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Cantone: divieto di varianti per i general contractor, dire addio alla legge obiettivo

Divieto assoluto di varianti negli appalti affidati "chiavi in mano" ai General contractor, abrogazione espressa della legge obiettivo, arbitrati ok ma solo se amministrati, nessuna modifica delle norme su commissariamenti degli appalti frutto di corruzione «che stanno funzionando» come dimostrato dai casi Expo e Sogin. In audizione alla Commissione Ambiente della Camera sulla riforma degli appalti il presidente dell'Anac Raffaele Cantone (unico ascoltato dopo il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio) ha ribadito il suo giudizio «estremamente positivo» sul testo della delega approvato il mese scorso dal Senato, ma non ha mancato di avanzare alcune proposte di correzioni. Con un principio in testa: dire addio alla stagione delle grandi opere modello legge obiettivo. «L'abrogazione espressa di quel provvedimento – ha detto Cantone – sarebbe un messaggio importante».

Nessuna possibilità di variante sugli appalti chiavi in mano. È la proposta che Cantone avanza alla Camera, con un occhio al caso metro C di Roma oggetto delle recenti attenzioni dell'Autorità. «Il General contractor è la tipologia di appalto più problematica», ha detto il numero uno dell'Anac. La proposta per mantenere questa formula è quella di inchiodare il contraente generale alle proprie responsabilità. «Hai preso l'appalto chiavi in mano? – dice Cantone – devi realizzarlo a quel prezzo in quei tempi senza possibilità di modifiche in corsa, altrimenti quel contratto si trasforma in qualcos'altro».

Dunque niente varianti, a meno che non si rendano necessarie per adeguarsi nuovi interventi normativi. In quel caso , dice Cantone, «non possiamo addossare i costi all'imprenditore. Però, non prevedere la possibilità di ritrovamenti archeologici a Roma è un'altra cosa». Non solo. Cantone chiede anche che con il nuovo codice venga abrogata espressamente la legge obiettivo che per prima ha inaugurato il modello delle grandi opere "chiavi in mano". «Sarebbe un messaggio importante – ha detto –. E ribadirebbe il concetto che il nuovo codice è l'unica norma di riferimento per il settore».

Non toccare i commissariamenti. Cantone l'ha chiesto espressamente con riferimento alla misura della delega che introduce la possibilità per le stazioni appaltanti di valutare se annullare la gara o scorrere la graduatoria di aggiudicazione (assegnando l'appalto a un'altra impresa) prima che si attivi l'Anac. Per Cantone si rischia di «indebolire un istituto che sta funzionando». Oltre all'Expo, Cantone cita l'esempio Sogin, uno dei nove appalti commissariati finora dall'Anac. «La stessa Sogin ci ha riconosciuto che l'appalto per la gestione delle scorie nucleari è partito solo grazie al nostro commissariamento – ha detto il presidente dell'Authority -. Tra l'altro ,visto che a gestirlo abbiamo messo un ingegnere nucleare anche la popolazione si sente più garantita». La richiesta dell'Autorità è del dicembre 2014 ed è stata accolta nel gennaio di quest'anno. L'appalto Sogin in questione, da 98 milioni, ha segnalato in quell'occasione l'Anac, «è stato oggetto di turbativa».

Un'altra richiesta di correzione rispetto al testo uscito dal Senato riguarda l'obbligo per le stazioni appaltanti di fare leva su commissari di gara estratti a sorteggio da un albo gestito dall'Anac, invece che su soggetti interni o nominati in proprio. La norma ovviamente piace a Cantone che anzi l'ha fortemente sostenuta in chiave anticorruzione. Ora la preoccupazione riguarda però i costi aggiuntivi a carico delle Pa, costrette a pagare i commissari. Di qui l'idea di mantenere l'obbligo di commissari esterni a sorteggio solo «al di sopra di certe soglie o per certe tipologie di appalti».

La delega chiede di ridurre gli arbitrati per risolvere i conflitti tra Pa e imprese senza ricorrere a un Tar. Cantone è d'accordo, ma chiede anche di non irrigidire troppo il sistema, eliminandoli del tutto. L'idea: cancellare gli "arbitrati liberi" (quelli cioè dove il terzo arbitro, il giudice, viene scelto dalle parti) e mantenere solo quelli "amministrati" dove il terzo arbitro viene scelto dalla camera arbitrale in funzione presso l'Anac. Poi altri due correttivi. Primo: far diventare gli arbitri pubblico ufficiale, altrimenti «non si possono neppure imputare quando il caso di corruzione è acclarato». Secondo: «Ridurre i compensi».

Sollecitato dai deputati, Cantone è tornato anche sul tema delle concessioni. Questa volta però non si è parlato di autostrade. «Vi invito a focalizzare l'attenzione anche su porti e aeroporti – ha detto Cantone -. Bisognerebbe verificare come vengono affidate e quanto durano perché in questi casi si creano rendite di posizione molto rilevanti. Se poi andassimo a vedere come vengono affidati i lavori a valle scopriremmo che difficilmente si usa il codice appalti».

Il recupero della centralità del progetto nel processo di realizzazione delle opere previsto dalla delega, con i limiti all'appalto integrato e la scelta di puntare su progetti esecutivi, per Cantone «è un grande passo avanti». I cantieri andrebbero affidati «con uno stadio di progettazione più avanzato possibile».

Il numero uno dell'Anac ha invece frenato sulla possibilità di cancellare tout court l'incentivo del 2% (calcolato sul valore delle opere) riconosciuto ai progettisti interni alla Pa. «Può essere uno stimolo per premiare le migliori energie professionali interne alle amministrazioni che pure esistono », ha segnalato Cantone . Però «va limitato». Ad esempio, stabilendo dei tetti relativi alle retribuzioni, o al valore delle opere. «Una cosa è il 2% su un opera di un milione, un'altra è la stessa percentuale su un opera da decine o centinaia di milioni», ha detto. Inoltre, l'incentivo deve essere riconosciuto solo a chi progetta davvero, non «a chi si limita a firmare due carte».

Non poteva mancare un passaggio sulla qualificazione delle imprese, ora gestita da 26 società private (Soa). Non è un mistero che il sistema non piaccia a Cantone (cui tocca la vigilanza su queste società), che però non propone più di cancellarlo. Di certo però il presidente dell'Anticorruzione non vuole sentire parlare di estensione della loro attività. Dunque no secco alla possibilità di affidare alle Soa anche la qualificazione delle imprese che si occupano di servizi e forniture: «Meglio lasciarla alle stazioni appaltanti». E soprattutto va limitata la «possibilità di cessione di ramo d'azienda tra i costruttori, prevedendo requisiti sostanziali».