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Boccia: «La crescita deve essere un progetto di tutti»

«La crescita è l’unica direzione del paese, dobbiamo costruirla insieme, non può essere un alibi da lasciare solo al governo». Lo ha detto il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, intervenendo al convegno sulla crescita organizzato da Messaggero e Abi, alla presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella. Siamo, ha sottolineato Boccia, «orgogliosi di far parte di una grande comunità che si chiama Italia». Non facciamo l’errore, ha detto, « di partire dai saldi di bilancio a prescindere dall’economia reale. Siamo obbligati a crescere, è un imperativo».

Nessuna lista della spesa, ma costruire insieme Boccia ha sottolineato della legge di Bilancio in cantiere Confindustria condivide molti aspetti col Governo: «produttività, investimenti privati, finanza e infrastrutture». Confindustria, ha detto il presidente degli industriali, «non può fare la lista della spesa con interventi da sogno, ma deve essere corresponsabile, in una logica di corresponsabilità da costruire insieme, avendo il senso delle priorità: la crescita e la strategia industriale sono le nostre priorità». E ha insistito sulla necessità di «politiche selettive e mirate» sul modello di Industria 4.0: bisogna «individuare strumenti e risorse, e poi i saldi di bilancio». Serve, ha sottolineato ancora Boccia, «convergenza degli interventi e delle risorse, serve una sola politica economica. Non si può fare una politica dei fattori al centro e politiche diverse nelle Regioni».

Detassare i premi di produzione «Abbiamo chiesto al governo di non intervenire sui contratti, ma sulla produttività, detassando i premi di produzione», ha detto il presidente di Confindustria. E ha ricordato che «l’Italia sconta un gap di 30 punti rispetto alla produttività tedesca che rischia di schiacciare il nostro Paese». La produttività, ha ribadito, «non è una moda, è una questione da affrontare. Siamo 30 punti sotto ai tedeschi e se non affrontiamo il problema potremmo essere schiacciati dalla produttività tedesca e dalla svalutazione di altre monete». Di qui la richiesta all’esecutivo d’intervenire: «a un aumento della produttività corrisponde un aumento dei salari».