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Gli Stati Generali contro il dissesto idrogeologico in Piemonte

Gli Stati Generali contro il dissesto idrogeologico in Piemonte si sono tenuti a Torino il 22 Aprile con l’intento di creare un momento di definizione di nuovo approccio nell’affrontare il tema del rischio idrogeologico e idraulico del territorio piemontese, un incontro propedeutico alla stesura di un vero e proprio piano strategico che fornisca le linee guida per l’azione della Regione e degli Enti locali per la realizzazione delle opere e delle azioni di prevenzione in modo condiviso con Comuni, Città metropolitana, Province, con l’Autorità di bacino del Po e a livello statale, con il Ministero dell’Ambiente, con l’ISPRA e con la medesima Struttura di missione.

Parola d’ordine è stata “Prevenzione”.

Investire in prevenzione significa evitare di spendere molto di più in ricostruzione e gestione dell’emergenza in seguito ad eventi catastrofici ed evitare vittime e danni all’economia.

Gli Stati Generali rappresenteranno l’inizio di un percorso che porterà alla realizzazione di un programma dettagliato e condiviso di interventi e di priorità per essere pronti con i progetti nel momento in cui saranno disponibili i 7 miliardi (in 7 anni) promessi dal Governo per la mitigazione del rischio idrogeologico.

Due le sessioni organizzate in forma di tavola rotonda: una politica e una tecnica; la prima è stata volta a mettere in luce la strategia che intende perseguire l’Amministrazione regionale rispetto al tema del convegno attraverso gli interventi che potranno evidenziare gli strumenti messi in campo per affrontare una situazione che ormai si può considerare “emergenziale” anche in “tempi normali”. Quella tecnica volta a chiarire i legami e le connessioni tra le diverse pianificazioni e la programmazione degli interventi, seguendo un filo conduttore che metta in luce la riduzione del rischio idraulico e idrogeologico attraverso diversi strumenti, sia strutturali (la programmazione attraverso RENDIS, i fondi ATO, i problemi per la realizzazione delle opere da parte di AIPO, ecc.) che non (il piano per l’assetto idrogeologico, il piano di gestione del rischio di alluvione, il piano di gestione delle acque, i piani di protezione civile, i piani di gestione dei sedimenti e le relazioni tra essi) nonché, infine, quelli che si prevedono come sviluppi futuri per poter gestire al meglio il territorio e per poter comunicare con più obiettività ai cittadini.

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