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Omicidio stradale, opinioni a confronto

Dopo un iter assai lungo, l’omicidio stradale è divenuto realtà; il Presidente del Consiglio Renzi ha firmato la legge, alla presenza di associazioni e familiari delle vittime della strada. Il contenuto della riforma, modificativa di ben tre codici – Codice Penale, Codice di Procedura Penale e Codice della Strada – è stato ampiamente divulgato da giornali e televisione: basterà, qui, un cenno di riepilogo.

Il fulcro di tutto, cioè il nuovo articolo 589-bis del Codice Penale, rubricato per l’appunto “omicidio stradale”, prevede tre livelli di repressione.
Primo livello, reclusione da otto a dodici anni, per omicidio stradale commesso da guidatore in stato di alterazione psicofisica per uso di sostanze stupefacenti, o in stato di ebbrezza con tasso alcooemico superiore a 1,5 grammi per litro (g/l).

Secondo livello, reclusione da cinque a dieci anni, per omicidio stradale commesso con tasso alcolemico compreso tra 0,8 e 1,5 g/l.
Terzo livello, reclusione da due a sette anni, per gli altri casi di omicidio commesso violando le norme sulla circolazione stradale, ma con un’importantissima precisazione: scatterà il secondo livello repressivo – da cinque a dieci anni di carcere – per gli eccessi di velocità (parametrati diversamente in ambito urbano e in ambito extraurbano), per gli attraversamenti con il semaforo rosso, per la circolazione contromano, per l’inversione del senso di marcia in prossimità o in corrispondenza di incroci, curve o dossi, per il sorpasso con linea continua o in corrispondenza di attraversamento pedonale.

Tutt’altro che lieve l’aggravante prevista per il conducente che si dà alla fuga: la pena sarà aumentata da un terzo a due terzi e non potrà, comunque, essere inferiore a cinque anni.
Parallelamente all’“omicidio stradale” è stato poi introdotto, in maniera speculare, il reato autonomo di “lesioni personali stradali”.
In una fase come questa, evidentemente, sono interessanti soprattutto le discussioni innescate dalla novità legislativa: le voci a favore, così come quelle contrarie. Sotto la superficie delle polemiche contingenti, il dibattito tocca punti nevralgici, tanto per il sociologo quanto per il giurista.
I critici arrivano a parlare di ‘vulnus’ inferto all’intero sistema penale. Ricordano che l’omicidio – secondo una lunghissima tradizione ma anche secondo il senso comune – può essere doloso, colposo o preterintenzionale: se si vuole complicare questa chiara tripartizione con un’ulteriore categorizzazione “per materia”, occorrerà affiancare all’omicidio “stradale” l’omicidio “ecologico”, quello “industriale”, quello “edilizio” nonché, probabilmente, l’omicidio “sportivo” (un pugile che sul ring esageri con ganci e montanti non è certo un’ipotesi di fantasia). E non mancano, quanto alle specifiche disposizioni del testo di legge uscito dal Parlamento, dubbi di natura tecnica su prescrizione, aggravanti, attenuanti; con il rischio, tutt’altro che astratto, di interventi correttivi della Corte costituzionale.

I fautori della modifica legislativa, dal canto loro, non esitano a sostenere che il livello emergenziale delle condizioni di circolazione stradale (migliaia di morti, famiglie distrutte, sanzioni percepite come inconsistenti, patenti restituite con apparente facilità anche ai responsabili dei peggiori sinistri) esigeva, comunque, risposte forti, anche a costo di sacrificare la “purezza concettuale” del sistema. E chiamano in ballo l’antico, ma sempre valido, nesso tra minaccia della pena e condotta umana: visto che la consapevolezza della gravità di certi comportamenti al volante si è diluita al punto da far apparire come “eventi routinari” gli incidenti, serve un deterrente straordinario, radicalmente diverso da quello che c’era prima, per modificare atteggiamenti e livelli di attenzione.
Insomma: l’impressione è che, con l’approvazione dell’omicidio stradale, si sia scritto il primo capitolo, non l’ultimo. Occorrerà vedere, tra qualche anno, come si saranno assestate l’applicazione giudiziaria e le statistiche sugli incidenti. Un fatto, però, è certo: le politiche di contrasto ai più scorretti comportamenti su strada sono entrate in una fase realmente nuova.