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Draghi: “Ripresa più solida ma aumento inflazione solo graduale”

La ripresa “sta diventando più solida” e “sono diminuiti” i rischi al ribasso sulla crescita. Ma l’inflazione continua a preoccupare. “Le prospettive di un rialzo restano contenute e mostrano un trend al rialzo non convincente”. Comunque, l’aumento sarà solo “graduale”. Sono le principali indicazioni che arrivano dal presidente della Bce, Mario Draghi, in conferenza stampa dopo la riunione del Consiglio, che ha lasciato al minimo storico il costo del denaro.

Lo scenario descritto rende “ancora necessario un elevato livello di accomodamento monetario”. Anche perché l’inflazione si deve avvicinare al 2% “in tutta l’Eurozona e non in un solo Paese”. Perchè la Bce normalizzi la politica di stimolo monetario, l’inflazione dovrà “convergere verso l’obiettivo” del 2% per “un periodo duraturo, e non per un breve periodo”, e deve “auto alimentarsi” e non dipendere esclusivamente da fattori esterni congiunturali.

Per questo, l’Eurotower continua a sostenere che i tassi saranno “a questo livello o più bassi per un lungo periodo di tempo”, conferma il QE per tutto il 2017 al ritmo di 60 mld al mese di acquisti e si dice comunque pronta ad intervenire ancora. “Siamo pronti ad aumentare l’entità e la durata del programma di acquisto di asset”, se necessario.

In due diverse risposte, Draghi puntualizza anche la posizione del Consiglio rispetto all’ipotesi di un disimpegno rispetto alle attuali misure straordinarie. “Non ne abbiamo discusso”, dice prima, riferendosi alle indiscrezioni di stampa secondo cui l’Eurotower a giugno potrebbe modificare la forward guidance. Poi, in maniera ancora più chiara: “Non serve discutere adesso di un’uscita dal QE”, scandisce, aggiungendo: “non ci sono motivi per deviare dalle indicazioni che abbiamo dato nel comunicato”.

E non manca l’ormai tradizionale richiamo ai governi europei. Il Patto di stabilità e le regole di bilancio Ue “restano cruciali per la resilienza dell’aera euro”, ricorda Draghi, sottolineando anche che “ogni paese deve intensificare i suoi sforzi per una composizione delle finanze pubbliche che sia pro-crescita”.

Così come Draghi non si sottrae a una valutazione sull’impatto delle diverse tornate elettorali in Europa. Nei paesi sotto elezioni “la spinta per le riforme può rallentare” ma anche “senza una nuova legislazione un Paese può implementare le riforme già varate e sappiamo che certi paesi hanno molto da fare in termini di implementazione”. Ecco perché la Bce “continua a rinnovare il suo appello ai governi per attuare le riforme”.

Quindi, i due casi specifici, la Francia e l’Italia. “Non prendiamo decisioni di politica monetaria sulla base dei risultati elettorali”, dice Draghi, rispetto a chi gli chiedeva se le elezioni francesi e l’eventuale vittoria di Emmanuel Macron possano influenzare le prossime scelte dell’Eurotower. Mentre ricorda che la Bce “guarda a tutta la zona euro e non a singoli paesi” e che “la crescita non è nel suo mandato nel quale invece c’è la stabilità dei prezzi” per rispondere a una domanda sulla bassa crescita italiana.

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