Condividi, , Google Plus, LinkedIn,

Stampa

Bonus auto elettriche, tasse più alte per le utilitarie.

Gli incentivi a chi acquista auto elettriche o ibride, mentre si tassano le utilitarie.

L’impennata dei contratti a tempo non rinnovati. Riesplode la polemica tra imprese e governo, con l’esecutivo che si spacca sul tema delle quattro ruote e Salvini che si smarca dalla linea di Di Maio. Il tutto condito dal fatto che stavolta si fanno sentire anche i sindacati.

La partita delle quattro ruote

Un emendamento 5 Stelle approvato nella notte tra martedì e mercoledì alla manovra di bilancio prevede incentivi dai 1.500 ai 6 mila euro per chi acquista – tra il 2019 e il 2021 – un’auto nuova con emissioni tra zero e 90 grammi per chilometro di anidride carbonica: elettrica, ibrida o comunque poco inquinante.

La norma però non si ferma qui. E introduce di fatto una nuova tassa da 150 a 3 mila euro per chi sceglie invece le utilitarie. Le vetture cioè che presentano valori di emissioni superiori ai 110 grammi per chilometro.

“Si tratta di un bonus/malus sulle auto che permette di pagare meno tasse”, spiega Di Maio. “Le auto elettriche costeranno di meno e finalmente le portiamo sul mercato”. Entusiasmo poco condiviso da imprese e sindacati.

“Se prendiamo il modello più venduto in Italia, la Panda 1.2 prodotta a Pomigliano, tra le vetture non ibride con le più basse emissioni di CO2”, spiega l’Anfia, l’associazione della filiera automobilistica che proprio martedì aveva ospitato un Conte che diceva di essere vicino alle imprese dell’auto, “con il nuovo sistema si pagherà un’imposta dai 400 ai 1.000 euro. Il vantaggio sarà solo per chi comprerà costose auto elettriche”.

“Misura miope che non aiuta a rinnovare il parco auto”, reagisce l’Unrae, associazione delle case estere in Italia. La norma “disincentiva le vendite con gravi conseguenze occupazionali”, aggiunge Federauto.

Di “ennesimo schiaffo all’industria nazionale e all’ambiente” parla anche Marco Bentivogli (Fim Cisl). Mentre Rocco Palombella (Uilm) teme le ripercussioni su “decine di migliaia di posti di lavoro messi a repentaglio”.

Michele De Palma (Fiom Cgil) bolla il provvedimento come “misura estemporanea” e chiede al governo di “non investire per pochi, ma per le auto di massa ecologiche e nel car sharing ibrido ed elettrico”.

“Finirà che gli operatori del settore auto e i lavoratori dovranno scendere in piazza insieme”, sottolinea Alberto Dal Poz, presidente di Federmeccanica, evocando le manifestazioni di questi giorni, autoconvocate dalle associazioni di commercianti, imprenditori, artigiani. “Il governo è di nuovo riuscito a unire imprese e lavoratori nella protesta”.

Di tutte queste lamentele decide di farsi carico il vertice leghista al governo, il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, che apre un altro fronte con l’alleato. “Sono assolutamente contrario a ogni ipotesi di nuova tassa su beni già ipertassati e più tassati d’Europa”, dice Salvini giovedì mattina, dopo che la proposta di modifica alla Manovra è stata evidenziata dagli attori del settore e dalla stampa, a Radio Uno. “Non credo che uno abbia una macchina vecchia per piacere ma perchè non ha la possibilità”, aggiunge.

Gli effetti del decreto dignità

E proprio Federmeccanica, assieme ad Assolavoro, apre un altro fronte con il governo. La prima segnala che un 30% delle imprese metalmeccaniche “non rinnoverà alla scadenza i contratti a termine in essere”.

L’associazione delle agenzie private per il lavoro aggiunge che dall’1 gennaio resteranno a casa 53 mila persone: “Stima prudenziale, approssimata per difetto”. Tutto in conseguenza al decreto dignità, la stretta sui contratti a tempo fortemente voluta dal ministro del Lavoro Di Maio, in vigore dal primo novembre.

Spiega Assolavoro che tra venti giorni i 53 mila contratti raggiungeranno i 24 mesi di limite massimo per un impiego a tempo determinato, ridotto di 12 mesi dal decreto. Per loro nessun rinnovo, anche se stipulati prima dell’entrata in vigore della legge 96 di conversione di quel decreto (9 agosto), come dispone una circolare del 31 ottobre firmata proprio da Di Maio.

Il ministro del Lavoro non la prende bene: “Questo è un numero tutto da dimostrare”, replica a Federmeccanica. “Ci sono contratti a tempo determinato che non verranno rinnovati, ma nella legge di bilancio abbassiamo l’Ires al 15% a chi assume o fa investimenti in azienda”.

Il ministro omette di ricordare che l’incentivo non è legato ai contratti stabili. Le aziende incassano lo sconto anche se prendono solo personale a termine. Il contrario esatto di quanto si riprometteva Di Maio con il decreto di luglio.