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Costruzioni e infrastrutture: Roma allo stremo

Recupero della legalità e della crescita, risanamento dei conti. Saranno le sfide della nuova amministrazione per ridare normalità ad una città umiliata dalle inchieste e dalla corruzione. Provata dal degrado e dalla crisi economica. Roma si trova oggi ad affrontare una doppia emergenza: quella dell’onorabilità morale e di un aggravamento strutturale che va dalla gestione dei rifiuti, alla situazione di degrado delle strade, delle ville e degli spazi pubblici. Un contesto difficile che richiede un governo e una guida capace per la città. Perché se la capitale crolla, crolla tutto il Paese.

Certamente il nuovo sindaco dovrà proseguire il difficile risanamento iniziato dal Commissario straordinario, il prefetto Francesco Paolo Tronca, insediato lo scorso novembre dopo le dimissioni di Ignazio Marino. Tra i dossier in primo piano i conti capitolini, su cui pesa il Piano di rientro per rimborsare il debito pregresso di Roma Capitale: una voragine da 12 miliardi che drena 500 milioni l’anno destinati alla gestione commissariale: 300 dei quali a carico dello Stato e 200 milioni a carico dei romani con il contributo di un’addizionale Irpef aggiuntiva dello 0,4%. L’ultimo bilancio varato da Tronca lo scorso marzo è stato incentrato su rigore e prudenza.

Per il 2016 sono stati varati tagli da 164 milioni, con 500 milioni liberati per gli investimenti. La tassa sui rifiuti è diminuita del 2%. Ma molto resta da fare: secondo uno studio della Uil, tra addizionale comunale Irpef (con super addizionale per ripianare il debito), addizionale regionale Irpef, Tasi prima casa, Imu-Tasi su altri immobili, tariffa rifiuti, il gettito medio pro capite delle tasse locali a Roma è arrivato nel 2015 a 2.726 euro, il più alto d’Italia.

Un record per un Comune esteso 7 volte Milano e circa 11 volte Napoli, con quasi 2,9 milioni di residenti, che tendono a lasciare i quartieri centrali (quasi un terzo vive ormai fuori dal raccordo anulare, contro il 18% del 1998). Eppure gli uffici pubblici sono quasi tutti concentrati al centro o al massimo all’Eur, con un flusso di oltre 800mila pendolari che ogni giorno dalla provincia si sposta all’interno del raccordo anulare. Non sorprende quindi che il trasporto pubblico sia la croce di ogni amministrazione a Roma. A cominciare dall’Atac: l’azienda del trasporto pubblico (100% del Comune) è stata per lunghi anni il buco nero dell’amministrazione, con continue ricapitalizzazioni nel complesso superiori al miliardo. Ora Atac ha avviato un piano di riorganizzazione: il debito, quasi 1,7 miliardi a fine 2013, dovrebbe scendere a 1,3 miliardi quest’anno. La perdita 2015 è stata di 78,9 milioni, che dovrebbe diminuire a 40,3 nel 2016 per poi azzerarsi nel 2017. Il tutto per alimentare un piano di investimenti da 430 milioni nel 2016-18 per potenziare l’offerta di mezzi pubblici. Il risanamento di Atac è anche presupposto per il progetto, che ogni tanto riemerge, di una possibile apertura dell’azienda ai privati.

C’è poi la questione delle metro: appena 2 linee in città, con una terza in costruzione. Proprio la Metro C rappresenta più di una incognita. L’opera è andata in gara il 15 febbraio 2005, per un costo totale di 3.047 milioni. Costo poi lievitato agli attuali 3.739 milioni, valore che è però secondo l’Anac sottostimato, perché deve essere ancora fatta la progettazione per il tratto Venezia-Clodio (si stima un costo totale effettivo di almeno 4,5 miliardi). La Metro C a oggi è in funzione da Pantano a Lodi; la prossima stazione da aprire (forse nel 2017) è San Giovanni, per garantire almeno l’incontro con un nodo della Linea A.

Ma oltre al trasporto pubblico che non funziona, tra le emergenze più sentite dai cittadini c’è quella delle buche: i costruttori romani hanno stimato che per risolvere il problema servirebbero 250 milioni l’anno per 5 anni. Cifra cui vanno aggiunti almeno 100 milioni l’anno per la manutenzione ordinaria delle strade.

Nel 2013 è stata chiusa la mega-discarica di Malagrotta. E la raccolta differenziata è stata portata dal 24,6% nel 2011 al 45% nel 2015. Per Ama, azienda rifiuti al 100% del Comune, c’è l’urgenza di completare il ciclo dei rifiuti per evitare crisi dovute alla necessità di portare scarti fuori città a seguito di picchi nello smaltimento. Si parla da tempo del possibile ingresso dei privati, nonché di sinergie Ama-Acea sul fronte valorizzazione rifiuti. Acea, la multiutility di acqua, energia e ambiente, al 51% del Comune, è la gallina dalle uova d’oro del Campidoglio: nel 2015 ha staccato a favore del comune un assegno di 53 milioni in dividendi.

Sullo sfondo un sistema produttivo che ancora non si è risollevato dalla crisi post 2008. Il valore aggiunto, cioè la ricchezza prodotta dalla Capitale, vale 134 miliardi, con 478mila imprese registrate nel 2015. Tuttavia, solo nel commercio, sono state 1.500 le attività chiuse nei primi tre mesi del 2016. A preoccupare è anche la disoccupazione giovanile record che nel 2015 ha raggiunto il 43,5% (era 30,1% nel 2010), più della media nazionale (40,3%). E la frenata del turismo: questione che pesa non solo sui bilanci delle aziende ma anche sui conti del Campidoglio. Nel 2015 la tassa di soggiorno pagata dai turisti ha portato in cassa 118 milioni.