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Bohinjski predor, il traforo dimenticato

La ferrovia transalpina che collega České Budějovice a Trieste è caratterizzata da due tunnel molto noti - il Tauri e il Karawanken - e da un terzo, il Bohinj, pressoché sconosciuto

sfondo boh

Sono passati 113 anni dall’inaugurazione del tunnel: la Slovenia ha celebrato sia il centenario del breakthrough – con una mostra fotografica – nel 2004, sia il primo secolo di esercizio, mentre nel Belpaese le ricorrenze sono passate pressoché inosservate. Wang Shu, primo Architetto cinese a vincere il Premio Pritzker, disse che “perdere il passato significa perdere il futuro”.

Una simile opera di ingegneria, per di più realizzata anche da italiani e parzialmente in territorio italiano per oltre un quarto di secolo, avrebbe meritato di essere adeguatamente ricordata: ma il Bohinjski predor, o se preferite la galleria di Piedicolle, parrebbe essere un traforo dimenticato.

Giacomo Ceconi, un self-made man friulano

Uomo di umili origini, nacque nel 1833 a Pielungo (PN), in Val d’Arzino. Appena diciottenne si trasferì a Trieste dove iniziò a lavorare come assistente edile, frequentando nel contempo corsi serali e investendo i suoi primi guadagni in manuali di tecnologia costruttiva stradale, ferroviaria e civile.

Ottenne in breve tempo la fiducia dei suoi capi e la qualifica di muratore. Nel 1857 si mise in proprio e partecipò alla costruzione della Südbahn tra Klagenfurt e Zagabria e del viadotto ferroviario di Borovnica. Nel 1865 ottenne alcuni appalti sulla linea del Brennero – erigendo tra l’altro le stazioni di Vipiteno, Colle Isarco, Brennero e Gries -, in Croazia e in Ungheria, sulle ferrovie Ödenburg-Sopron e Steinamanger-Szombathely.

Poiché nel 1866 il Veneto e il Friuli Occidentale (e, conseguentemente Pielungo) furono annessi al Regno d’Italia, Ceconi per poter partecipare con la sua Impresa alle gare d’appalto dell’Impero Austro-Ungarico spostò la residenza a Gorizia, e nel 1879 gli fu concessa la cittadinanza austriaca, mettendo così a tacere le proteste che una certa imprenditoria asburgica aveva sollevato contro “il Costruttore straniero che prevaleva sui concorrenti”.

Tra il 1869 e il 1879 realizzò le linee ferroviarie Kreuzstatten-Mislitz, Hrušovany nad Jevišovkou-Znojmo, Pontebba-Tarvisio e Regen-Zelezna Ruda, oltre alle stazioni di Fiume, San Pietro del Carso (Pivka), Pontafel (Pontebba) e Tarvisio.