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Il tabù dell’incentivo 2% per i progettisti interni alle amministrazioni

«Condivido totalmente, comunque il codice è in ottime mani». Anche Stefano Esposito, senatore Pd che ha maneggiato la delega per la riforma degli appalti negli ultimi sei mesi portandola la settimana scorsa al traguardo di un'approvazione a larga maggioranza in Senato, si schiera a favore del cambio di rotta sugli incentivi per la progettazione svolta dai tecnici interni alle amministrazioni.

Esposito risponde così alla proposta lanciata da Raffaella Mariani, deputata del Pd e relatrice in pectore del provvedimento assegnato mercoledì alla commissione Ambiente e Lavori pubblici di Montecitorio. L'idea, non prevede la cancellazione totale del bonus riconosciuto a ingegneri e architetti che lavorano alle dipendenze delle amministrazioni, ma la sua trasformazione in un premio di risultato legato all'efficienza della programmazione.

Non è la prima volta che si tenta di far saltare, ridurre o trasformare l'incentivo introdotto nel 1994 dalla legge Merloni, in ossequio alla regola generale, tuttora vigente, dell'affidamento dell'attività di progettazione delle opere pubbliche all'interno dell'ente locale, con un incentivo allora stabilito nell'1%.

Un primo tentativo ci fu già nel 2008, quando con la manovra estiva del Governo Berlusconi (Dl 112 del 25 giugno 2008) si provò a ridurre il bonus (nel frattempo salito al 2%) allo 0,5% . Il taglio durò lo spazio di qualche settimana estiva. Giusto il tempo di approvare il cosiddetto decreto prezzi (Dl 162/2008) varato a ottobre, con cui l'incentivo fu riportato al 2%.

Una vicenda simile è capitata la scorsa estate. L'abrogazione dell'incentivo, più volte annunciata dall'ex ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, provocando l'alzata di scudi dei tecnici comunali, entrò nelle prime bozze del decreto legge 90/2014 , senza superare il vaglio finale. Ora ci si riprova alla Camera. E chissà se l'idea di cambiare destinazione al premio senza abolirlo, permetterà al tentativo di andare a buon fine.