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Il Punto di Vista: “Dissesto idrogeologico in Italia: investire su prevenzione e manutenzione”

Arcangelo Francesco Violo, Segretario del Consiglio Nazionale dei Geologi

Francesco Violo

Negli ultimi anni si è registrato un aumento esponenziale degli eventi di dissesto idrogeologico in Italia, quali frane e alluvioni, i cui effetti risultano sempre più catastrofici, a causa di una invasiva antropizzazione del territorio.

Altro elemento di grande impatto è l’elevato rischio sismico del nostro Paese, con la conseguente necessità di realizzare grandi investimenti per la gestione e la manutenzione dell’enorme patrimonio abitativo e infrastrutturale.

Il territorio va declinato alla stregua di una vera e propria infrastruttura portante di tutte le altre e, come tale, necessita di un attento monitoraggio e di una continua manutenzione per la prevenzione dei rischi.

La prevenzione e la manutenzione rappresentano due facce della stessa medaglia. La rete di infrastrutture lineari di comunicazione viaria è interessata da un numero elevatissimo di frane.

Dal “Rapporto di sintesi sul dissesto idrogeologico in Italia” (ISPRA-2014), si evince che “l’ISPRA ha stimato 6.180 punti di criticità per fenomeni franosi lungo la rete stradale principale (autostrade, superstrade, strade statali, tangenziali e raccordi), di cui 720 lungo la rete autostradale”.

Inoltre Ispra aggiunge che “Occorre precisare che tali stime non considerano gli eventuali interventi strutturali di consolidamento e bonifica dei versanti effettuati lungo i suddetti tracciati”.

In tale contesto, le attività di prevenzione/manutenzione devono essere pianificate senza soluzione di continuità, con un approccio multidisciplinare delle competenze, di cui quelle geologiche rivestono un ruolo fondamentale.

Il nostro Paese, alla luce dei recenti eventi drammatici, ha bisogno di un rapido avvio di attività di verifica e monitoraggio del sistema infrastrutturale, finalizzate alla valutazione della sicurezza, alla classificazione del rischio e alla conseguente progettazione di piani di intervento, stabilendo innanzitutto le priorità.

Tali attività devono partire dalla conoscenza delle opere da manutenere e dal loro ambito territoriale significativo, in cui è possibile rilevare interrelazioni di carattere dinamico di origine ambientale e geologica.

Operando così, si consentirà di migliorare i livelli di sicurezza e di trasferire gran parte dei costi destinati alla gestione delle emergenze in risorse per la prevenzione/manutenzione, conferendo ai costi, di fatto, il ruolo di investimenti.

Tutto ciò dovrà costituire parte integrante di un nuovo modello di sviluppo, basato su un piano straordinario di interventi utili e sostenibili, senza spreco di suolo, superando le rigidità strutturali di un sistema che ha impedito, fino adesso, un adeguato sviluppo degli investimenti pubblici e privati.

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