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Spinta del Governo agli investimenti

Una scossa da dare agli investimenti privati. Già nel 2017. È uno dei principali obiettivi che si è dato il governo con la legge di bilancio approvata sabato: ecco quali sono nel dettaglio le tre principali misure e le stime, con numeri e incognite da considerare.

Partiamo dalla misura più costosa tra quelle proposte dal ministero dello Sviluppo economico con il piano Industria 4.0 ed entrate nella manovra. Viene prorogata l’agevolazione che consente una maggiorazione del 40% della deduzione delle quote di ammortamento di beni strumentali. Si tratta del cosiddetto superammortamento al 140% che varrà anche per beni acquistati o acquisiti in leasing nel corso del 2017 (con consegne possibili entro settembre 2018, a patto di versare entro il prossimo anno almeno un acconto del 20%). È del tutto inedito invece l’ “iperammortamento” al 250%, riservato ai beni digitali legati al piano Industria 4.0, inclusi software connessi.

La doppia misura, secondo il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, vale 11 miliardi in sette anni in termini di impegno pubblico. L’obiettivo del governo è mobilitare nel complesso 10 miliardi di investimenti privati aggiuntivi nel 2017, di cui 8 attivati dagli iperammortamenti e 2 miliardi derivanti dai superammortamenti. L’incognita può essere doppia. Qualche addetto ai lavori, innanzitutto, già teme un rallentamento degli investimenti in questo ultimo trimestre del 2016 causato dall’effetto attesa per l’introduzione dell’iperammortamento che al momento appare fissata per l’inizio del 2017. La seconda incognita è forse di tipo più “culturale”, perché c’è ancora molta strada da fare per comunicare tra le imprese il concetto stesso di “Industria 4.0”, le potenzialità delle tecnologie digitali che rientrano in questa definizione e il vantaggio non solo fiscale che può derivare da investimenti in questo campo.

Via libera anche al rafforzamento del credito d’imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo. L’attuale bonus viene prorogato di un anno, fino al 2020, e vede il credito d’imposta salire al 50% per tutte le tipologie di spesa (mentre ad oggi è fissato di base al 25% e sale al 50% solo per assunzione di personale altamente qualificato e costi della ricerca “extra muros”, cioè svolta in collaborazione con università ed enti o organismi di ricerca e con altre imprese, come le startup innovative). Nel contempo, il beneficio massimo per singola impresa viene elevato da 5 a 20 milioni annui.

L’obiettivo del governo, a fronte di 3,5 miliardi di impegno pubblico, è attivare 11,3 miliardi di investimenti privati nel periodo 2017-2020. Realizzabile? Di certo il doppio innalzamento, 50% e 20 milioni, risulta molto appetibile. Ma è anche vero che l’attuale versione del credito d’imposta finora non ha conquistato le imprese, soprattutto per il meccanismo incrementale in base al quale il beneficio si calcola solo sull’eccedenza di spesa rispetto al triennio 2012-2014. Meccanismo che resterà anche nella nuova versione.

Per il credito alle imprese si punta con forza sul Fondo centrale di garanzia. Prima immettendo risorse. Poi modificando le regole. I tecnici che gestiscono il Fondo avevano stimato per il 2017 un fabbisogno di almeno 1,1 miliardi. Il governo alla fine stanzierà 1 miliardo, 100 milioni in più delle ipotesi iniziali. A breve poi dovrebbe entrare in vigore il decreto interministeriale che introduce un modello di rating per l’accesso delle imprese al Fondo, con cinque classi di merito e coperture più alte, fino all’80%, per le aziende che hanno un rischio medio-alto. A beneficiare di coperture più alte saranno anche le operazioni delle nuove imprese e quelle finalizzate agli investimenti e non al mero circolante.

Il combinato disposto dei due interventi – risorse e regole – secondo il ministero dello Sviluppo economico potrà facilitare finanziamenti bancari tra 23 e 26 miliardi. Lo scorso anno il Fondo ha garantito finanziamenti per circa 15 miliardi. Per raggiungere il target sarà importante capire quando il decreto con la riforma entrerà in vigore e sarà importante avere un sistema di rigorose verifiche sulla qualità delle operazioni che verranno finanziate. Perché davvero ci sia un aumento di investimenti veri a fronte di semplice copertura di liquidità (nel 2015 a fronte delle oltre 102.000 domande accolte, le operazioni a fronte di investimento sono state appena il 17 per cento).

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