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Roma-Latina: Tar Lazio respinge il ricorso

Il Tar del Lazio ha giudicato infondati, e dunque respinto (uno per uno, “senza pietà” si potrebbe dire) i 21 motivi di illegittimità sollevati dai ricorrenti (i big delle costruzioni Salini Impregilo, Astaldi, Pizzarotti e Ghella) sul bando e sulla gara per l’autostrada Roma-Latina, confermando così l’aggiudicazione della concessione da 2,8 miliardi di euro al Consorzio Sis (la spagnola Sacyr e la torinese Fininc). Probabile il ricorso delle grandi imprese (i big italiani delle costruzioni, mancano solo Condotte e Cmc) al Consiglio di Stato, ma intanto Autostrade del Lazio (la società appaltante, 50% Anas e 50% Regione Lazio) dovrà firmare il contratto con il consorzio Sis (una decisione ufficiale sarà presa in settimana).

Il contributo pubblico per la nuova super-strada a pedaggio in project financing (adattamento della S.S. 148 Pontina) era previsto nel bando in 468 milioni di euro al massimo per il primo stralcio da 2.063 milioni, 970 milioni al massimo “a regime” per l’intera opera da 2.768 milioni. I ricorrrenti contestavano in particolare l’offerta di Sis proprio sul contributo pubblico , non ridotto in fase iniziale ma che il consorzio si è impegnato a restituire negli ultimi anni di concessione, di fatto trasformando il finanziamento statale in un prestito a lungo termine. Secondo l’Ati delle grandi imprese, tale forma di offerta non era prevista dal bando, dunque illegittima, inoltre sarebbe arbitraria la valutazione della commissione che questo equivalga a contributo zero, e infine il prestito sarebbe altamente rischioso per lo Stato, perché la restituzione è prevista tra il 2044 e il 2056 e comunque solo ad avvenuta remunerazione dei finanziatori e degli azionisti, e non coperto da alcuna garanzia.

Ma il Tar Lazio ha ritenuto infondati questi tre principali motivi di ricorso, e altri 18 più o meno ad essi legati, respingendo dunque i ricorsi e ordinando all’ente appaltante di eseguire la sentenza, e cioè firmare il contratto con il Consorzio Sis.

Circa la questione del contributo-prestito, il Tar sostiene che la possibilità di restituzione totale o parziale del contributo non era esclusa né dal bando né dalla normativa generale, e che «tra le scelta non si differenzia, quanto agli effetti pratici, dalla fruizione del contributo in maniera parziale o minima o dalla rinuncia integrale allo stesso, non potendo deporre in senso contrario l’utilizzo del termine “a fondo perduto”».

Poi c’era la questione dell’assenza di garanzie. La restituzione del “prestito”, stando all’offerta di Sis, dovrebbe avvenire solo nel periodo 2044- 2056, ad avvenuta remunerazione e dei finanziatori e degli azionisti, e sarebbe garantita dai soli utili attesi nella corrispondente fase di esecuzione. «In tal modo – scrive il Tar – (secondo i ricorrenti, ndr) l’offerta del Consorzio risulterebbe subordinata a una serie di fattori operativi che potrebbero modificare l’equilibrio del Pef (piano economico finanziario) e l’effettiva disponibilità di risorse, in ciò rendendo aleatoria la stessa restituzione del contributo». Ma il Tar respinge questa obiezione, perché l’offerta così congegnata non sarebbe – normativa e giurisprudenza alla mano – né “condizionata” né “indeterminata”.

Infine la questione della valutazione eccessivamente generosa da parte della commissione di gara, che ha calcolato – ai fini dei punteggi – il contributo restituito (a partire dal 2044) come se fosse contributo zero, mentre invece – osservano i ricorrenti – si tratta di una cosa ben diversa. Il Tar respinge anche questo motivo, ricordando e condividendo la giurisprudenza secondo la quale «nelle gare pubbliche, l’Amministrazione dispone di ampi margini di discrezionalità nella determinazione non solo dei criteri da porre quale riferimento per l’individuazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa, ma anche delle relative formule matematiche».

L’aggiudicatario della Roma-Latina, il Consorzio Stabile Sis (società consortile per azioni), è come noto una consolidata alleanza italo-spagnola nata su spinta del colosso iberico Sacyr y Vallermoso, consorzio oggi controllato al 51% dal gruppo Fininc di Torino (tramite la società di costruzioni Inc spa e la società di ingegneria Sipa Spa), mentre Sacyr ha il 49%.
Nella valutazione della parte tecnica dell’offerta per la Roma-Latina, effettuata dalla Commissione nella seduta del 29 settembre 2015, era risultata in vantaggio, anche se di poco, l’Ati italiana guidata da Salini Impregilo, con 38,46 punti contro i 24,41 di Sis. All’apertura delle buste il 19 febbraio, invece, il Consorzio Sis ha ribaltato la situazione con un forte ribasso sul contributo pubblico richiesto, ottenendo 30 punti contro i 5,48 della cordata Salini Impregilo (si veda il tabellino di gara). La Commissione di gara ha infatti considerato che la proposta di Sis di restituire il contributo a fine concessione equivalesse di fatto al “contributo zero”, a un ribasso cioè del 100%.