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Fondi strutturali europei, nuovi programmi: gestione statale al 40%

La programmazione e gestione dei fondi strutturali europei 2014-20 – che ancora per questo settennato premiano l'Italia di risorse Fesr-Fse ingenti, 31,7 miliardi di euro rispetto ai 28 circa del 2007-2013 – passa nelle mani del governo centrale, Palazzo Chigi e i Ministeri, riducendo di conseguenza l'autonomia delle Regioni rispetto alla passata programmazione (che si concluderà il 31 dicembre 2015).

Il quadro dei prossimi sette anni si è definitivamente chiarito con la delibera Cipe del 29 gennaio, con tabelle e "regole di ingaggio".

La quota di fondi (compresi co-finanziamenti) assegnata ai piani nazionali (Ministeri) passa dal 20 al 31%, e considerando – dato ancora più significativo – anche il "fondo parallelo", chiamato di nuovo Pac (Programmi di azione e coesione) – dal 2007-13 al 2014-20 la quota dei programmi a gestione prevalente statale passa dal 25 al 39,5 per cento.

Il pacchetto legislativo sulla politica di coesione 2014-2020 (IT, EN, FR) introduce importanti cambiamenti, quali un coordinamento rafforzato della programmazione dei quattro fondi comunitari collegati al Quadro Strategico Comune 2014-2020 in un unico documento strategico, e una stretta coerenza rispetto ai traguardi della strategia Europa 2020 per la crescita intelligente, inclusiva e sostenibile dell’UE e rispetto agli adempimenti previsti nell’ambito del Semestre europeo di coordinamento delle politiche economiche.

L’Accordo di partenariato definisce, a livello di ciascuno Stato membro, i fabbisogni di sviluppo, gli obiettivi tematici della programmazione, i risultati attesi e le azioni da realizzare tramite l’impiego dei fondi strutturali. Il processo di preparazione del documento strategico è stato avviato con la presentazione da parte del Ministro per la coesione territoriale, d’intesa con i Ministri del Lavoro, e delle Politiche Agricole, Forestali e Alimentari, nel dicembre 2012, del documento “Metodi e obiettivi per un uso efficace dei fondi strutturali”, che ha definito l’impianto metodologico del nuovo ciclo, individuando sette innovazioni volte a rafforzare l’efficacia e la qualità della spesa dei fondi.

Le sette innovazioni di metodo sono riassumibili in altrettante parole chiave: risultati attesi, esplicitati in termini misurabili grazie a indicatori quantitativi dell'impatto prodotto sulla vita dei cittadini dagli interventi pubblici; azioni, da indicare in termini puntuali e operativi; tempi vincolanti e esplicitamente associati ai soggetti responsabili da cui dipendono le scadenze; partenariato mobilitato, da coinvolgere tempestivamente nei processi che portano alle decisioni sulle politiche sia in fase di programmazione sia in fase di attuazione; trasparenza, da esercitare attraverso il dialogo sui territori e secondo il metodo OpenCoesione; valutazione degli effetti prodotti dagli interventi di sviluppo cofinanziati e del modo in cui tale effetto ha luogo; rafforzamento del presidio nazionale sull’attuazione, attraverso il monitoraggio sistematico dei programmi cofinanziati e le verifiche sul campo per accertare lo stato degli interventi, l’assistenza e l’affiancamento strutturato dei centri di competenza nazionale alle autorità responsabili dell’attuazione, nelle situazioni maggiormente critiche.