizione degli scenari di riferimento e di progetto per la valutazione dell’intervento, con particolare riguardo alla domanda e all’offerta di servizi di trasporto pubblico e alle implicazioni per l’Analisi Costi-Benefici (“ACB”) o l’Analisi Costi-Efficacia (“ACE”) ove applicabile;
2) la struttura di riferimento dei costi d’investimento e dei costi operativi dell’intervento e le implicazioni per l’ACB o l’ACE ove applicabile;
3) soltanto per le nuove linee, la struttura di riferimento e il metodo di calcolo dei benefici economici, nonché lo schema di presentazione dell’ACB.

L’Addendum indica anche metodi di calcoli e parametri per quantificare i benefici ambientali, economici, di mobilità.

Il piano economico-finanziario allegato alla domanda deve prevedere che i costi di gestione del servizio e dell’infrastruttura siano coperti per almeno il 35% dai proventi derivanti dalle tariffe pagate dagli utenti.