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Metro C nel mirino

MetroMetro C di Roma, opera pubblica dei record per costi faraonici e numero delle varianti in corso d’opera, di nuovo nel mirino della magistratura in una giornata che ha visto le Fiamme Gialle impegnate in una serie di perquisizioni nella sede di Metro C, il General Contractor che sta realizzando la terza linea della metro, in via dei Gordiani. Gli uomini della Guardia di Finanza hanno sequestrato una serie di documenti e faldoni nell’ambito del procedimento su ritardi e anomalie nelle gare d’appalto aperto dalla Procura della Capitale e che vede indagate 13 persone tra ex amministratori locali, imprenditori e massimi dirigenti dell’epoca di Roma Metropolitane e Metro C.

Tra gli indagati Improta, ex assessore del sindaco Marino

Indagato l’ex assessore alla Mobilità della Giunta Marino, Guido Improta, e l’ex dirigente del Ministero delle infrastrutture e dei Trasporti, Ercole Incalza. Per tutti l’ipotesi di reato è quello di truffa aggravata. Oltre a Improta e Incalza l’iscrizione nel registro degli indagati riguarda anche il direttore tecnico di Roma Metropolitane all’epoca dei fatti, Luigi Napoli, il consigliere di amministrazione Massimo Palombi, il responsabile unico del procedimento Giovanni Simonacci, oltre ai i consiglieri del cda, Andrea Laudato e Massimo Nardi, e al responsabile unico del procedimento Andrea Sciotti. Per Metro C sono stati invece iscritti nel registro degli indagati il presidente Franco Cristini, l’ad Filippo Stinellis, il dg Francesco Maria Rotundi e il direttore dei lavori Enrico Alfonso Molinari.

I fatti riferiti alla fine del 2014

Secondo quanto si legge nel decreto di perquisizione, l’inchiesta ha individuato in particolare due capi di imputazione. Secondo i pm alcuni indagati «mediante artifici e raggiri inducevano in errore il Cipe quanto all’emanazione della libera autorizzativa del pagamento, lo Stato, la Regione Lazio e il Comune di Roma, enti co-finanziatori della costruzione della linea C della metropolitana di Roma, circa il dovuto pagamento dell’importo di 230 milioni di euro a titolo di “somme” così procurando un ingiusto profitto al General Contractor Metro C, in quanto la somma non era dovuta». Il capo di imputazione si riferisce al periodo fino agli inizi di gennaio del 2014.

Accordi per somme non dovute pari a 320 milioni di euro

In un secondo episodio ad alcuni indagati si contesta di avere indotto in errore Stato, Regione e Comune di Roma fino al 1 agosto del 2014 quando vennero stanziati 90 milioni di euro, quale «tranche della prima fase funzionali dei lavori». Secondo l’impianto accusatorio «gli accordi che hanno portato al pagamento delle somme non dovute di 230 milioni e poi dei 90 milioni sono state il frutto non solo di artifici e raggiri circa la consistenza delle riserve» finanziare «ma anche di procedure illegittime e illecite consumatesi negli uffici della amministrazione comunale, segnatamente l’assessorato alla Mobilità e negli uffici del ministero delle Infrastrutture, dove lavorava Incalza».