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Voragine Firenze: inchiesta per crollo colposo

Tecnici e autorità locali sono ancora al lavoro a Firenze per mettere in sicurezza lo sbancamento che ieri all’alba ha squarciato un lungo tratto del Lungarno Torrigiani, in pieno centro storico, inghiottendo una ventina di auto. In queste ore, a Palazzo Vecchio, sede del Comune, si cerca anche di far luce sulle eventuali responsabilità per l’improvvisa voragine – larga sette e profonda oltre tre metri e mezzo, con un fronte di circa 200 metri, dovuta con ogni probabilità alla rottura di una grossa condotta idrica – in attesa dei risultati dell’inchiesta aperta fin da ieri dalla Procura di Firenze e coordinata dal Pm Gianna Tei che procede per il reato di crollo colposo. Non si ferma intanto il fiume di polemiche sulle responsabilità politiche per l’accaduto. Dario Nardella prende di mira l’Ad di Publiacqua: Alessandro Carfi dovrebbe «valutare in coscienza» le dimissioni.

Il braccio di ferro Comune-Publiacqua

La dirigenza della società è convinta che non vi sia alcun nesso tra il guasto registrato intorno a mezzanotte e mezzo di mercoledì a Lungarno Torrigiani e il tracollo avvenuto qualche ora più tardi. «Alle tre e mezzo tutto era rientrato nella normalità», afferma Publiacqua. Il Comune, tanto il sindaco Dario Nardella (che ieri ha ipotizzato «l’errore umano») quanto il dirigente Giacomo Parenti, è convinto invece che, una volta chiuse le condutture interessate, si sia sottovalutata la forza che, a quel punto, la pressione delle condotte avrebbe esercitato in quella zona. Insomma, non sarebbe un problema di usura e “anzianità” delle tubazioni, che comunque hanno 60 anni, ma di regolazione della pressione. Mentre, per Publiacqua, si tratterebbe di uno smottamento del fiume che poi ha portato alla rottura del tubo. In entrambe le versioni, si esclude così il tema dell’età delle condutture.

Ripondendo ai giornalisti il primo cittadino ha sottolineato che «le condizioni della rete idrica sono sotto gli occhi di tutti, ogni anno ci sono 5 mila interventi», ma che quanto è successo sul Lungarno Torrigiani « non è da attribuire in alcun modo al caso o alla natura». Nardella ha poi dettato l’agenda della ricostruzione: per prima cosa partiranno i «lavori di somma urgenza per impermeabilizzare tutta la parte sottostante nel caso arrivassero le piogge e per stabilizzare il sito». Poi si passerà «a ricostruire il munro di argine e ar ipristinare la viabilità». Per questi interventi, ha assicurato Nardella, «non possiamo superare il imite di settembre. Dopodiché vogliamo fare il Lungarno più bello di come era prima, e vogliamo che la data di fine lavori non vada oltre il 4 novembre, anniversario dell’alluvione di Firenze».

Geologi: in acquedotti italiani perdite anche del 70%

A margine delle polemiche, trova spazio anche l’analisi di chi per lavoro è abituato a valutare gli interventi strutturali per la salvaguardia delle città e del territorio. Come Francesco Peduto, presidente del Consiglio nazionale dei geologi, che prende spunto dai fatti di Firenze per confermare il problema di fondo del sistema idrico italiano, che si chiama poca manutenzione e assenza di monitoraggi costanti. Due fattori che spiegano lo stato pietoso dei nostri acquedotti che registrano perdite in media del 35% con punte che possono arrivare anche al 70%. «Il fattore scatenante della voragine di Firenze – spiega Peduto – è stata la rottura del tubo e tubi di quelle dimensioni possono avere punti deboli, in particolare le giunture e le filettature delle giunture. Tuttavia è necessario chiarire la causa della rottura, se, appunto, ha ceduto una giuntura oppure se si tratta di altro, forse un cedimento del terreno o di altro che ha schiacciato e danneggiato il tubo.