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Nuovo codice, ultimi ritocchi prima della Gazzetta

Viaggia spedito verso la Gazzetta Ufficiale lo schema di decreto del nuovo codice appalti. Giovedì 17 aprile è arrivato ilparere gemello licenziato dalle commissioni di Camera e Senato : ultimo atto del Parlamento sulla riforma del sistema dei contratti pubblici che traduce nel nostro ordinamento anche le nuove direttive Ue su appalti, concessioni e settori esclusi varate a fine marzo 2014.

La tabella di marcia prima del traguardo della Gazzetta prevede un nuovo passaggio in Consiglio dei ministri, forse già all’inizio di questa settimana. Poi serviranno la bollinatura della Ragioneria e la firma del Capo dello Stato. Non servirà invece il secondo passaggio alle Camere previsto dalla legge delega, dopo la nuova approvazione in Consiglio dei ministri in risposta alle obiezioni sul testo sollevate dal Parlamento. Secondo l’interpretazione del Governo, fatta propria anche dai relatori del parere Stefano Esposito e Raffaella Mariani, questo ulteriore esame in Parlamento si sarebbe reso necessario soltanto in caso di rilievi legati a misure non conformi ai criteri direttivi della delega. Un problema non sollevato nel parere approvato la settimana scorsa.

Per non sforare il termine per il recepimento delle direttive, fissato a lunedì 18 aprile, nel parere c’è anche la richiesta al Governo di prevedere l’entrata in vigore del decreto il giorno stesso della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, senza l’usuale vacatio di 15 giorni prevista per i decreti legislativi.

Nonostante i tempi ristretti le Camere non hanno risparmiato le obiezioni sul codice trasmesso il 7 marzo dal Governo. L’ok del Parlamento è infatti condizionato al rispetto di decine di correzioni.

Tra le novità dell’ultim’ora spicca la richiesta di inserire esplicitamente nel codice il divieto di proroga delle concessioni autostradali, che d’ora in avanti dovranno essere assegnate tramite gara, con bandi pubblicati almeno sei mesi prima della scadenza. Di impatto anche la richiesta di modificare il decreto laddove prevedeva sempre e comunque la revisione dei piani economici finanziari delle opere realizzate con il contributo di capitali privati «al verificarsi di fatti non riconducibili» all’operatore economico.

Qui il Parlamento chiede di trasformare l’obbligo di riequilibrare i piani con una possibilità, soggetta peraltro a linee guida pubblicate dall’Anticorruzione, con valore vincolante. Nuova è anche la richiesta di imporre le gare anche per gli appalti della Rai di importo inferiore a 5,2 milioni. Al momento, sulla base della riforma approvata a fine dicembre, questo tipo di appalti è escluso dall’applicazione del codice. Rispetto alle polemiche degli ultimi giorni nel parere definitivo arriva anche la richiesta di inserire tanto le attività di estrazione che di produzione di petrolio tra le operazioni soggette all’applicazione del codice e dunque alle gare.

Le novità dell’ultima ora si aggiungono a un pacchetto di modifiche parecchio robusto. L’archiviazione del massimo ribasso, confinato alle gare sotto ai 150 mila euro è probabilmente la scelta che farà più discutere, saldando le posizioni contrarie messe nero su bianco nei pareri di Regioni e Comuni, con quelle dei costruttori che hanno già fatto sapere di «essere molto preoccupati» per gli effetti negativi sui tempi di assegnazione degli appalti e dunque sul passaggio dai progetti al cantiere.

C’è poi il ritorno dell’anticipazione del prezzo a favore delle imprese, «pari al 20% da corrispondere all’appaltatore entro quindici giorni dall’effettivo inizio dei lavori». L’erogazione, però, viene subordinata alla costituzione di una garanzia fideiussoria. Viene, poi, affontato il problema del subappalto: all’articolo 105 si stabilisce il ripristino della soglia del 30%. Ma invece che della categoria prevalente, si parla «dell’importo complessivo del contratto di lavori, servizi o forniture». Abbassato poi dal 15% al 10% del valore dell’appalto la soglia di lavori tecnologici su cui determinare l’obbligo di Ati verticale.

Dal Parlamento arriva anche la richiesta di inserire i reati di turbativa d’ asta tra le cause di esclusione e «ogni altro delitto da cui derivi l’incapacità di contrarre con la pubblica amministrazione». Più severe anche le pene per chi partecipa alle gare con false dichiarazioni: la richiesta è di aumentare la pena comminata dall’Anac che prevede l’esclusione dalle gare da uno a due anni.

Importanti anche le osservazioni relative alla progettazione. La prima richiesta è di tornare al tetto di centomila euro per la trattativa privata, che la bozza di codice porta a 209mila euro. Ci sono poi indicazioni sulla cauzione (da cancellare per i progettisti) e sulle tariffa a base di gara: le stazioni appaltanto dovranno obbligatoriamente utilizzare le tabelle del decreto parametri. Novità anche per i concorsi di progettazione in due gradi, con quote riservate ai giovani progettisti e obbligo di rimborsi spesa calcolati sul decreto parametri. Ancora, si affronta il tema delle commissioni giudicatrici. Inoltre, le commissioni interne vengono limitate al di sotto della soglia dei 150mila euro, mentre prima potevano arrivare fino alla soglia comunitaria da 5,2 milioni. Più paletti arrivano per le deroghe della Protezione civile.

Più trasparenza sui piccoli lavori. Sulle procedure sotto soglia arriva una forte iniezione di trasparenza. Tra i 40mila e i 150mila viene istituito l’obbligo di consultazione di almeno cinque operatori economici (prima erano tre). Tra i 150mila e il milione di euro si passa dalla trattativa privata alla procedura ristretta che, quindi, prevede un bando e la consultazione di almeno dieci operatori. Sul massimo ribasso si chiede che questo criterio possa essere usato solo per i lavori di importo pari o inferiore a 150mila euro. La vecchia soglia era fissata a un milione.

Novità importanti ci sono anche sulla pubblicità dei bandi. Il decreto del Mit che, entro sei mesi, definirà gli indirizzi generali di pubblicazione della documentazione di gara dovrà prevedere, tra i vari criteri, anche l’utilizzo della stampa quotidiana maggiormente diffusa nell’area interessata dal bando.

Sul rating di impresa, infine, la relativa regolazione passa tutta in campo all’Anac. Mentre sulle concessioni viene istituita una maxi sanzione del 10% per le società che non rispettano il tetto dell’80 %.