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Ponti a rischio: dopo la Lombardia anche la Sicilia ha paura

In Sicilia dilaga l’effetto paura per quanto accaduto sulla Milano-Lecco con un Tir precipitato sulle auto per il crollo di un ponte. Perché nell’isola altri ponti si sono improvvisamente sbriciolati in passato. Da Caltanissetta a Sciacca. Per non parlare dello «Scorciavacche» inaugurato sulla Palermo-Agrigento a Natale di due anni fa, ceduto sette giorni dopo, a Capodanno, e ancora bloccato. Adesso a lanciare un allarme, un vero e proprio Sos, è una squadra di ingegneri con nomi top secret che ha lavorato per una agguerrita associazione ambientalista, Mareamico, su tre viadotti della Statale 115, vicino a Porto Empedocle, la città di Camilleri, la strada che porta alla famosa Scala dei Turchi.

Tre viadotti con calcestruzzo eroso, ferri arrugginiti a vista e costruiti prima del 1974, prima dell’emanazione delle norme antisismiche. Appaiono davvero precarie le strutture filmate e fotografate dal basso e dall’alto sui torrenti Spinola, Salsetto e Zubbie. Foto sconvolgenti quelle diffuse da Mareamico su queste «opere realizzate negli anni Sessanta secondo criteri ormai superati». Come è inquietante la relazione che accompagna il dossier, sottoscritta da tecnici rimasti in secondo piano, tutelati dal presidente dell’associazione Claudio Lombardo, un medico impegnatissimo sulla trincea ambientalista: «Alcuni di loro lavorano in strutture pubbliche ed è bene che non si espongano, ma con noi sono decisi a denunciare i rischi che tutti corriamo».

Per i tecnici «le tre strutture si presentano in condizioni di estremo degrado risultando le armature metalliche a vista, staccate dall’impalcato ed interessate da fenomeni corrosivi in avanzato stadio…». Ed ancora: «Il processo ossidativo è stato innescato dalla mancanza di adeguate opere o apparati di smaltimento delle acque meteoriche. Infatti i manufatti presentano solo in qualche pluviale spezzoni di tubo per il deflusso delle acque…».

Ecco un appello rivolto soprattutto all’Anas e alla Regione Sicilia perché si acceleri il piano di manutenzioni annunciato su tutta la rete siciliana, come confermato recentemente dal presidente dell’azienda nazionale Gianni Vittorio Armani e dal ministro Del Rio. Quest’ultimo ha anche ha promesso 800 milioni per rifare l’intera autostrada Palermo-Catania, quella con un ponte incrinato per sei mesi, poi fatto crollare per sicurezza, ma ancora ben lontano dalla ricostruzione.

Altri interventi sarebbero previsti grazie al «Patto per la Sicilia» siglato da Matteo Renzi il mese scorso proprio ad Agrigento. Anche se da cinque anni si lavora al rifacimento di un breve tratto della statale che collega Palermo alla Valle dei Templi, un tratto di appena 32 chilometri dove insiste il «ponte dei 7 giorni», lo Scorciavacche. Lavori senza fine, con tempi di percorrenza devastanti, rallentati da strettoie continue e da otto semafori.