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I numeri della top 50 costruttori: su ordini e redditività

Le grandi e medie imprese di costruzione italiane sembrano reggere al settimo anno di crisi dell'edilizia (sul mercato interno). Questo almeno a guardare i dati aggregati di bilancio delle prime 45 imprese generali e delle prime 5 specialistiche, illustrati come ogni anno in dettaglio nello «Speciale Classifiche» pubblicato da «Edilizia e Territorio», Il Sole 24 Ore.

Il fatturato aggregato cresce infatti del 3,1%, gli indici reddituali (depurati dalle coop in crisi Unieco e Coopsette) sono buoni e in miglioramento, le imprese che chiudono il bilancio in perdita scendono da 7 a 5.

Eppure in questi anni di crisi è stata netta la divaricazione tra "sopravvissuti" e "falliti": dal 2008 al 2014 (ultimi bilanci chiusi) 23 imprese, quasi la metà, sono uscite dalle classifiche Top 50 per crisi conclamata, fallimenti, concordato preventivo, o comunque bruschi cali di fatturato. E tra la classifica di dieci anni fa e quella di oggi la distanza tra grandi e piccoli è sempre più netta: il fatturato complessivo è cresciuto, da 14 a 19 miliardi di euro, ma molto di più si è concentrato sui grandi. Dieci anni fa il fatturato dei primi dieci valeva 6,5 volte il fatturato degli ultimi dieci, oggi vale 18 volte tanto.

Il campione di riferimento di questa classifica mostra un giro d'affari complessivo in crescita del 3,1%, ma a differenza del 2013 sono le specialistiche a fare la parte del "leone" con più 5,3% (le generali si limitano a più 2,8%). Rispetto all'edizione precedente diminuiscono le società che presentano una quota (anche minima) di fatturato all'estero passando da 32 a 30, ma la quota internazionale sale al 48,1% rispetto al 45,4% del 2013 del campione omogeneo.

Se gli indici reddituali delle 50 imprese mostrano un generale calo (l'ebitda scende del 2,4%, l'ebit dello 0,2% e l'utile addirittura del 27,4%), gli stessi, ripuliti dei dati anomali di Unieco e Coopcostruzioni, sono nettamente meno allarmanti: il margine operativo lordo aumenta dell'1,8%, il netto dell'8% e l'utile risulta stazionario (più 0,5%).

L'indebitamento finanziario dell'intero campione è alleggerito dell'8,3% e ampiamente coperto da un patrimonio netto cresciuto del 6,3%. Il portafoglio ordini, che vale cinque volte la produzione, cresce del 4,1% ed evidenzia una quota di commesse internazionali in ascesa dal 39,9% del 2013 al 42,2% dell'ultimo esercizio. E la forza lavoro (più 5,6%) arriva a sfiorare le 94 mila unità.