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L’uomo che… lavora nel cuore della terra

Intervista al Dott. Gian Vito Graziano, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi

“Strade & Autostrade”: “Quali sono le funzioni di coordinamento nazionale del Consiglio Nazionale dei Geologi?”.
“Gian Vito Graziano”: “Il Consiglio Nazionale dei Geologi svolge innanzitutto un peculiare potere di autogoverno della categoria professionale per quanto concerne la sua organizzazione ed il suo funzionamento, ponendosi come Organismo sussidiario dello Stato. Tra le sue attribuzioni più importanti c’è quello di rappresentare l’Organo di appello contro le decisioni dei Consigli Regionali in tema di iscrizioni all’Albo e in materia elettorale, ma non più in materia disciplinare, compito demandato ora ad un autonomo Consiglio di Disciplina. In altre parole, il Consiglio Nazionale svolge un compito di garanzia, sia nell’interesse generale sia per quello dei Geologi”.

Immagini

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“S&A”: “Per quanto riguarda il dissesto idrogeologico, nel nostro Paese spesso si interviene per far fronte alle emergenze. Cosa si fa, e cosa è possibile fare invece per la prevenzione?”.
“GVG”: “Se non si riesce ancora oggi a superare la logica dell’emergenza, le cause devono essere ricercate nell’assenza di una vera coscienza della drammaticità del problema. Non è pensabile affrontare una questione così complessa come il dissesto idrogeologico senza prima conoscerla almeno nelle sue componenti essenziali. L’informazione ai cittadini assume una funzione strategica, perché solo contribuendo a renderli più consapevoli del fenomeno, essi potranno pretendere una reale azione di difesa del suolo, che purtroppo ancora manca nel programma politico italiano. Occorre poi ripensare le strategie, ridefinire gli obiettivi ed i quadri programmatori, ripensare le politiche e gli strumenti normativi e operativi. Una politica sostenibile di uso del suolo e di riduzione del rischio idrogeologico non può non passare attraverso una modifica normativa, attraverso una nuova Legge di governo del territorio, ripartendo dalle esperienze positive della vecchia L. 183/89, considerando ancora una volta il bacino idrografico come unità di governo e lavorando per rimuovere le criticità sia di quella Legge, sia delle attuali forse ancora maggiori. Una Legge di governo del territorio deve portare con sé una riforma urbanistica, l’implementazione delle reti di monitoraggio, le esperienze positive dei presidi territoriali, il rafforzamento di servizi tecnici multidisciplinari e, non ultimo, deve saper attribuire con chiarezza competenze, ovvero anche responsabilità. Sul piano degli interventi, infine, partirei subito dalla pulizia del reticolo idrografico, soprattutto quello minore, superando il tabù che gli alvei dei nostri fiumi siano intoccabili”.

“S&A”: “Ai Comuni italiani ad alto rischio frana o alluvione, quali basilari suggerimenti potete dare per contenere e limitare i danni se ancora non si è provveduto a porre in sicurezza il territorio? A chi si devono rivolgere?”.
“GVG”: “Nelle more di una politica di sistema, occorre una consapevole attenzione alle dinamiche del proprio territorio. Verificare con rigore la compatibilità geomorfologica dei progetti di nuove strutture insediative, valutando attentamente gli scenari che si configurano con l’inserimento dell’opera proposta nell’ambiente fisico, eviterebbe di aggravare una situazione già di per sé difficile. Ogni nuova opera comporta infatti inevitabilmente una variazione del regime delle acque, che deve essere preventivamente valutata. Per questo occorrono però figure professionali abilitate alla conoscenza ed alla comprensione delle dinamiche idrogeologiche e geomorfologiche di un territorio. Una maggiore presenza di professionalità geologiche laddove si compiono scelte strategiche per i territori potrebbe aiutare a non farne di sbagliate”.

“S&A”: “Sul fascicolo n° 91 avevamo trattato delle “Linee di indirizzo per la progettazione delle opere di difesa del suolo”, della Regione Lombardia: cosa ne pensa di simili approcci metodologici? Potrebbero essere esportabili anche in altre realtà?”.
“GVG”: “Come dicevo, non è pensabile affrontare una questione così complessa senza prima conoscerla almeno nelle sue componenti essenziali e per far questo occorre che sia affrontata in maniera interdisciplinare. Lo sforzo da compiersi è quello di lavorare insieme per mettere a disposizione le esperienze maturate da ciascun soggetto, ma anche per diffondere buone pratiche di progettazione e raggiungere livelli di qualità dei progetti sempre maggiori. Il concetto di qualità non deve essere inteso come un parametro di eccellenza, ma come la capacità di raggiungere obiettivi comuni, condivisi e persino apprezzati dalla collettività. Mi sembra evidente lo sforzo compiuto dalla Regione Lombardia in questa direzione, laddove nella redazione delle linee guida ha voluto coinvolgere non soli i Tecnici della Pubblica Amministrazione, ma anche gli Ordini e le Consulte delle professioni tecniche”.