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Smog, dall’Europa ultimatum all’Italia

In tema di smog e inquinamento, per l’Italia si avvicina a grandi passi un nuovo ultimatum dall’Europa. La Commissione europea, infatti, potrebbe inviare domani una lettera nella quale viene chiesto al nostro, come ad altri Paesi, di agire più in fretta e con più decisione per porre fine all’inquinamento dell’aria causato dalle emissioni di NO2, ovvero il biossido d’azoto. Certo, nelle stanze europee i colpi di scena possono sempre accadere, ma il testo della lettera dell’esecutivo pare già pronto. Sarà così approvato il passaggio alla seconda fase della procedura di infrazione già aperta nei confronti di Italia, Germania, Francia, Spagna, Gran Bretagna.

In particolare verrà chiesto di far conoscere al più presto possibile quali provvedimenti i singoli Stati intendano prendere per porre rimedio alla situazione. La procedura d’infrazione era stata aperta nel maggio del 2015 poiché nell’aria di 15 agglomerati urbani situati in sette regioni italiane (Lazio, Lombardia, Liguria, Molise, Piemonte, Sicilia e Toscana) era stata riscontrata una presenza di NO2 superiore ai limiti previsti dalla direttiva Ue varata nel 2008.

Si tratta in pratica, spiegano i tecnici di Bruxelles, dell’inquinamento presente nelle grandi città dovuto soprattutto alle emissioni dei motori diesel. Inoltre, la Commissione europea contesta la mancata attuazione di misure per rendere più breve il periodo di superamento dei valori e la mancata trasmissione dei dati sulla qualità dell’aria relativi all’anno 2013.

Per l’Europa la situazione che riguarda le emissioni di NO2 è molto più grave di quella concernente le PM10 poiché in quest’ultimo caso – che vede nel mirino l’Italia e altri Paesi – Bruxelles riconosce il ruolo svolto dalla conformazione geografica e dal clima (come è, ad esempio, per la Pianura Padana) nel mancato rispetto delle norme Ue. Una circostanza che Bruxelles non ritiene invece sussista nel caso delle emissioni di biossido di azoto. Occorre però sottolineare che se la procedura d’infrazione sulle emissioni di NO2 si chiudesse con il deferimento dell’Italia alla Corte di giustizia, sarebbe comunque ancora troppo presto per parlare di rischio multe.

La Commissione europea può infatti arrivare a infliggere sanzioni pecuniarie solo dopo aver constatato che la prima sentenza di condanna della Corte non sia stata rispettata ed aver quindi avviato – e concluso – una seconda procedura d’infrazione. In altre parole, solo nel momento del secondo deferimento alla Corte e a conclusione di un iter che solitamente prende almeno uno o due anni, Bruxelles può chiedere l’applicazione di multe. Cosa si sta facendo a Milano e Torino E’ scattato dal 13 febbraio il pacchetto di nuove misure anti-smog del Comune di Milano che sostanzialmente si traduce in un ticket di ingresso per le auto nel centro di Milano, che adesso vale anche per i mezzi a gpl e metano finora esentati.

A Torino, invece, la Giunta Appendino ha deciso di fermare tutte le auto diesel dopo tre giorni consecutivi di superamento del limite di 100 microgrammi per metro cubo di “polveri sottili” e, con le stesse condizioni di inquinamento, la chiusura della Ztl (Zona a traffico limitato) per tutti i veicoli privati. Con 7 giorni consecutivi di sforamento del limite di 50 mcg, invece, scatterà il blocco per diesel euro 3 ed Euro 4. Mentre “misure permanenti più rigorose sono previste da settembre”. Ma nel pacchetto torinese anti-smog ci sono anche 20 nuovi bus elettrici a partire dall’estate e 700 nuove colonnine per la ricarica delle auto elettriche. Ed è allo studio l’utilizzo sui mezzi del Comune e delle partecipate di un carburante a gasolio a basso impatto ambientale.