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Ocse: l’Italia bene sulle riforme, le priorità sono occupazione e fisco

C’è un capitolo dedicato anche all’Italia nel rapporto Ocse presentato in mattinata a Shanghai in occasione del G20 finanziario. Il rapporto «Going for Growth 2016» denuncia la frenata del processo di riforme nelle economie avanzate nel corso del 2015, ma anche in quelle emergenti che fanno fatica a tenere il passo e segnala le sfide ancora sul campo.

Il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, e il ministro delle Finanze cinese, Lou Jiwei, durante la presentazione del rapporto a Shanghai hanno chiesto al G20 di essere più ambizioso nelle riforme strutturali. Ce n’è anche per l’Italia. Dopo essere stato duramente colpito dalla crisi, il Paese – si legge nel rapporto – ha visto una ripresa della produzione e un miglioramento del mercato del lavoro.

Tuttavia, la disoccupazione rimane molto elevata – soprattutto per i giovani e disoccupati di lunga durata – minando la crescita di lungo periodo e l’inclusione attraverso l’erosione delle competenze, così come la ridotta mobilità sociale. La mobilitazione di un’ampia gamma di politiche volte a migliorare le opportunità di lavoro per i disoccupati e facilitare il loro ritorno al lavoro rimane un programma di riforme prioritario. Com’è noto l’Italia vanta il tasso di disoccupazione giovanile e la quota di disoccupati di lunga durata tra i più alti dell’Ocse.

Questa la ricetta, in sintesi: 1) perseguire una dualità del mercato del lavoro con assunzioni più flessibili e procedure legali più prevedibili e meno costose, sostenuta con una rete di sicurezza sociale più ampia; 2) migliorare l’equità e l’efficienza nell’istruzione a livello secondario, ampliando la formazione professionale post-secondaria, aumentando tasse universitarie e con l’introduzione di un sistema di reddito. 3) migliorare l’efficienza della struttura fiscale, riducendo le distorsioni e gli incentivi a eludere abbassando le elevate aliquote fiscali nominali e abolire molte spese fiscali. 4) la riduzione delle barriere alla concorrenza, garantendo che le riforme siano pienamente attuate e a tutti i livelli di governo, migliorando gli incentivi per l’efficienza nei tribunali civili e snellire le procedure fallimentari. 5) promuovere le politiche attive del mercato del lavoro in particolare concentrando le risorse sulla disoccupazione di lunga durata.

La relazione esamina anche il possibile impatto delle riforme strutturali su altri obiettivi politici (risanamento dei conti pubblici) restringendo gli squilibri per ridurre le disuguaglianze di reddito.
Nel caso dell’Italia, migliorare l’equità e l’efficienza in materia di istruzione aumenterebbe l’occupabilità tra i giovani lavoratori. Facilitando il ritorno al lavoro per i disoccupati, le politiche attive del lavoro avanzate a lungo termine ridurrebbero i rischi di povertà e di esclusione sociale, riducendo in tal modo le disuguaglianze nell’economia.