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La realizzazione del pozzo 3.2 della Linea C

Nell’ambito della realizzazione della tratta T3, il pozzo di ventilazione 3.2 rappresenta uno degli interventi di maggiore interesse per l’insieme delle varie metodologie costruttive e delle tecnologie adottate

sfondo metro c

Lo scavo delle gallerie in tradizionale è una fase piuttosto delicata della realizzazione del pozzo, in quanto il taglio dei diaframmi a livello delle vie di corsa dei treni determina la perdita dell’assial-simmetria della struttura alla quota in cui si massimizza la spinta del terreno e dell’acqua.

Al fine di mitigare le sollecitazioni flessionali indotte sui diaframmi si è progettualmente imposta la realizzazione delle fodere dell’ultimo interpiano – predisponendo adeguati risparmi nelle zone delle gallerie – prima di dare inizio allo scavo di quest’ultime.

La logistica di cantiere, unitamente all’esigenza di spostare la posizione del carroponte nelle diverse fasi realizzative del pozzo, ha imposto l’utilizzo di travi reticolari in carpenteria metallica – di 32 m di luce – a sostegno delle vie di corsa del carroponte, quest’ultimo avente una portata di 30 t. 

Le tecnologie costruttive

Entrambe le strutture di contenimento del terreno sono scavate con l’utilizzo dell’idrofresa. Tale scelta tecnologica è legata a diversi fattori:

  • la necessità di realizzare giunti fresati tra i diaframmi che garantiscano un’adeguata tenuta idraulica soprattutto alla luce delle pressioni in gioco che raggiungono i 4 bar in corrispondenza del fondo scavo;
  • la necessità di creare una corona circolare con pannelli compenetrati al fine di garantire un idoneo trasferimento degli sforzi di compressione in direzione circonferenziale per effetto delle pressioni radiali esercitate dal terreno e dell’acqua di falda sulle pareti esterne del manufatto;
  • la necessità di limitare le deviazioni dalla verticale dei pannelli vista la rilevante profondità dei diaframmi. Tale aspetto risulta piuttosto importante nel caso in esame in quanto un’eccessiva deviazione dei pannelli rispetto alla verticale genererebbe una diminuzione dell’area di contatto tra i diaframmi con un conseguente aumento delle tensioni di trasferimento legate agli sforzi circonferenziali in corrispondenza dei giunti tra i diaframmi.

La scelta di realizzare il pozzo in “bottom-up”, unitamente alle importanti luci da coprire con gli orizzontamenti e all’impossibilità di eseguire sostegni intermedi dei solai (vista l’interferenza a livello banchina con il parco scambi), ha indotto l’uso estensivo di strutture prefabbricate, il più possibile auto-portanti in fase di montaggio e getto dei solai.