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Pedemontana Veneta, per far quadrare il Pef più equity dai privati e tariffe più basse

Abbassamento dei pedaggi, aumento dell’equity (fondi a rischio proprio) del concessionario, revisione del piano economico finanziario (Pef) rivedendo le stime di traffico, soprattutto per il futuro.
È questa la linea sulla quale si sta lavorando per convincere Cassa Depositi e Prestiti a dare il via libera a un nuovo Pef per la Pedemontana Veneta, cioè in qualche modo “garantire” il maxibond da 1,6 miliardi di euro che il Consorzio Sis (concessionario) deve emettere con JP Morgan.
L’incontro di venerdì scorso a Roma, tra il Commissario governativo Silvano Vernizzi, Matterino Dogliani, presidente del Consorzio Sis accompagnato da funzionari di JP Morgan, il Ministero dei Trasporti rappresentato da Mauro Coletta e i funzionari di Cassa Depositi e Prestiti ha quindi avuto un risultato positivo, anche se interlocutorio. L’obiettivo è quello di sottoporre, verso la fine del mese di agosto, una serie di modifiche al contratto di concessione tali da rassicurare gli analisti di CDP sulla sostenibilità finanziaria dell’opera.

L’abbassamento dei pedaggi dovrebbe far aumentare il numero dei veicoli che sceglieranno di percorrere la superstrada: oggi la tariffa prevista è di 8,6 centesimi di euro al km per i veicoli leggeri e di 14,2 centesimi per quelli pesanti. Si ragiona su un abbassamento di circa il 15%, lasciando invariati sia i benefici che le esenzioni per i residenti. L’idea non pare dispiacere al concessionario, perché il calo delle tariffe dovrebbe essere compensato dal maggior numero di veicoli che percorreranno la superstrada. Meno entusiasmo certamente c’è per la proposta di aumentare l’equity assicurato dal Concessionario: si parla di 50-60 milioni di euro che porterebbero quindi attorno ai 550 milioni di euro il capitale di rischio del Consorzio Sis.

Più complessa la questione relativa ai flussi di traffico: lo studio commissionato autonomamente nei mesi scorsi da Cassa Depositi e Prestiti non è ancora disponibile nella sua totalità, ma una delle differenze emerse nel corso dei colloqui riguarda la curva di incremento del traffico dalla data di apertura al traffico alla fine della concessione. I due dati sono molto simili nei primi anni ma poi divergono sensibilmente con il passare del tempo. Quelli utilizzati nel Pef danno un aumento del traffico significativo, lo studio di CDP pensa a un incremento molto più modesto per lo sviluppo futuro dell’intermodalità e per una crescita economica prudenzialmente stimata piuttosto debole.

È evidente che ogni variazione percentuale, anche decimale, sia delle tariffe di pedaggio che dei flussi di traffico si traduce in variazioni di centinaia di migliaia di euro.

Domani concedente e concessionario, affiancati dagli analisti di JP Morgan, si troveranno a Mestre per la prima di una serie di riunioni nelle quali proveranno a far quadrare il Piano Finanaziario alla luce delle linee guida stabilite venerdì scorso a Roma. Sarà un lavoro lungo e delicato. Anche perché alla fine Cassa Depositi e Prestiti avrà l’ultima parola, che potrebbe essere anche negativa. Una possibilità che però nessuno davvero si augura, perché il blocco dei lavori a ottobre porterebbe a cascata ad una serie di problemi importanti: dalla messa in sicurezza dei cantieri, alla liquidazione degli espropri, fino al futuro dei circa 1500 lavoratori oggi impegnati nella realizzazione dell’opera.