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Il ponte di Leverkusen: la crisi delle infrastrutture in Germania

Il ponte di Leverkusen sul Reno in Germania  è chiuso al traffico pesante dal 2012, ossia da quando sono state avvistate alcune fessure nella struttura di cemento. Un ponte sostitutivo sarà inaugurato nel 2020, ma fino ad  allora tra le migliaia di vetture che lo percorrono ogni giorno non ci saranno camion. Questa opera è inserita in uno dei corridoi più importanti per la rete dei trasporti del Paese: collega infatti la cintura industriale della Ruhr ai Paesi Bassi.

Divenuto il simbolo alla crisi delle infrastrutture della Germania, il ponte di Leverkusen esemplifica riassume la condizione del sistema infrastrutturale del Paese: aperto nel 1965, nel 2012 consentiva il transito di 128mila vetture e 14mila camion al giorno, un carico di traffico per il quale non è mai stato progettato. La sua chiusura ha imposto un pesante scotto all’ambiente: non potendo percorrere il ponte, l’orario di lavoro dei camionisti in media si allunga di 40 minuti e di una trentina di chilometri al giorno, il che significa complessivamente un consumo di 126mila litri di carburante in più e 330 tonnellate in più di emissioni di biossido di carbonio ogni giorno. I camion poi intasano il traffico di Leverkusen, alla ricerca di strade alternative.

Secondo KFW, la banca tedesca di sviluppo, le grandi città e i distretti rurali della Germania stanno soffrendo per un grave “gap di investimenti” pari a 126 miliardi di euro, compresi i 34 miliardi di dollari arretrati per le vie di comunicazione e altri 33 per le scuole. Nella sola Renania Settentrionale-Vestfalia i ponti da ricostruire completamente sarebbero circa 300. Le infrastrutture nate negli anni del boom tedesco, tra gli anni Sessanta e Settanta, non sono state progettate per sopportare i flussi di traffico odierni.

Dalle statistiche emerge che gli investimenti pubblici in percentuale al prodotto interno lordo sono calati dal 5% circa nel 1970 al minimo assoluto dell’1,9%  nel 2005, e si sono poi stabilizzati attorno al 2%.  Il governo sostiene che gli investimenti pubblici stanno “lievitando”, con un tasso medio annuo di crescita del 3,8 per cento, e che da qui al 2020 aumenteranno di circa il 5 per cento l’anno.

Il Fondo Monetario Internazionale chiede che la Germania spenda di più nelle infrastrutture pubbliche per incoraggiare gli investimenti privati e ridurre le ingenti eccedenze delle partite correnti del paese.

Ma, secondo gli esperti, la soluzione non sta nei soldi: dopo anni di tagli e decurtazioni, molte piccole e grandi città sono del tutto prive della capacità istituzionale di gestire grandi progetti. Si sono creati dei colli di bottiglia in fase di pianificazione complicati da superare. Di rado, infatti,  i soldi sono il problema principale: nel caso del nuovo aeroporto di Berlino, che avrebbe dovuto essere inaugurato nel 2011 ed è tuttora in fase di costruzione, tra i problemi principali ci sono gli intoppi tecnici, la scarsa pianificazione e i frequenti cambiamenti nel management.