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Raffaele Mauro: l’uomo che… diffonde cultura

Intervista a Raffaele Mauro, Presidente della Società Italiana di Infrastrutture Viarie (SIIV)

Raffaele Mauro: l’uomo che… diffonde cultura
“S&A”: “Se avesse una bacchetta magica, quale sarebbe il suo desiderio volto alle infrastrutture?”.

“RM”: “Accenno solo ad alcune questioni: ci sono visioni strategiche sullo sviluppo infrastrutturale del Paese che devono essere tenute in debita considerazione, soprattutto in tempi nei quali la contrazione degli investimenti non può che chiedere alla politica saggezza e lungimiranza delle scelte, fruibilità e affidabilità delle opere. Le infrastrutture sono essenzialmente il prodotto delle strategie di un Paese, ma anche delle abilità e del sapere di Tecnici competenti.

Vorrei che fosse più riconosciuto il ruolo degli Ingegneri delle infrastrutture viarie e dei trasporti, visti come possessori di competenze generali e non generiche, riguardati cioè come Ingegneri di sistema quali essi sono (anche quando si occupano degli aspetti costruttivi delle infrastrutture), in un settore in cui la perizia e la preparazione, in una parola la “professionalità”, non può essere confusa con quelle di altre discipline che, in modo altrettanto importante ma in altri ambiti, si interessano di territorio.

Importantissimo in questa direzione sarà, ad esempio, anche il confronto con i temi relativi ai sistemi ITS per un dialogo completo fra uomo, veicolo e strada. Gli approcci dovranno tendere ad evitare la frammentazione delle applicazioni che ora invece, si presentano spesso come interventi sporadici, così da sistematizzare, razionalizzare ed ottimizzare nelle reti viarie l’uso del monitoraggio del traffico, della risposta attualizzata degli apparati segnaletici e, più in generale, delle strategie di controllo dell’infrastruttura riguardata complessivamente come tracciato e manufatto. E, qui, le conoscenze dell’Ingegnere delle infrastrutture viarie e dei trasporti risulteranno fondamentali nell’indirizzare e coordinare le attività dei numerosi Specialisti che concorreranno alla configurazione e alla attuazione del sistema.

Il mio desiderio, come quello di molti miei Colleghi, è che l’Ingegneria Stradale, accanto alle nuove prospettive, alle nuove sfide, non dimentichi il costruito, l’esistente: aumentare i livelli di sicurezza del patrimonio in esercizio, con saggezza e felice intuizione economica, valorizzare ciò che ha già consumato territorio e che deve essere portato ai livelli di funzionalità che la società di oggi giustamente pretende. Su questi temi due auspici:

  • considerare, alla fine della vita utile, le infrastrutture stradali e gli elementi che le costituiscono, in special modo le pavimentazioni, siti di approvvigionamento di materiali per nuove strade, esaltando il concetto di riciclaggio, riuso di materie prime seconde, di mirato impiego di materiali di pregio;
  • salvaguardare, manutenere e ripristinare la viabilità storica, riguardata come patrimonio monumentale diffuso, imprescindibile componente del paesaggio italiano, nel rispetto delle sue valenze materiali e dei suoi significati di testimonianza di civiltà e di eredità identitaria (la strada storica come “documento e monumento”).