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Le stabilizzatrici trainate

La stabilizzazione delle terre non è ambito esclusivo per le grandi macchine. Per far fronte alla necessità di piccoli cantieri o situazioni dove la logistica non consente di operare con le unità maggiori, le stabilizzatrici trainate possono essere la scelta ottimale

sfondo wirtgen

In estrema sintesi, il lavoro prevedeva l’accostamento di strati di terreno trattati a cemento sulle scarpate della discarica. Il lavoro nel suo complesso, che ha visto operare anche la WR2000, si prestava in molte situazioni ad un test di complementarità e si è voluto così chiedere la collaborazione di Italfrese per provare la WS250, la stabilizzatrice trainata Wirtgen di maggiore taglia.

Nessuna novità per il modello che è ormai sul mercato da qualche anno ma con progressive migliorie tecniche rispetto alla precedente WS2500. La WS250 si affianca peraltro alle più piccole WS150 e WS200 con larghezze di lavoro rispettivamente di 1,5 e 2,15 m. I trattori richiesti hanno pertanto diversi requisiti di potenza, da un minimo di 150 kW ad un massimo 220 kW. Quello che interessava era soprattutto la specificità del progetto. L’accesso ad alcune aree che hanno richiesto la stabilizzazione avrebbe posto alle macchine più grandi problemi di manovrabilità e probabilmente anche di sicurezza.

Inoltre le stabilizzatrici trainate eliminano quello spazio morto tra tamburo centrale e estremità posteriore macchina tipica delle macchine semoventi e che consente di partire dal “filo muro” senza perdere quello spazio tra tamburo e retrotreno, fattore marginale nel contesto di un grande progetto ma critico in spazi ristretti. Trattandosi di unità trainata, la WS necessita naturalmente di un trattore di adeguata potenza dotato di trasmissione tipo vario.

I circa 220 kW, minimo necessario per la WS250 sono già il primo indizio che non si ha a che fare con un modellino di una WR, ma al contrario con una macchina in grado di fare produzioni di tutto rispetto (con profondità di lavoro possibili fino a 50 cm) e con elevata qualità di miscelazione, sempre nella sua specificità di stabilizzatrice.

Le WS sono agganciate al trattore su una sospensione a tre punti. La macchina sostanzialmente appoggia su due slitte di contrasto disponibili in due geometrie, una standard e una maggiorata per terreni a bassa portanza.

Il cassone del rullo è munito sul lato frontale di una parasassi regolabile che evita la proiezione degli stessi e la polvere. Nella migliore tradizione Wirtgen, l’azionamento del tamburo avviene con cinghia, in questo caso doppia sul lato destro e sinistro, e dotata di un tendicinghia per la tensione ottimale della stessa. È ben noto che altre soluzioni portano a complicazioni costruttive e a minore affidabilità ed efficienza che si traduce in elevati consumi.

Giampaolo Penta, l’operatore in cantiere, ha trovato la macchina estremamente scorrevole nella lavorazione e i consumi del trattore mai superiori a 40 l/ora, con velocità di avanzamento medie di 10 m/min. Il tamburo è progettato e realizzato secondo i più alti standard che si ritrovano sulle macchine più grandi. Lo si è osservato proprio nel cantiere in questione, dove materiale veniva miscelato in modo ottimale ottenendo in una sola passata una pezzatura e una miscelazione ottimali.