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La S.S. 63 “del Valico del Cerreto” tra tradizione e innovazione nel cuore dell’Appennino Emiliano

La complessità geologica e geomeccanica delle opere in sotterraneo e l’interazione del centro abitato con alcuni movimenti franosi tipici degli appennini ha sollecitato un processo dialettico costante tra progettazione costruttiva e monitoraggio sul campo, che ha consentito la buona riuscita dell’opera nel suo complesso

La frana Sud-Est del bocco quiescente

I movimenti franosi sono stati oggetto fin dalle prime fasi progettuali di intensa attività di monitoraggio, che ha confermato la dinamica tipica di molte frane presenti nei territori limitrofi ma più in generale in Appennino, costituita da riattivazioni frequenti e un possibile sistema di rottura progressivo tramite superfici multiple.

Viste le condizioni riscontrate, è risultato opportuno proporre degli interventi di stabilizzazione delle due zone di frana risultate attive e cioè la frana Sud del Margine e Nord Est del Bocco. La problematica è ancor più stringente se si considera la presenza di edifici civili fondati sul piede della frana (abitato del Bocco) e il fatto che le opere in progetto risultino particolarmente complesse, poiché hanno la capacità di modificare lo stato tensionale preesistente.

A seguito delle approfondite indagini ed analisi svolte si è arrivati alla conclusione che gli interventi proposti avrebbero dovuto prefissarsi lo scopo di stabilizzare il corpo di frana attraverso la modifica del regime idrico esistente in modo da diminuire il carico idraulico sulla superficie di scivolamento rilevata dalle misure inclinometriche e, di conseguenza di aumentarne la resistenza al taglio, mediante un sistema articolato di interventi, costituito da trincee drenanti composto da una asse principale lungo la linea di massima pendenza da realizzarsi tramite diaframmi in calcestruzzo alveolare di per sé drenante e rami secondari formati anch’essi da trincee ma il cui elemento principale è costituito da materassi drenanti pre-assemblati.

La geologia generale delle aree di frana

Dal punto di vista litologico, si distinguono nell’area litotipi riferibili al basamento prequaternario e litotipi riferibili alle coperture quaternarie, ivi inclusi i terreni in frana.

Il basamento è rappresentato da formazioni sedimentarie di natura flyschoide relativamente eterogenee, costituite da alternanze a scala variabile di marne, calcari, peliti e arenarie. La copertura quaternaria è costituita da materiali detritici di natura argilloso-limosa con clasti di varia taglia, derivanti dalla disgregazione meccanica e dall’alterazione superficiale dei litotipi del basamento e spesso coinvolti in movimenti franosi attivi, quiescenti o stabilizzati.