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La crisi piega il calcestruzzo: in nove anni perso il 65%

Il mercato del calcestruzzo perde un altro 10,1 per cento e ritorna ai livelli produttivi degli anni Sessanta. È questo il quadro che emerge dall’analisi dei dati forniti dall’Atecap, (l’associazione tecnico economica del calcestruzzo preconfezionato), relativi all’anno scorso. «In nove anni nel settore si è perso quasi mezzo secolo di sviluppo» hanno spiegato i vertici dell’associazione presentando l’ultimo rapporto sul settore. La perdita complessiva, in questo arco del tempo, è stata del 65,17%, in larga misura concentrata negli ultimi anni.

«Non si parla più di crisi – spiega il vicepresidente di Atecap, Andrea Bolondi -, ma di mutamento radicale del mercato», che in futuro «sarà in grado di assorbire solo la metà della capacità produttiva del settore».

Ragionando in termini di volumi, la produzione di calcestruzzo italiana è passata dai 72,5 milioni di metri cubi del 2007 ai 25,2 milioni del 2015. Dinamica simile per le consegne interne di cemento, che in cinque anni, dal 2011 al 2015, sono passate da 31,6 milioni di tonnellate a 18,7 milioni, con una perdita del 40,59 per cento.

A soffrire sono i principali mercati di sbocco del calcestruzzo preconfezionato, vale a dire la nuova edilizia abitativa (nel 2015 gli investimenti in questo ambito si sono ridotti del 6% rispetto all’anno precedente) e le costruzioni non residenziali (-1,2% la spesa programmata l’anno scorso).

Dopo il brusco «atterraggio» degli ultimi quattro anni (l’emorragia produttiva nel comparto del calcestruzzo è stata del 24,3% nel 2012, del 20,5% l’anno successivo, dell’11,5% nel 2014 e come detto del 10,1% l’anno scorso) ora, però, si dovrebbe avere toccato il fondo. Ance prevede che il 2016 possa essere l’anno della svolta per il settore delle costruzioni: dopo otto anni consecutivi di calo degli investimenti nel settore (mezzo milione i posti di lavoro persi), quest’anno si prevede un’inversione di tendenza, con un tasso di crescita dell’1% sorretto soprattutto dal non residenziale, dalle manutenzioni straordinarie e dal pubblico.

Per l’anno in corso anche gli operatori del mercato del calcestruzzo prevedono un recupero dell’1,1 per cento, dunque un’interruzione del trend negativo che dura ininterrottamente da nove anni. La stima è ricavata da Atecap valutando gli effetti sul comparto della Legge di Stabilità, dalla quale «emerge – spiega l’associazione – la volontà di basare la ripresa anche su interventi di grande interesse per il settore delle costruzioni. In particolare la manovra prospetta un rilancio degli investimenti pubblici grazie alla cancellazione del patto di stabilità interno e all’utilizzo della clausola europea per gli investimenti».

Nei prossimi anni, secondo Atecap, molte aziende tenderanno comunque a mantenere presidi territoriali a prescindere dalla reali possibilità di guadagno. Qualche nuovo spazio di mercato potrà essere trovato in applicazioni alternative della materia prima, come quelle rappresentate dalle pavimentazioni di calcestruzzo in galleria. Parallelamente, è lecito attendersi anche una progressiva razionalizzazione della struttura produttiva: negli ultimi sei anni, a fronte di un dimezzamento della produzione, è stato chiuso un impianto su dieci (nel frattempo, però, si quasi dimezzata la produzione media per impianto, scesa a 12mila metri cubi, al di sotto della soglia di economicità minima di un impianto di betonaggio).