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Filo diretto con il cantiere – prima parte

Lo scavo delle gallerie nel racconto di un Direttore dei Lavori con più di 40 anni di esperienza alle spalle. Un utile memoire che potrà servire anche alle nuove generazioni di Progettisti per integrare le proprie conoscenze accademiche con vera esperienza sul campo

L’allestimento del cantiere

Il cantiere viene organizzato come segue:

a) Impianti fissi di cantiere:

  • una baracca officina, da 10×15 m, attrezzata con tutti i mezzi necessari per il primo intervento rapido: chiavi, saldatrice, cannelli da taglio, carica batterie, trapani, seghe da taglio e tutte le attrezzature necessarie quali sollevatori, paranchi, fossa per controlli;
  • una baracca adibita a magazzino, con i ricambi di più facile impiego e per il deposito di carburante e silicato;
  • una cabina elettrica con almeno 500 kW sia per energia che illuminazione. Nel caso non fossero disponibili linee elettriche nelle vicinanze, si dovrà attrezzare il cantiere con due gruppi elettrogeni da 500 kW, uno funzionante e il secondo di riserva, collegatiin parallelo;
  • un prelievo di acqua (pulita) con portata non inferiore a 2 l/s. Se il prelievo non avrà la pressione di almeno 2 bar si dovrà provvedere con pompe di spinta;
  • un depuratore per acque di lavorazione (sporche) che, dopo la lavorazione, dovranno essere immesse in fossi o torrenti esistenti;
  • uno spazio per discarica “provvisoria” nelle vicinanze dell’imbocco, per depositare provvisoriamente il materiale proveniente dagli scavi (marino). Il materiale verrà poi ricaricato e trasportato a deposito definitivo;
  • un impianto di betonaggio, in assenza di impianti nelle vicinanze, in quanto le moderne tecniche di scavo abbisognano di approvvigionamenti urgenti di spritz-beton;
  • una baracca ad uso ufficio per gli impiegati, con dotazione d’ufficio standard.

b) Macchinari necessari per lo scavo e il pre-consolidamento:

  • un jumbo di perforazione, elettronico a due braccia con slitte da 6,50 m;
  • una macchina da spritz-beton;
  • una pala gommata da 5 m3;
  • un escavatore cingolato da 400 q con benna e martellone da 40 q;
  • un escavatore da 250 q con benna e martellone da 20 q;
  • elevatori tipo “Manitou” con braccio da 10 m;
  • un elevatore “posa centine” tipo Merlo;
  • due motocompressori da 20.000 l a 12 bar;
  • quattro autocarri cassone roccia da 15 m3;
  • una gru semovente 150 q;
  • un posizionatore cingolato da 350 q con braccio da 18 m, con martelli fondo foro del diametro di 140 e 100;
  • una pompa per iniezioni Boiacca di cemento ad alta pressione;
  • un autocarro da 50 q con gru idraulica da 100 q;
  • un autocarro da 20 q promiscuo con trasporto carburati;
  • tre autocarri da 20 q promiscuo (trasporto da sette persone e materiali);
  • tre automezzi fuori strada;
  • tre autobetoniere da 10 m3, nel caso in cui in zona non esistessero impianti di betonaggio.

c) Personale indispensabile:

  • Direttivo: un Capo Cantiere Responsabile, un Topogrofo assistente, un Amministrativo, due Assistenti-Capo imbocco;
  • supporto officina: un Capo Officina, un meccanico jumbista-addetto posizionatore, un meccanico generico motorista, un meccanico generico addetto ai rifornimenti, magazziniere;
  • supporto elettrico: un elettricista;
  • operativo: ogni sciolta per scavo e preconsolidamento sarà costituita da un Capo Squadra, un minatore fuochino, due minatori jumbisti, un minatore lancista spritz, due minatori generici, due operatori palisti/escavatoristi, un meccanico operatore di posizionatore e saldatore, tre autisti e, nel caso si disponesse in cantiere dell’impianto di betonaggio, un impiantista e due autisti di autobetoniere. La squadra completa sarà quindi di 12/15 addetti per ogni turno operativo, per tre turni operativi, sia con il metodo italiano che austriaco.
L’organizzazione del lavoro: due metodi a confronto

I dati forniti in pagina per la definizione della squadra operativa prendono in considerazione il sistema denominato “italiano”, riconosciuto dai Sindacati nazionali. Consiste nell’affrontare il lavoro quotidiano in tre turni di 8 ore con inizio il primo turno alle ore 6 del lunedì e ultimazione, con l’ultimo turno, alle ore 6.00 della domenica. I turni avranno la seguente cadenza:

  • primo turno dalle ore 6.00 alle ore 14.00;
  • secondo turno dalle ore 14.00 alle ore 22.00;
  • terzo turno dalle ore 22.00 alle ore 6.00 del giorno successivo.

La durata dei turni è settimanale, poi i turni “sfalseranno”: il primo turno la seconda settimana eseguirà il secondo turno; il secondo turno la seconda settimana eseguirà il terzo turno; il terzo turno la seconda settimana eseguirà il primo turno, e così via per le settimane a venire. Questa turnazione ha i suoi limiti. La galleria è un’opera particolare, imprevedibile e deve essere presenziata durante la fase di scavo e pre-consolidamento 30 giorni su 30, senza soluzione di continuità. Se per caso un sabato notte succede un imprevisto, vengono “sfalsati” tutti i turni, con evidenti ripercussione sul Personale. Per ovviare a questi inconvenienti, all’estero viene utilizzato un altro sistema, detto “austriaco”. Si dispone di tre sciolte di Personale, che eseguono turni giornalieri più lunghi (12 ore complessive: 11 ore di lavoro e un’ora di fermo per il pranzo) per due settimane complete e poi riposano una settimana completa. In questo modo, due sciolte sono sempre presenti sul cantiere, le ore complessive del Personale mensile aumentano, la galleria è presenziata 24 ore su 24, 30 giorni al mese. Negli ultimi anni anche i Sindacati italiani hanno valutato positivamente il metodo austriaco, che è stato adottato nello scavo di diverse gallerie italiane.

I due metodi di turnazione a confronto
  • metodo italiano: operai lavorano per quattro settimane x sei giorni x 8 ore = 192 ore/mese lavorate;
  • metodo austriaco: operai lavorano per tre settimane x sette giorni x 11 ore = 231 ore/mese lavorate.