Condividi, , Google Plus, LinkedIn,

Stampa

Pubblicato in:

Il Punto di Vista: “La conservazione delle opere d’arte moderne”

img_autori_punto_di_vista

Nella gestione di un’opera pubblica, come è un ponte, può presentarsi la necessità di svolgere un’analisi che orienti nella scelta tra mantenerla in vita, effettuando lavori straordinari, o demolirla e sostituirla con una nuova.

È evidente che questa decisione non può basarsi solo su conti economici: nessuno accetterebbe di demolire Ponte Vecchio perché costa troppo mantenerlo. Viceversa, l’aspetto economico sarebbe un incentivo a demolire un brutto viadotto che deturpa una valle.

Esistono però alcune opere, come ha posto drammaticamente in evidenza la vicenda del viadotto Polcevera, che non rientrano nei casi estremi citati: si tratta di opere del Novecento che in qualche modo hanno segnato la storia dell’ingegneria civile e in particolare del calcestruzzo armato normale o precompresso.

Purtroppo la sensibilità nei riguardi di questi ponti in Italia è piuttosto scarsa, se comparata con quello che si fa, per esempio, in Francia, dove le opere di Freyssinet sono trattate alla stregua di monumenti nazionali.

Personalmente credo che la decisione di demolire una di queste opere dovrebbe considerarne almeno i seguenti aspetti:

  • cosa ha significato nello sviluppo tecnologico e formale dei ponti moderni;
  • che risonanza ha avuto a livello mondiale quando è stata costruita;
  • quanto sia diventata parte integrante del contesto in cui è inserita.

In molti casi, l’importanza di detti fattori ha portato a preservare queste opere seppur con funzioni diverse da quelle iniziali (da ferroviario a stradale, limitando il traffico o facendole diventare pedonali), come nel caso del ponte ad arco progettato da Eiffel sul Douro a Porto o quello sul Rhumel, a Constantine in Algeria, progettato da Arnodin, entrambi affiancati da nuove opere che ne fanno le veci.

Purtroppo questo non è successo a Genova, ove le decisioni sono state prese sull’onda di una seppur comprensibile emotività.

Per evitare in futuro decisioni affrettate sembrerebbe essenziale la creazione di un registro di ponti da tutelare pur non essendo coperti da vincoli storici, eventualmente istituendo una gerarchia che ne fissi l’importanza sulla base dei criteri sopra esposti, al fine di allocare nel modo migliore le risorse economiche che, purtroppo, sono sempre limitate.