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Bei: 5,5 miliardi alle infrastrutture in Italia nel 2015 (su 11 totali)

Si rafforza la collaborazione tra la Banca europea per gli investimenti (Bei) e il governo italiano per aiutare e sostenere gli investimenti pubblici statali.
È uno degli aspetti più innovativi tra quelli che emergono dalla lettura della tabella con tutti i finanziamenti della Bei in Italia nel 2015.
Su 11 miliardi di euro di prestiti concessi, 2,77 miliardi riguardano prestiti Bei per sostenere opere pubbliche (piano manutenzione Anas, programma Stato-Regioni sull’edilizia scolastica, infrastrutture ferroviarie Rfi, Piano ponti galleria dell’Anas) o programmi finanziati con risorse pubbliche (la ricostruzione post terremoto in Emilia Romagna).
Operazioni in cui in sostanza il vantaggio per lo Stato è il risparmio sugli interessi, visto che i tassi Bei sono simili a quelli dei Bund tedeschi, comunque inferiori ai titoli pubblici italiani; il lungo termine dei finanziamenti; e infine l’assistenza tecnica della Bei ai beneficiari, sottolineata dal vice-presidente Dario Scannapieco soprattutto per quanto riguarda il piano Stato-Regioni di edilizia scolastica.
Vediamo con ordine.

BEI 2015, I NUMERI

La Bei ha concesso nel 2015, in tutta Europa, finanziamenti complessivi per 77,5 miliardi di euro, di cui 11 miliardi in Italia, più 7 miliardi di euro (756 milioni in Italia) tramite il Fei (Fondo europeo per gli investimenti, Bei al 61%, Unione europea al 26,5%, più il 12% detenuto da 28 istituzioni finanziarie); il Fei agevola l’accesso al credito delle Pmi tramite operazioni di private equity, venture capital, garanzie, cartolarizzazione, microcredito.
Gli 11 miliardi di euro di finanziamenti Bei in Italia rappresentano un piccolo aumento rispetto ai 10,9 miliardi del 2014, e l’effetto leva si è leggermente ridotto negli ultimi anni (si veda il grafico in prima), per cui gli investimenti attivati sono in leggero calo (30 miliardi nel 2013, 27 nel 2014, 26 nel 2015).
La metà degli 11 miliardi riguarda investimenti infrastrutturali o comunque aventi a che fare con le infrastrutture: 2,815 miliardi per opere pubbliche o programmi a finanziamento pubblico (per un valore di investimento di 4,7 miliardi, un effetto leva ovviamente più basso della media) e 2,677 miliardi per impiantistica e reti (compresi anche 330 milioni per acquisto treni, 300 a Trenitalia per il trasporto pubblico regionale e 30 ad Atm Milano), con investimenti totali attivati per 6,5 miliardi.

INVESTIMENTI SULLA RETE FERROVIARIA RFI

Con l’operazione a favore del programma di investimenti Rfi, chiusa a inizio 2015, per la prima volta dalla fine degli anni novanta la Bei è tornata a finanziare direttamente lo Stato italiano (e non uno specifico ente pubblico o impresa privata) per realizzare un programma di investimenti pubblici. I 950 milioni di euro di prestito Bei contribuiscono a un programma che ne vale complessivamente 1.907: si tratta di interventi di manutenzione straordinaria e ammodernamento tecnologico previsti nel Contratto di programma Stato-Rfi 2012-2014. Il programma resta finanziato da risorse pubbliche (limiti di impegno a 15 anni), ma la differenza è che prendendo a prestito i soldi dalla Bei anziché con emissioni di titoli pubblici lo Stato risparmia (in questo caso) circa 50 milioni di euro. Lo stesso ragionamento vale per il piano Anas, le scuole e i fondi al post-terremoto.

PIANO SCUOLE

Oltre ai tassi di interesse, l’altro vantaggio dell’operazione è lo stretto monitoraggio a cui la Bei, come sempre, sottopone i suoi accordi: une verifica preventiva sulla qualità del programma e dei progetti. uno stretto controllo sulla trasparenza delle gare e sui tempi di realizzazione. Qusto aspetto è stato sottolineato da Scannapieco soprattutto per il Piano scuole, 1.300 interventi scelti insieme alle Regioni in base all’articolo 10 della legge 104/2013, 940 milioni di euro di prestiti Bei alle Regioni (con rimborso a carico dello Stato), investimenti totali per 1.672 milioni. «Le durate dei prestiti sono molto lunghe – ha sottolineato il vicepresidente Bei – e con questa operazione Stato e Regioni hanno messo in piedi un sistema di monitoraggio che è tra i più avanzati in Europa».

MANUTENZIONI ANAS

Nel 2015 la Bei ha concesso la prima rata da 133 milioni, su un prestito totale previsto in 300 milioni, per finanziare il piano di manutenzioni Anas (Ponti, viadotti e gallerie). I fondi Bei vanno al Mef, che finanzia l’Anas e copre le rate con fondi statali pluriennnali.

RICOSTRUZIUONE IN EMILIA ROMAGNA

Per il post-terremoto la Bei ha approvato nel 2015 due tranche di finanziamenti da 400 e 350 milioni. Il beneficiario è Cassa Depositi e prestiti, che poi gira i fondi ai beneficiari privati (ricostruzione e ristrutturazione di edifici industriali e residenziali) e li rimborsa con fondi statali pluriennali.

ALTRE INFRASTRUTTURE

Minori gli altri interventi nel campo opere pubbliche: il porto di Gaeta (27 milioni Bei) e un mix di interventi della Provincia di Trento (59 milioni).

RETI E IMPIANTI

Gli investimenti in questo campo beneficiati da prestiti Bei nel 2015 sono soprattutto la banda larga di Telecom Italia (500 milioni dalla Bei, investimenti per 1.800 milioni), potenziamento reti e impianti Hera nel Nordest (129 mln), Snam rete gas (373 milioni), Italgas distribuzione (124 mln), Acea efficienza rete (200 mln), Terna reti elettriche (153 mln), A2A reti elettriche (200 mln), gli investimenti idrici di Publiacqua (50). La spinta della Bei in Italia resta stabile nel 2015, migliorando anzi (di poco) il record del 2014: 11 miliardi di euro di finanziamenti (prestiti), in grado di sbloccare investimenti per 26 miliardi. La metà (5,5 miliardi di euro di finanziamenti Bei) riguarda investimenti infrastrutturali: 2,7 miliardi per impiantistica/reti e acquisto treni (quest’ultima voce vale 330 milioni di prestiti), e 2,8 miliardi per opere pubbliche o comunque finanziate da amministrazioni pubbliche (ricostruzione post terremoto in Emilia Romagna, edilizia scolastica, manutenzioni Anas, investimenti Rfi).

Il resto (38% del totale) riguarda in particolare finanziamenti a banche per linee di credito o piattaforme per le imprese piccole e medie (Pmi e mid-Cap), e poi finanziamenti a singole imprese (compresi 600 milioni di euro a Fiat-Chrysler e 36 milioni a Mapei).