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Il declino dei porti della Campania: crisi, tagli e sprechi. A Napoli persi 40 milioni in un anno

Quella della portualità campana è una storia che racconta di una progressiva perdita di competitività e di terreno rispetto ad altre realtà del Paese e d’Europa. Di finanziamenti non ricevuti, perdita di sviluppo e lavoro. Di un’ennesima occasione mancata. Qualcosa che si paga a caro prezzo in un mondo competitivo dove si punta sempre più sulla velocità tecnica e di risposta istituzionale nell’adattarsi alle necessità in continua evoluzione.

Il porto di Napoli

Il caso di Napoli è di fatto il più preoccupante. Fino a meno di 10 anni fa era tra i più importanti in grado di competere con i grandi porti olandesi e tedeschi. Ora è un declino, accentuato in particolare a partire del 2008. Superato di fatto da molti porti del nord Italia e non solo, che rappresentano invece eccellenze: Civitavecchia, Piombino, Genova, Trieste. Ma anche spesso con Gioia Tauro in Calabria. Il porto di Napoli ha una superficie totale di 1.426 chilometri quadrati con 292mile metri quadrati di superficie di piazzale per lo stoccaggio delle merci. Venezia per esempio ha 20mila metri quadrati con un a superficie di piazzale merci da due milioni e mezzo di metri quadrati. La mancanza di investimenti degli ultimi anni ha reso il calo napoletano particolarmente è evidente sul traffico container. In termini di contenitori movimentati, la variazione dal 2011 al 2013 è stato misurabile in un -7%.

Quanto al complesso delle merci movimentate la variazione negativa è di -8,6 tra il 2010 e il 2012. La capacità di movimentazione container è di 500mila circa all’anno. Genova ne movimenta due milioni e mezzo. Le gru utilizzate sono 6, a Gioia Tauro sono 25. Nel 2008, ultimo anno buono, sono stati spesi per infrastrutture 165 milioni di euro. All’epoca alla guida c’era l’ex senatore Merlo. E il porto di Napoli era ai primi posti in Europa. Nel quinquennio 2009/2013 appena 36 milioni. Del tutto insufficienti. Durante la gestione di Luciano Dassatti (indagato per alcuni illeciti sugli appalti al porto), si è investito il 25% del totale impiegati nel solo 2008. Ad andate persi sono stati 42 milioni durante la fase ordinaria di gestione. Denaro definitivamente persi l’8 aprile del 2015 tornato al Ministero delle infrastrutture e trasporti perché non sono state predisposte misure correttive finanziarie per sostituire interventi non realizzabili con altri eseguibili. Il problema è infatti di ordine organizzativo e di pianificazione.

Il declino è stato anche causato da una serie di commissariamenti reiterati. Un commissario si limita a svolgere un compito principalmente burocratico e questo danneggia la prospettiva di crescita. Il piano triennale delle spese 2015/1017 sono stati previsti investimenti per 171 milioni. Si riuscirà a spenderli? E dire che il porto di Napoli avrebbe bisogno enorme di interventi. Il mancato dragaggio ad esempio, rende i fondali 15 metri troppo bassi per alcuni grandi competitor che lavorano su capacità di carico maggiori e necessità di profondità maggiori. E per questi vanno altrove. Quando alle banchine, a Napoli si estendono per 11,145 metri quasi la metà rispetto a Genova, ma infinitamente meno rispetto al primo porto d’Europa Anversa con 156mila metri di banchine. Mancano poi connessioni mare-gomma e mare-treno, nonostante in particolare da questo punto di vista Napoli avrebbe le carte in regola per fare la differenza. Con tra l’altro, una capacità ricettiva a 360°. Il tema della portualità è legato a doppio filo alla logistica. Il Potere di un porto si valuta sul ‘retroporto’ infatti. A Napoli e in Campania ci sono grandi potenzialità mettendo ad esempio a sistema l’interporto di Nola e quello di Maddaloni-Marcianise. Ma non molto viene fatto per migliorare.

Il porto di Salerno

Il secondo porto campano ha provato a rispondere alla sue carenza ma, visto il punto di partenza, non è stato abbastanza. Negli ultimi anni, dal 2012 ha approfondito i fondali fino a 13 metri, consolidato e e adeguato il moro “Trapezio Levante”, il molo “Manfredi”, che è stato anche prolungato e il “Ligea 1”. Il tutto però per appena 3,115 metri di banchine. La superficie totale del porto è di 500 chilometri quadrati. Otto le gru che lavorano contemporaneamente. Capacità di movimentazione è di 450mila. Non ha collegamenti ferroviari, per ovviare a questa grave carenza, in corso ci sono lavori alla Porta Ovest, per un collegamento più rapido all’A3. I buoni risultati sono il frutto di una lunga e costante presidenza di Andrea Annunnziata. La crescita tra il 2011 e il 2013 del traffici è stata di +14,8%. Nonostante questo però la Fiat che prima scaricava su Salerno, ora per mancanza di spazio di stoccaggio si è spostata su Civitavecchia. E il sud, la Campania, perdono altre opportunità.