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Manovra, il «Fondo Renzi» è super: vale 5 miliardi per i primi due anni. Delusione Anas

Il fondo infrastrutture della presidenza del Consiglio, da distribuire con decreti del presidente (Dpcm), spuntato a sorpresa nelle bozze della legge di bilancio, ma senza cifre, si rivela ora per quello che è: un super-fondo da tre miliardi di euro l’anno, utilizzabile per finanziare una gamma di investimenti “fisici” che vanno dai trasporti, alle scuole, all’antisismica, alle industrie hi-tech, alla ricerca.

Dal testo “bollinato” del Ddl di bilancio, inviato venerdì alla Camera per l’approvazione, emerge un’altra sorpresa: l’Anas non avrà, come chiesto dal presidente Gianni Armani e come sembrava nelle bozze, la deroga dai blocchi del decreto Madia per quanto riguarda assunzioni e regole del contenzioso, e non avrà neppure lo sblocco dei 700 milioni di euro per risolvere i contenziosi, soldi già in cassa ma a cui serviva una norma di legge.

Nel testo finale resta solo l’autorizzazione a non rispettare i tetti della Spending review sugli incarichi esterni di progettazione, deroga questa fondamentale per dar corso ai bandi ad accordi quadro lanciati nei mesi scorsi per quasi trenta milioni di euro.
Ma Armani si aspettava, e dava ormai per certe, anche le deroghe ad assunzioni e contenziosi, previste dal Dlgs 175 sulle partecipate. Niente da fare.

Ma torniamo al “Fondo Renzi”. L’articolo 21 del Ddl di bilancio stabilisce che «Al fine di assicurare il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del paese nei settori di spesa relativi a: a) trasporti e viabilità; b) infrastrutture; c) ricerca; d) difesa del suolo e dissesto idrogeologico; e) edilizia pubblica, compresa quella scolastica; f) atttività industriali ad alta tecnologia e sostegno alle esportazioni; g) informatizzazione dell’amministrazione giudiziaria; h) prevenzione rischio sismico» … è istituito un nuovo fondo nello “stato di previsione” del ministero dell’Economia.

La dotazione è notevole: 1.900 per il 2017, 3.150 milioni nel 2018, 3.500 nel 2019, e poi tre miliardi di euro l’anno dal 2020 al 2032.
Le risorse vengono assegnate con Dpcm, su proposta del ministro dell’Economia, di concerto con i ministri interessati, in relazione ai programmi presentati dalle amministrazioni centrali dello Stato.
La norma prevede che i contributi, secondo modalità fissate caso per caso dallo stesso Dpcm di finanziamento, possano essere utilizzati «attraverso operazioni finanziarie con oneri di ammortamento a carico dei bilanci dello Stato, con la Bei, con la Ceb» (banca di sviluppo del Consiglio d’Europa), «con la Cassa depositi e prestiti, e con i soggetti autorizzati all’esercizio dell’attività bancaria…».

Questo fa pensare che i 47,5 miliardi possano essere in parte anticipati tramite prestiti bancari, con copertura negli anni a carico del bilancio statale.

Questo fondo ha dunque un potenziale di fuoco gigantesco, per far funzionare “Casa Italia” (interventi contro il dissesto idrogeologico, le scuole, l’antisismica sugli edifici pubblici), per potenziare i programmi infrastrutturali di Anas, Rfi, Regioni, per finanziare ricerca, innovazione industriale, spinta verso l’export.

L’altro aspetto è l’enorme centralizzazione decisionale sulle figure di Renzi e del Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.
Il terzo aspetto, legato al secondo, è la flessibilità operativa: anziché bloccare risorse su specifici capitoli, con il rischio che i soldi restino congelati se il programma non marcia al ritmo previsto, si crea un unico calderone, con la possibilità di assegnare i soldi via via solo ai progetti più in grado di spenderli.