Condividi, , Google Plus, LinkedIn,

Stampa

Pubblicato in:

Lavori pubblici e opere super-specialistiche

Alcune riflessioni e un commento: non torniamo indietro!

sfondo finco

Il 10 Novembre 2016, l’allora Ministro Graziano Delrio firmò il Decreto MIT n° 248/16 che, ex art. 89, comma 11 del D.Lgs. 50/2016 (Codice dei Contratti Pubblici), definisce i lavori di notevole contenuto tecnologico o di rilevante complessità tecnica (c.d. super-specialistiche), a cui non si applica l’Istituto dell’Avvalimento e che non possono essere subappaltate oltre il 30%, allorquando superano il 10% del valore dell’appalto.

Il Decreto confermava l’integrazione delle categorie c.d. super-specialistiche oggi vigenti con la prefabbricazione in legno e la costruzione di barriere paramassi, fermaneve e simili.

Ad oggi, dunque, le categorie di lavori c.d. SIOS interessate dalla Norma sono: OG 11, OS 2-A, OS 2-B, OS 4, OS11, OS 12-A, OS 12-B, OS 13, OS 14, OS 18-A, OS 18-B, OS 21, OS 25, OS 30, OS 32. Da rilevare come in questo breve Decreto siano riportati una serie di interessanti passaggi.

Tra questi, la richiesta di Personale tecnico specializzato (formato ed aggiornato) nonché dotato di attestati di qualificazione (laddove previsti) per l’installazione e la messa in esercizio di prodotti e dispositivi per alcune categorie di lavori (OS 11, OS 12A, OS 12B, OS 13, OS 18A, OS 18B, OS21, OS32) e la richiesta della disponibilità di uno stabilimento industriale di produzione anche per la prefabbricazione in legno (OS32), oltre che per la prefabbricazione in c.a. (OS13), in acciaio (OS18A) e in alluminio (OS18B).

opere pubbliche
1. Località del Centro Italia in seguito alle scosse del 24 Agosto 2016

È evidente che sia la richiesta di Personale qualificato che quella dello stabilimento dovrebbero intendersi come immediatamente operativi per la qualificazione, a prescindere dalla forma della revisione dei requisiti di qualificazione, che dovrebbe toccare in generale tutte le categorie di lavori e che avrà tempi di attuazione ben più lunghi con la definizione del nuovo Regolamento Appalti c.d. Unico.

Le drammatiche esperienze del sisma di qualche anno fa e di vari crolli anche recenti hanno, ancora una volta, attirato l’attenzione sulla (scarsa) qualità del costruito in molte circostanze e, quindi, sulla necessità di qualificazione e trasparenza nell’esecuzione di opere pubbliche e private.

La firma di questo Decreto costituiva una sostanzialmente positiva tappa intermedia nella difesa della qualificazione delle Imprese.

Per parte privata, la costante e tenace attenzione della Federazione FINCO ha contribuito a consentire che emergesse, in questa vicenda, la parte più avveduta delle Istituzioni in materia di appalti e che, al di là delle singole categorie mantenute, aggiunte o eliminate, fosse salvaguardato il decisivo impianto generale della specializzazione che altri avrebbero voluto – e vogliono – in sostanza demolire.

Se si sostiene – con la “motivazione” del libero uso dei fattori della produzione – l’opportunità di abbattere il limite del 30% sul subappalto, di togliere vincoli alla facoltà di avvalimento, di minimizzare come numero e come ruolo le categorie specialistiche, di promuovere sempre e comunque l’Impresa generalista, con i risultati che abbiamo visto, di subordinare il progetto all’opera attraverso l’appalto integrato, di eliminare il massimo ribasso del 20% tra appalto e subappalto, non si sostiene la trasparenza nella vicenda degli appalti, né la qualità.

Crediamo che occorra fare un po’ di chiarezza su chi rappresenta che cosa. Anche per questo siamo da sempre a favore di una rigorosa Legge di regolamentazione della lobby e dei rapporti tra Decisori pubblici e Portatori di interessi (che non si riesce a portare a compimento…).

Appalti
2. L’architettura normativa italiana dei lavori pubblici è complessa e, soprattutto, complessa è la situazione del mercato in Italia, sia sotto il profilo della parcellizzazione dimensionale delle imprese sia, purtroppo, per la presenza di aree di opacità

L’architettura normativa italiana dei lavori pubblici è complessa e, soprattutto, complessa è la situazione del mercato in Italia, sia sotto il profilo della parcellizzazione dimensionale delle Imprese sia, purtroppo, per la presenza di aree di opacità.

Certamente è migliorabile, ma occorre non gettare il bambino con l’acqua sporca: servono interventi chirurgici sulle Norme, la difesa della qualità delle Imprese e la pretesa della qualificazione delle Stazioni Appaltanti.

Cerchiamo di non tornare indietro.

>  Se questo articolo ti è piaciuto, iscriviti alla Newsletter mensile al link http://eepurl.com/dpKhwL  <