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Manovra, Padoan: crescita più robusta

Le risorse stanziate con la legge di Bilancio per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego sono «insufficienti». Lo dicono i sindacati in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, pur riconoscendo l’intervento in sé come positivo dopo anni di blocco. Per l’Abi, invece, la manovra varata dal Governo contiene «un giusto mix tra «risanamento e crescita» ha detto il dg dell’associazione bancaria Giovanni Sabatini a margine dell’audizione. Oggi è anche il giorno del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che conferma alle commissioni il valore complessivo della manovra 2017 (26,7 miliardi di euro tra tra decreto fiscale legge e legge di bilancio) e ribadisce l’ottimismo del governo per la crescita, avvalorato di «segni di ripresa del Pil nel terzo trimestre». Padoan spiega che «nel 2017 le risorse utilizzate per tagli al prelievo sono di 16,5 miliardi e per gli aumenti di spesa 10,2 miliardi».

Misure ad hoc per sostenere e rilanciare la crescita

Per Padoan il mercato del lavoro «continua a migliorare», nonostante il venir meno degli sgravi fiscali per i neoassunti. I dati di settembre sull’occupazione infatti certificano una «occupazione aumentata che ha riguardato entrambi i generi e tutte le classi di età. Emergono segnali positivi per la produzione». C’è poi un incremento della «fiducia delle imprese». Un contributo decisivo per sostenere la crescita arriverà dalla legge di Bilancio, grazie a misure come quelle per attrare « capitale umano di qualità elevata» (sconto del 50% per i lavoratori che trasferiscono la residenza in Italia esteso agli autonomi, sconto al 90% per i ricercatori, procedure semplificate per i visti). Più in generale, la manovra, sottolinea Padoan, persegue «un equilibrio difficile tra azione espansiva e azione di consolidamento, a sostegno dei ceti deboli», come dimostra lo stanziamento di 500 milioni di euro per la lotta povertà dal 2018 e «da subito 50 milioni in più per la non autosufficienza».

Padoan: ottimista su successo Ape

Parlando poi dell’Ape, l’anticipo pensionistico, Padoan si è detto «ottimista dell’impatto positivo di questa importante innovazione», che consente «flessibilità» in uscita «in un contesto di vincoli finanza pubblica».
Il ministro ha inoltre sottolineato che il comitato per il Bes (l’indicatore di Benessere equo sostenibile) è «pronto alla firma del presidente del Consiglio» e che le persone contattate per farne parte hanno dato «ampia disponibilità».

Oltre 1.000 emendamenti al Decreto fiscale

Intanto, secondo fonti parlamentari, sono 1040 gli emendamenti al decreto fiscale collegato alla manovra che lunedì passeranno al vaglio dell’ammissibilità nelle commissioni Bilancio e Finanze della Camera, che successivamente passeranno al voto. Il testo è atteso in Aula giovedì 10 novembre. È il Pd il gruppo che propone il maggior numero di modifiche (il 30%) al decreto, seguito da Forza Italia e Movimento 5 Stelle.

Sindacati: stanziamenti per Pa non accettabili

Gli stanziamenti per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego «non sono accettabili», ha detto la Cisl nel corso dell’audizione, perché non permettono di allineare gli stipendi pubblici «nemmeno a quelli privati più bassi»: Per la Uil «occorre assicurare ulteriori stanziamenti che siano adeguati per rinnovi contrattuali in linea coi privati».
In ogni caso, secondo la Cgil la manovra «non porterà alla svolta della condizione economica del Paese» perché «manca un’idea generale» ha detto il segretario confederale Danilo Barbi, c’è «una filosofia dei bonus invece che dei diritti» e ci sono «tagli» senza «un rilancio vero degli investimenti». Barbi ha poi lanciato l’allarme sul «rischio abbastanza evidente di un aggiustamento di bilancio a primavera» viste le «entrate piuttosto estemporanee» previste anche attraverso il decreto «pieno di condoni, fatto per fare cassa».

Abi: giusta direzione, decisiva spinta a investimenti

Secondo il dg Abi, Giovanni Sabatini, nella manovra «la spinta degli investimenti pubblici insieme a quelli privati è decisiva» e «gli interventi volti a stimolare gli investimenti ‘pubblici e privati’ si muovono nella giusta direzione», anche se «emerge la necessità – osserva Sabatini – di una maggiore spinta espansiva da parte degli investimenti pubblici a livello europeo» e «su questo fronte vi è l’esigenza di accelerare la realizzazione del Piano Juncker».
Per le banche la manovra contiente un«giusto mix tra risanamento e spinta alla crescita» e somma «la conservazione degli obiettivi di medio termine di pareggio di bilancio – ha aggiunto Sabatini – e un profilo discendente del rapporto debito/pil con l’adozione di misure di tipo espansivo». L’Abi promuove le misure per le imprese, il sostegno a investimenti e ricerca, l’intervento sull’Iva infragruppo «che ci riallinea alla direttiva Ue» e «ovviamente» l’intervento a sostegno del Fondo esuberi dei bancari.

Dall’Ape notevoli oneri per le banche

Mentre per quanto riguarda l’Ape, l’anticipo pensionistico previsto dalla riforma previdenziale del Governo, «comporta un notevole onere organizzativo e amministrativo per le banche chiamate a finanziare» avverte Sabatini, che assicura la disponibilità dell’associazione «a collaborare al fine di individuare le soluzioni più efficienti per l’attuazione della misura». Il dg Abi ha chiesto poi di «recuperare » la norma sul Fondo di risoluzione, stralciata dal testo della manovra, che « aveva la finalità di chiarire che fino al 31 dicembre 2015, non essendo ancora operativo il single resolution mechanism europeo» la gestione del meccanismo di risoluzione «era affidata all’autorità nazionale».

Anci: spostare termine chiusura bilanci

Dai Comuni arriva la richiesta di eliminare dalla manovra la data limite di chiusura dei bilanci al 28 febbraio. Data che va spostata, «non per legge ma con
decreto ministeriale al 31 marzo» ha Enzo Bianco, presidente del consiglio nazionale dell’Anci, durante l’audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato.
Accogliendo come «positivo lo stanziamento complessivo di 1 miliardo o poco meno per la liquidità e di circa 2 miliardi per altre tipologie di interventi», Bianco ha sottolineato che il problema è che «parte rilevante di questa disponibilità è indivisa» tra i diversi enti locali, che andrà «articolata e
suddivisa entro il 31 gennaio». Tempi troppo stretti quindi, per permettere poi ai sindaci di chiudere i bilanci entro il 28 febbraio.

Le Province: servizi essenziali, manca chiarezza sulle risorse

«Negli ultimi due anni le Province hanno contribuito al risanamento dei conti pubblici con un taglio ai bilanci di oltre 2 miliardi e le risorse per i servizi essenziali, come la manutenzione e la messa in sicurezza dei 130 mila chilometri di strade provinciali e delle 5.100 scuole superiori italiane, ormai sono ridotte al minimo. Il Parlamento deve avere piena contezza che, il deterioramento di questo patrimonio pubblico sta arrivando a livelli tali da pregiudicare la sicurezza stessa dei cittadini». Lo ha detto il rappresentante del Comitato direttivo Upi, Nicola Valluzzi, Presidente della Provincia di Potenza, davanti alle commissioni Bilancio. Valluzzi ha spiegato che «la manovra non garantisce l’erogazione adeguata dei servizi essenziali ai cittadini: a fronte di un ulteriore taglio di 650 milioni, che porterebbe a 3 miliardi i tagli ai bilanci delle Province nel 2017, non c’è alcuna chiarezza rispetto alle misure finanziarie e contabili a disposizione degli enti per evitare il dissesto e la chiusura dei servizi». Tra le proposte avanzata dal rappresentante Upi c’è «l’azzeramento del taglio di ulteriori 650 milioni assegnati agli Enti di Area Vasta» e la possibilità per tali Enti e per le Città metropolitane di «utilizzare i risparmi dei costi della politica ottenuti dall’attuazione della Legge Delrio per assicurare l’erogazione dei servizi essenziali».