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Porti, Delrio punta sull’efficienza: «Pronti investimenti per 5-6 miliardi»

«Non sono interessato al numero delle Autorità portuali ma alla loro efficienza». Così il ministro delle Infrastrutture e trasporti, Graziano Delrio, ha affrontato ieri, a Genova, il tema della riforma dei porti. Riforma alquanto tormentata relativamente alla quale, nella più recente bozza del Piano nazionale della portualità e della logistica, è riportata un’ipotesi di governance degli scali italiani che prevede un accorpamento di 24 port Authority in otto distretti denominati Autorità di sistema portuale (Adsp).

Uno schema che, peraltro, il ministro non ritiene definitivo. «Sul numero delle Autorità -ha affermato Delrio – c’è una bozza di 14 (Authority, ndr), una di 9 e una di 25. Io non sono particolarmente interessato al numero, ma all’efficienza». D’altro canto, ha aggiunto, «non si può prevedere competizione tra porti a venti chilometri di distanza, è ridicolo, non ne beneficia il Paese».

Il ministro ha poi ricordato che «ci sono 5-6 miliardi di disponibilità per investimenti pronti a partire e richiese dalle Authority per 20 miliardi» ed è quindi necessario fare delle scelte: «Dobbiamo avere una visione strategica e non perderci nelle competizioni tra un porto e l’altro». Le analisi strategiche di settore, ha proseguito Delrio, «sono pronte, ora passeremo alla parte amministrativa e alla parte della governance e quindi conto rapidamente di consegnare alla prima discussione con i territori una bozza» della riforma.

«Abbiamo problemi – ha poi ribadito – di efficienza non di numero di Authority. Per esempio, sdoganiamo con tempi che sono quasi doppi rispetto ai nostri competitor, ci sono 23-24 procedure amministrative che vanno semplificate in una unica sola. La sfida dei porti è centrale anche per vincere la sfida dei rapporti di un protagonismo nuovo dell'Italia nel Mediterraneo».

Per contro, ha chiarito il ministro, «nessuno pensi di difendere un’Autorità portuale perché c’è qualche politico da sistemare: questo non è consentito a nessuno. Il testo al quale lavoriamo è ancora provvisorio. L’unica cosa consolidata e decisa è che il sistema mare deve tornare centrale in Italia che è una piattaforma logistica naturale nel Mediterraneo dove i traffici aumentano in termini esponenziali».

«Dobbiamo però abituarci a ragionare in termini di sistema di porti e superare le logiche particolaristiche perché le aziende italiane perdono 12 miliardi per costi di inefficienza logistica e il 70% delle merci arriva via mare. Dobbiamo collegare bene i porti e migliorare le linee ferroviarie e, da questo punto di vista, la Liguria è un buon esempio, specie per gli investimenti di Genova e La Spezia che è tra i primi porti europei per l’uso della ferrovia».

In merito a Genova, che ha bisogno di un miliardo per la costruzione della nuova diga foranea, il ministro ha affermato: L’investimento della diga lo faremo, perché va fatto.