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Pedemontana veneta, tempi più lunghi

L’anno nuovo potrebbe essere fatale per la Pedemontana Veneta (superstrada a pedaggio in costruzione in project finacing, con costo complessivo di 2,9 miliardi di euro e concessione regionale), con il rischio concreto di uno stop ai cantieri oramai aperti su tutti i 94 km del tracciato.
I lavori riprenderanno dopo la pausa natalizia ma il Consorzio Sis (concessionario) ha già fatto sapere che senza novità sulla finanziabilità dell’opera, contratti di lavoro e subappalti non saranno rinnovati alla scadenza. A questo si aggiunge che come preannunciato nei mesi scorsi dallo stesso ministro Delrio, il Governo ha comunicato il 29 dicembre scorso la scelta di non prorogare la gestione commissariale straordinaria per la Superstrada Pedemontana Veneta.

Dal 1° gennaio 2017, le competenze sono trasferite dal Commissario di governo Silvano Vernizzi (che però è un dirigente della Regione Veneto) e dalla sua squadra, alla Regione Veneto.
L’ingegner Giuseppe Fasiol, che affiancava Vernizzi nella struttura commissariale, è stato confermato come Rup del procedimento.

Al di là dei nomi, comunque, si passa dalle procedure accelerate del Commissario alla gestione ordinaria dell’opera e questo si traduce quasi certamente in una fisiologica – o forse sarebbe meglio dire patologica – dilatazione dei tempi.
L’approvazione dei progetti di alcune varianti ad esempio sarà adesso demandata al Cipe.

È così sempre più incerto il futuro della superstrada a pedaggio lunga 94,5 km e che interessa 36 comuni della Regione, i cui cantieri sono avviati da anni, ma per la quale il Consorzio SIS concessionario dell’opera non riesce a trovare i finanziamenti necessari al proseguimento dei lavori.

La Regione ha costituito un gruppo di lavoro per studiare le possibili soluzioni ai problemi di finanziamento emersi nei mesi scorsi e scongiurare un possibile blocco dei lavori che potrebbe essere imminente. Il gruppo è composto da Marco Corsini, Avvocato dello Stato esperto in materia di contratti e appalti pubblici (e membro del Comitato scientifico RV), da Velia Leone, avvocato esperto in diritto comunitario e finanza di progetto, da Bruno Barel, Pietro Calzavara e Diego Signor tutti avvocati dello Studio Legale Barel e dalla professoressa Veronica Vecchi, economista, esperta in finanza di progetto, anch’essa membro del Comitato scientifico RV.

Inoltre la Regione del Veneto ha affidato con gara un incarico a Redas Engineering di Bologna e Area Engineering per la determinazione di uno studio di traffico indipendente e aggiornato sottolineando che i consulenti scelti sono gli stessi che hanno centrato le stime di traffico del Passante di Mestre qualche anno fa.

Da oltre due anni il Consorzio Sis cerca inutilmente di trovare sul mercato il miliardo e seicento milioni di euro di prestiti necessari a realizzare l’opera (che ha un costo complessivo di 2,25 miliardi ai quali vanno aggiunti 300 milioni di Iva e oneri finanziari fino a toccare la significativa cifra di 2,9 miliardi). Le ragioni paiono essere soprattutto nelle stime di traffico indicate nel Pef della superstrada: 30mila veicoli al giorno. Una previsione che alcuni analisti ritengono esagerata, al punto che Cassa Depositi e Prestiti nei mesi scorsi ha messo sul tavolo un proprio studio che dimezza questo numero, mettendo in dubbio la sostenibilità finanziaria dell’opera.

Anche la Corte dei Conti ha espresso pesanti riserve sulla solidità del project financing e così nei mesi scorsi JP Morgan, alla quale il Consorzio SIS si è affidato, non ha ritenuto opportuno partire con la collocazione del prestito obbligazionario da 1,6 miliardi, pronto da mesi, visto che gli investitori internazionali si aspettavano che il governo italiano, magari proprio attraverso Cassa Depositi e Prestiti desse un segnale di condivisione e sostegno all’opera. Cdp ha invece bocciato il progetto, gelando le aspettative di Sis e Jp Morgan.

Si è aperta così una complessa trattativa tra Regione, Concessionario e Ministero per trovare una soluzione; quella più probabile pareva essere il coinvolgimento di Anas (e forse di Cdp stessa) attraverso CAV (Concessioni Autostrade Venete) dove la società è al 50% con Regione Veneto. Cav entrerebbe in Pedemontana, senza estromettere Sis, ma l’operazione è subordinata alla modifica dello statuto stesso di CAV e all’approvazione da parte del governo di una modifica all’art. 2 comma 290 della legge 240/2007 che ha istituito la stessa CAV limitandone però l’attività al solo Passante di Mestre. Norma che però è saltata con la crisi di governo.

I lavori sono intanto al 30-35% di avanzamento (anche se i comitati contrari all’opera parlano al massimo di un 20%) e sono stati finanziati in parte con l’equity assicurato da Sis e in parte preponderante con i contributi pubblici, 245 milioni previsti fin dal bando di gara e 370 milioni assicurati dal Dl 69/2013 (il decreto “Fare”) per sostenere un Pef già allora giudicato traballante.

Ma le risorse stanno finendo al punto che anche il pagamento degli espropri è in ritardo. Gli incontri, iniziati ancora a luglio dello scorso anno a Roma sono proseguiti fino al 21 novembre scorso, per ora senza nessun risultato tangibile.

L’ex commissario Silvano Vernizzi nell’annunciare il passaggio di competenze alla Regione ha fatto il punto del lavoro fatto e ringraziato i suoi collaboratori e il presidente della Regione Zaia: «In sette anni abbiamo approvato il progetto definitivo e avuto il via libera da 35 comuni su 36, – racconta Vernizzi- abbiamo approvato il progetto esecutivo e avviato i lavori che oggi sono oltre il 30% di avanzamento con la realizzazione di opere anche importanti come la galleria di Sant’Urbano di 1600 metri, e i ponti sui fiumi Astico e Brenta».
L’ormai ex commissario non vuole commentare la scelta di ritornare alla gestione ordinaria ma nel descrivere i lavori ancora da fare ricorda la variante di Montecchio (necessaria dopo la scoperta di un vasto inquinamento della falda) i cui progetti adesso dovranno essere approvati dal CIPE e non più dalla struttura commissariale con una dilatazione dei tempi che può essere calcolata in 10-12 mesi.

Sorpreso della scelta governativa è invece Matterino Dogliani, presidente del Consorzio Sis: «Ci dispiace di questa scelta, ci aspettavamo che la gestione commissariale fosse prorogata di un altro anno: Vernizzi ha lavorato bene ed è una persona molto brava e concreta. Il rischio adesso è che tutte i problemi da affrontare si scontrino con i tempi della burocrazia».
Nessuna novità sul fronte del finanziamento dell’opera: «Non abbiamo novità – sostiene Dogliani – attendiamo che Regione e Governo ci dicano quali stime di traffico ritengono valide e su quelle calibreremo il Pef. Sappiamo che la Regione ha messo in campo una squadra importante, speriamo che a breve si arrivi ad una decisione. Certamente nel frattempo il rischio di un rallentamento c’è. Non sarebbe serio da parte nostra confermare contratti ai lavoratori e alle imprese subappaltatrici senza la sicurezza di poterli pagare in futuro. Ma continuiamo ad essere ottimisti».