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Autostrade, il Tar del Lazio apre a nuovi aumenti in agosto

Incognita aumenti sull’esodo degli italiani, ormai pronti per le ferie di agosto. Una sentenza del Tar del Lazio, infatti, ha accolto il ricorso del gruppo Toto, concessionaria dell’Autostrada dei Parchi, che si era opposto al congelamento degli aumenti autostradali, imposto nel 2014 dall’allora ministro per le Infrastrutture e Trasporti, Maurizio Lupi.

All’epoca Lupi impose che, davanti a una crisi che non mostrava cedimenti, le tariffe autostradali venissero aggiornate solamente sulla base del tasso di inflazione programmato, non considerando gli altri due parametri abitualmente considerati negli accordi in essere, ovvero la remunerazione degli eventuali investimenti effettuati nel corso dell’esercizio precedente e la cosiddetta congrua remunerazione della concessione.

Il decreto Lupi, che inizialmente si pensava potesse avere termine tra i 6 e i 12 mesi, è durato più del suo firmatario, costretto a dimettersi nel marzo 2015 dal trambusto venutosi a creare attorno alla realizzazione di una serie di Grandi Opere.

Una decisione di opportunità, che ha lasciato il campo a Graziano Delrio e lunga vita al taglio delle tariffe. Le grandi concessionarie autostradali hanno cercato metodi alternativi per aumentare i volumi del loro business, mentre il gruppo Toto si è in solitario rivolto alla magistratura. Che adesso, come riporta Il Fatto Quotidiano, dà ragione al Concessionario. L’autostrada che collega Roma all’Abruzzo può infatti rincarare del 10 per cento le proprie tariffe. Il Tar infatti riconosce all’Autostrada dei Parchi il diritto a recuperare gli introiti perduti negli ultimi due anni e mezzo, imponendo parallelamente al ministro Delrio di provvedere entro trenta giorni, pena l’arrivo di un commissario ad acta delegato dal Ragioniere generale dello Stato.

In ballo, infatti, vi è una partita molto interessante: da un lato gli altri concessionari non esiteranno a chiedere uguale trattamento sulla base della sentenza recente del Tar del Lazio, dall’altro si profila addirittura un danno erariale, per i mancati introiti legati all’imposta sul valore aggiunto e sui redditi delle imprese interessate. Questo però conta ben poco per i consumatori, che dovranno fare fronte a un aumento assai probabile. Addirittura, per certi versi, retroattivo. Tabelle alla mano, entro un mese la Roma-Pescara potrebbe costare 22 euro contro i 20,20 di oggi, la Roma-Teramo arrivare a 19,80 (17 euro oggi). Le altre seguiranno.

A fine mattinata, sull’argomento, è intervenuto anche il ministro Delrio. «L’aggiornamento delle tariffe 2015 verrà fatto, non c’è dubbio che verrà riconosciuto ai gestori», ha detto Delrio commentando la sentenza del Tar. «Non è successo niente di drammatico, l’aumento va fatto sicuramente», ha aggiunto il ministro, interpellato alla Camera nel corso di una conferenza stampa di Federcasse, ammettendo che «certo ci sono stati dei ritardi» perché, ha fatto rilevare, «si tratta di un iter approvativo molto complesso». Delrio ha ricordato che il governo era intervenuto al riguardo nell’agosto 2016, ma che a seguito di «un dubbio interpretativo» il relativo provvedimento era stato fermato dalla Corte dei conti. Ora, ha annunciato, l’aumento «tornerà presto al Cipe». Gli aumenti, insomma, sono vicini (e saranno salati).