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Il Punto di Vista: “La gestione dei ponti in Italia: da un estremo all’altro”

Mario P. Petrangeli, Professore e Presidente della Mario Petrangeli e Associati Srl

gestione opere d'arte

L’importanza di una corretta gestione delle opere d’arte si evidenziò in Europa agli inizi degli anni Ottanta, 25-30 anni dopo le ricostruzioni del Dopoguerra.

Nel 1981, l’École nationale des ponts et chaussées, insieme al Ministero dei Lavori Pubblici belga, organizzarono un importante Convegno dal titolo “International Conference on gestion des Ouvrages d’Art”. Ne seguirono altri, tra cui quelli triennali dell’Università del Surrey, UK “Bridge Management”.

In Italia questo tema della gestione delle opere d’arte è rimasto a lungo trascurato anche se, nel 1987, l’allora Gruppo IRI-Italstat commissionò al Prof. Carlo Gavarini e allo scrivente una ricerca dal titolo “Studio sui criteri per il controllo e la manutenzione delle opere d’arte”, senza seguito per la fine dell’IRI.

Si continuarono a utilizzare le istruzioni dei vari Enti, estremamente scarne e basate principalmente su ispezioni visive: il “Regolamento del servizio di manutenzione delle strade e autostrade statali dell’ANAS” del 1981 era composto da 19 pagine formato ridotto, cioè da dieci pagine A4.

La prima indicazione chiara si ebbe nel 1994 con la Legge Merloni, che chiedeva di allegare al progetto esecutivo il Piano di manutenzione.

Purtroppo, questo dettato è stato quasi sempre considerato una pura formalità sia dai Progettisti che dagli Enti proprietari: ad esempio, infatti, un importante Comune mi chiese cosa fare su un ponte in esercizio da diversi anni, ignorando che era tutto specificato nel Piano di manutenzione in loro possesso.

Il crollo del ponte sul Polcevera ha tragicamente evidenziato i ritardi accumulati in questo campo: il Consiglio Superiore dei LLPP ha nominato una Commissione che ha prodotto le “Linee Guida per la Classificazione”, emanate nell’Aprile 2020.

Si tratta di un documento di ben 272 pagine che ne fa uno dei Regolamenti più corposi e dettagliati esistenti in Europa, tanto da essere considerato da alcuni eccessivo.

Una Norma così complessa comporta necessariamente incertezze e possibili contraddizioni per cui, giustamente, è stato previsto un periodo di “rodaggio” di 18 mesi.

Il problema è che per evitare assunzioni di responsabilità alcuni Enti ne danno da subito la lettura più restrittiva, per cui può capitare che un ponte esistente a più corsie venga verificato con carichi maggiori di quelli utilizzati per uno identico di nuova costruzione: “quando a tordi e quando a grilli”.

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